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Sulla Lingua Aymara (Parte 2)


Nella lingua aymara si concepisce la dimensione temporale come se fosse posizionata in quella spaziale.
Così, il “futuro” è dietro chi parla e non è visibile, il “presente/passato” è davanti agli occhi ed è visibile: la parola che indica il passato è nayra ossia “sguardo rivolto in avanti”, mentre per il futuro si usa quipa “dietro”.

La prima divisione dei tempi verbali è, quindi, tra “futuro” e “non futuro”, senza una separazione obbligatoria tra presente e passato. Per scandire il tempo si utilizzano metafore spaziali: ad esempio il termine “quipurkam” , traducibile con “fino ad un altro giorno”, è composto da quipa = dietro + uru = giorno + kama = fino (molto diverso dal nostro concetto di domani).

Quindi nella lingua aymara esiste solo una concezione retrospettiva e, coloro che la parlano, non concepiscono il concetto di “andare verso” il futuro.
Questo si riscontra in molte espressioni, ad esempio, per salutarsi gli Aymara dicono “qhipurkama” “ci vediamo il giorno che è dietro” mentre riferendosi ai giorni passati dicono “nayruruw purintxa” (è già arrivato da giorni, [quelli] che sono davanti).

Nell’analisi contemporanea della gestualità e del linguaggio di questo popolo è stata confermata la singolarità della concezione temporale: parlando, infatti, dei loro antenati muovono in avanti le mani in un moto ondulatorio, come se indicassero qualcosa che si muove di fronte a loro.

La concezione temporale dipende, in maniera preponderante, dalla posizione in cui si colloca colui che parla. Aymara sentono che il tempo si muove, però concepiscono in modo diverso il movimento nel tempo rispetto alla maggior parte dei popoli(1).
Si può notare che in tutte le lingue indoeuropee il “futuro” è visto in uno spazio che si trova di fronte a colui che parla. L’Attimo spazialmente presente nel “passato” si contrae nello spazio davanti, si ferma nell’Attimo-Spaziale presente e si allontana nel “passato” alle proprie spalle (nello Spazio “già occupato”). Tale consapevolezza è data dalla diversa mappatura del cervello.

La differenza della concezione del tempo varia, quindi, se colui che parla si pone come punto di riferimento o si astrae dal contesto, cioè non include “l’ego” nel discorso.

Parlando dei giorni senza implicare se stessi nel discorso, ad esempio, si può dire “lunedì segue domenica” quindi il lunedì verrà dopo (futuro) la domenica, ma contemporaneamente è dietro alla domenica (nello spazio la domenica è quindi prima) in quanto “segue” questo giorno. Pertanto, per comprendere questa “posizione inversa” tra futuro e passato, bisogna immaginare una situazione in cui il movimento non dipende dalla posizione di chi parla: osserva l’evento come una sequenza di paesaggi.

Il linguaggio è collegato ad aree e funzionamenti del cervello che selezionano tre componenti base del tempo: durata, contemporaneità e ripetitività.
Tuttavia esse possono essere interpretate in modi differenti in relazione al luogo in cui si è sviluppato un particolare linguaggio ed espresse da originali metafore sullo spazio.

Nel mondo aymara la nozione ciclica del tempo è sintetizzata nel concetto di “pacha” (contemporaneamente tempo e spazio), collegato alla cosmogonia ciclica andina nata dai ritmi della natura e del lavoro agricolo in armonia con il ciclo astronomico.
Riferendosi all’inizio di una nuova stagione, gli aymara, dicono: “pachax kutt’anxiwa” (il tempo ha fatto un giro), di certo per tornare allo stesso punto chiamato attimo.

L’incontro della cultura occidentale con quelle andine e l’unione delle due concezioni del tempo (lineare e ciclica) conduce ad una sincretica concezione temporale “a spirale”.
Così in “pacha”, la concezione “contemporaneamente tempo e spazio”, il tempo è visto come movimento in uno spazio che rimane stabile e costante.

Il tempo così diviene qualcosa da valutare non a livello di “quantità” ma di “qualità”. Secondo la mitologia andina, il suo sviluppo segue una sequenza costante:

  1. Ciclo della prima creazione →
    Naupa Machu (Padre Eterno, Oscurità, Caos, Origine). Energia
  2. Ciclo della seconda creazione tempo delle divinità →
    (Dios Churi, ordine, vita, luce, cultura). Intelligenza
  3. Ciclo del Paradiso →
    (tempo della libertà, tempo dell’eternità). Amore

Il popolo aymara, isolato per molto tempo dallo sviluppo globale, ha sviluppato una grande pazienza (rispetto alla media occidentale). Quindi non vive la frustrazione dell’attesa derivante dal non rispetto dei tempi prestabiliti, causato da imprevisti.
Un’altra caratteristica di distinzione e l’assenza di gerarchie sessuali: questa gente dà molta importanza agli avi, alla comunità e alla figura materna(2).

NOTE:

(1) ^ Oltre all’aymara e alcune altre lingue jaqi, questa concezione temporale è presente anche nel popolo maori.

(2) ^ Caratteristica osservata in particolare dalla professoressa Hardman, linguista antropologa.

FONTI:

www.aymara.org
http://at.ufl.edu/~hardman-grove/
https://www.theguardian.com/science/2005/feb/24/4