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Sul Metodo Opportuno (Parte 3)

Elemosinare un po’ di filosofia o qualche frase carina per arricchirsi l’esistenza non serve a niente. Così come non serve a niente arricchirsi riempiendo i propri cassetti con anelli, collane e bracciali d’oro: cianfrusaglie inutili che rendono contenti i materialisti. I superficiali rinforzano i ricercatori, anche il corpo umano è più robusto quando convive con virus e batteri, tanto vale tenerli. Nessuno gradisce, invece, avere nella propria vita le “ciotole avvelenate” (quelli che parlano male degli altri).
È necessario essere seri e interiormente compatti, perché bisogna preoccuparsi di tutti e non solo di se stessi. Questi sono i presupposti per il cammino da fare. Non è il momento di giocare a dare parole utili come elemosina, bisogna divenire più operativi in questa “azienda mondo” che richiede un impegno serio. Per operare è necessario avere una struttura interiore stabile, forte, determinata e precisa. Non è una sterile ricerca di parole, ma qualcosa che si vuole fare per migliorare il mondo. Alcuni ancora devono capire come vivere, devono migliorare se stessi, hanno dei problemi… Se la Natura degli Eventi, la legge naturale causa-effetto, vi crea delle situazioni da risolvere interiormente e non le risolvete, si vede che il destino non vi aiuta a mettervi tra coloro che si adoperano per il bene degli altri. Il vero ricercatore ha l’obiettivo che si è prefissato di portare avanti; non dice “ho da fare… piove… tira vento… è nuvoloso… sono debole… ho il cassetto senza gioielli… non ho comprato l’ultimo paio di scarpe… devo andare dal parrucchiere… ”. Agli egoisti di cui sopra è permesso dirlo.
Chi fa vera ricerca deve con serietà strutturarsi per una volontà comune che si occupa del bene altrui, per questo tenta di ottenere una stabilità mentale in quel verso. Per ora non è gli “altri”, ma è un’azienda che opera per gli altri. Quali altri? Quelli che nemmeno mangiano. Ci si nutre e ci si fortifica per questo obiettivo comune. Non è permessa nessuna debolezza.

Questo dizionario, o glossario, serve affinché ci si accordi sulle parole. Altrimenti di cosa parliamo? Delle favole che vi hanno raccontato e di cui siete schiavi? Dei vari credo? Di tutte le fandonie fatte passare per storia? Gli esseri che si fanno solo gli affari propri non sono preparati mentalmente e psicologicamente. I ricercatori non possono pensare allo stesso modo, con le stesse debolezze che rendono gestibile chi si spaventa per parole come “pandemia”. Organizzatevi per una visione più vasta del vostro essere, con la capacità di affrontare paure che sono solo tentativi di gestire la vostra esistenza.
Che differenza c’è tra un essere che si fa soggiogare dalla cultura della paura e un essere che studia, legge, cerca, individua dove, come e cosa “stona”, comportandosi quindi con il giusto grado di cultura che gli impedisce di essere un succube, reso schiavo da parole utili a pochi? Non si può fare ricerca interiore se si è succubi di paure per stolti. Come si può affrontare un mondo di “brutti e cattivi” e impedirgli di affamare e raggirare l’umanità, se ci si preoccupa di cose “piccole”? È ridicolo. Una forza diversa nasce da uno stato interiore diverso. Se siete deboli, non potete essere anelli di acciaio, gli anelli di carta in una catena vengono tolti. Un anello di carta si sente a disagio tra gli anelli di acciaio, non resta che condannare gli altri alle proprie incapacità.
Volete ingannare il prossimo facendogli credere di essere un anello di acciaio mentre siete di carta? Non potete farlo perché prima o poi si vede. Credo ci voglia una struttura mentale e psicologica forte, decisa, determinata, pura e limpida. Le “regole” che state leggendo non irregimentano nessuno, non mettono in fila nessuno, non “regolano” nessuno. Al contrario portano all’aumento della capacità di essere libero, libertà che può esprimere solo chi le conosce. Parlare di regole di responsabilità Universale, compassione e amore è tornare all’utilità degli stolti.
Quanto e come ti senti? Da te a un altro qualsiasi, che la pensa in modo diverso. Su alcune cose non si pensa in modo diverso: la perdita totale dell’egoismo e l’impegno in un unico verso, ossia sostenere gli esseri nelle necessità della sopravvivenza.
Nessuno crede a chi dice cose di questo tipo, è più facile pensare che ci sia sotto qualche imbroglio. Non si può pensare dell’altro se non ciò che si è: un ladro penserà che l’altro rubi, un assassino che uccida e così via. Solo uno stolto non si accorge che ciò che dice di un altro è sempre lui: parla di se stesso. Quando giudichi qualcosa che accade nel mondo stai attento, perché ci stai mettendo quel famoso “altro” che sei. Se qualcosa ti “puzza” sei tu che ci hai messo un filtro che “puzza”. Il filtro mentale puzzerà sempre di se stesso, la realtà saprà di quello che sei. Non parlate male di nessuno, state solo parlando male di voi stessi. Raccontate di voi pensando di raccontare di altri. Non lo fate più, è miseria umana.
Quando parlate bene di un altro, invece, avete messo un filtro al profumo di rosa, magari siete delle rose e profumate tutto intorno a voi. A volte si sbaglia anche quando si pensa bene di qualcuno, e quello in realtà puzza.
Ciò che dice una persona di sé non è interessante, perché gli esseri si riconoscono, si vedono solo in una profonda interazione, in un percorso evolutivo in continuo mutamento. Di chi parliamo? Di quell’essere che hai costruito in modo statico nella tua mente? Di cui hai una opinione ferma, risoluta e irreversibile, è come fare la foto di un albero e dire: “questo è quell’albero”. Dal momento in cui hai scattato la foto, l’albero non è più lo stesso: si è nutrito tramite le sue radici, ha modificato la sua struttura, ha perso qualche foglia per il vento, si è contorto… mai la foto avrà il profumo di quell’albero, la sua sostanza, il suo valore. Nessuno ha mai colto un frutto dalla fotografia di un albero di ciliegio e se lo è gustato. È la stessa cosa quando dici: “per me quella persona è…” Hai dentro di te la sua fotografia e la racconti. Quando considerate un altro ne fate una fotografia limitata, immobile, da stolti, che non ha nessun valore. Diventate un po’ più reali, un po’ più realisti e considerate meno il parlare o il pensare illusorio di qualcuno.
Secondo la Base le vostre capacità e le vostre nature più sottili sono più vaste, più vere, di quelle che raccontate e rappresentate (a volte in maniera disdicevole), si vede da quello che potenzialmente viene proposto a un essere: l’essere. Finora non vi è stato proposto molto bene. La vera ricchezza è “ci sono”!

Siete veramente pronti a lavorare non solo per voi, che è indispensabile, bensì per tutti?
È importante lavorare insieme perché i valori più sottili che rappresentate si vedono quando siete con gli “altri”. Certo, per le ciotole rivoltate, fratturate e avvelenate è difficile stare con gli altri, ci sono solo “loro”, loro chi?! Non si possono raccontare nuovi valori interiori a ciotole avvelenate o bucate o rivoltate. Non servono al discorso della fame nel mondo.
La Base non ha mani, per cui non si può dire che ce le abbia pesanti o leggere. Il destino a volte è apparentemente crudele. Chi vuole procedere in una ricerca seria e attenta, molto seria, dovrebbe acquisire una capacità interiore di tutto rispetto. Non per parole utili, bensì per parole inutili e azioni reali. Chi vive di parole utili si è nutrito di un cibo che lo ha saziato e non serve a niente. L’ascolto delle parole inutili è più importante; non vi rimpinzate soddisfacendo la vostra sete di sapere, di parole utili, siate consapevoli che sono inutili e agite. Ma bisogna essere strutturati per agire. Bisogna imparare a rendersi conto degli estranei, per ora “altri” (come loro stessi si dichiarano).
Questo è ciò che ritengo il sostegno migliore per un essere: quando mi sento debole, quando sento di non farcela più mi sforzo al massimo per aiutare gli altri. Sapete quanta energia mi viene? Il metodo opportuno, la saggezza e l’amore sono per sostenere gli “altri”. Te stesso? Dimentica te stesso! Mettiti a lavorare.
Chiaramente questo è un gioco tra lo Squarcio, la Base e noi tutti. Non preoccupatevi di non conoscere una materia, intuitela. Non faccio la bambinaia degli stolti, non sono portato. Posso tutt’al più infastidire i ricercatori che non si sbrigano a “riafferrare” i termini della ricerca. I termini della ricerca sono: primo, considerare l’esistenza dell’Assoluto; secondo, la Sua apertura alla Creazione, lo Squarcio; terzo, la Legge che organizza tutto il sistema (la Base), perché se non ci fosse stata nessuna Legge cosa avremmo fatto? Niente. Saremmo stati tutti qui a divertirci e a fare quello che volevamo… tanto poi la vita finisce.
Se pensate che la vita finisca fate come vi pare e andatevene da un’altra parte. Pensate che non finisca? Allora lavorate, almeno per arrivare a intuire con coscienza la Base. Giunti alla Base troverete una serie di leggi. Quante? Da Una… tutte le altre. Quanti scienziati ci vogliono? Gli scienziati non sanno tutto, serve essere alla Base. Intuite, cercate, individuate… non ce la fate perché non avete la mente preparata alla scienza? Mettetevi a lavorare in tanti. Collaborate, ognuno con le proprie capacità.

Non faccio il maestro, voi dovete fare i maestri. Non do lezioni, voi dovete darle, con la vita. Non c’è possibilità di giocare con gli esseri della Base (voi), figuratevi con chi è nello Squarcio (datevi da fare!). La Soglia sta sullo Squarcio, quindi diventa un problema per tutti e in tutti i sensi. Il Signore aggiunge… toglie… sposta… il Signore fa ciò che vuole. Non l’avevate sospettato? Se non avete fede, non andate da nessuna parte. Se la vostra fede non vi conduce nel posto giusto, nel modo giusto e se non nasce dal pensiero del bene per gli altri, non è una fede, non è niente.
Qualsiasi tipo di ottenimento per sé passa per gli altri. Volete un destino migliore? Pensate agli altri! Volete che vi vada bene nella vita? Lavorate per gli altri! Volete nascere, vivere e morire con il sorriso? Pensate solo agli altri! Pensateci per tutta la durata della giornata, addormentatevi e svegliatevi pensando a loro. Volete giudicare gli altri? Pensate per voi, sempre. Questo è il fondamento per cominciare la ricerca.
Tutto serve solamente affinché alla fine della vostra vita, sdraiati sul letto di morte, con il sorriso dentro, con il sorriso fuori, potrete dire “tutto quello che dovevo fare, l’ho fatto!”. “Esistenza dopo esistenza…”. Nella Base c’è una sola esistenza, dall’inizio dell’universo alla sua fine. Questa è l’esistenza! Se credete in una sola vita e vedete solo quella (di cento anni circa), allora vuol dire che dovete ancora camminare…
La legge del destino è molto divertente, talmente divertente che mai nessuno ci ha capito niente. “Karma” è una “parolaccia” troppo antica, ormai svilita nel suo valore. Siamo un prosieguo di coscienza all’interno di un sistema dove l’essere una volta sembra in un modo e una volta in un altro. Sembra! Ma poi, in realtà, è sempre lo stesso. A volte sembra fisico, altre volte sembra mente, pensiero… sembra… Ma non vi viene a noia tutto questo “sembra”? “Mi sembra di stare bene… mi sembra di stare male…”. Nell’intelletto cosa sembra? Quello che siete e quello che sapete. Nell’Anima l’energia che percepite è ciò che riuscite a usare, è ciò che siete. Allora cercate di percepire un po’ di più, qualcosa in più di volta in volta. Così, senza “sembra”, procedete, evolvete… e non “sembra” niente, ci siete. Sembra proprio che… sembra che… quasi… togliete “sembra” e mettete “ci sono”… Ci siete. Il resto cosa importa? Avete iniziato questo universo? Andate avanti. Se un momento è in salita, il momento dopo sarà in discesa, poi in pianura. Allora cosa importa? Ci siete!
Voi non riuscite a bearvi solo del “ci sono”. Come va? Una volta bene, una volta male. Qualcuno dirà “ma è tutta la vita che mi dice male!”. Continuerà a dirti male anche le prossime vite se insisterai a “limitarti” in questa maniera! Gioisci se puoi dare un aiuto agli altri! Altri… altri te… altri noi… gli altri.

Avete letto lo scritto “Su l’Altro”? Per chi non l’ha ancora letto, gli “altri” sono ancora gli altri. Capisce poco e niente di quello che viene detto perché non conosce i valori delle parole. Sapete cosa succederà? Farete qualcosa per gli altri. Qualcuno se ne accorgerà e vi chiederà: “cosa fate?”. Potrete rispondere: “Ci è passato per la testa, insieme a qualche “matto”, di provare a fare qualcosa per gli altri, siamo stati fortunati e ci siamo riusciti! C’è stato chi ha remato contro ma, d’altronde, ogni impedimento è un giovamento”.
Le parole utili non portano a niente, quelle inutili servono a rendersi conto, con un po’ di coscienza, della inutilità delle parole per poi poter operare. Si possono fare progetti ma la loro realizzazione dipende da un insieme di fattori. Lo Squarcio decide cosa si può fare, la Base deve sapere come operare. Non sempre si può raccontare il progetto dall’inizio, perché si perderebbe la spontaneità nell’azione. La Base è in interazione con gli esseri, gli esseri compiono le azioni spontanee. Chi impedisce è destinato a una diversa interazione con la Base. Quale sarà non si può dire. Ogni libero essere è destinato alla sua interazione con la Base.
Ora è importante essere sereni, lavorare serenamente. Cercate di capire i risvolti di un percorso che non è stato e non è facile. Dubbi, sconvolgimenti interiori, studio, approfondimento, rapporto con gli “altri”. È assolutamente necessario che vi accorgiate tra di voi delle ciotole rivoltate e facciate capire loro che, se non comprendono quello che viene detto, è inutile che ascoltino. Lo stesso vale per le ciotole fratturate che perdono ciò che viene detto perché sono rotte. Bisogna stare tranquilli, prepararsi… Non credo che siate ancora così stupidi da non cercare di capire oltre, sempre oltre, in maniera molto più completa in tutti sensi. Le ciotole “fratturate” sono le ciotole con le menti che stridono e non possono stare tra di voi, altrimenti poi gli viene in testa il boicottaggio.
Le ciotole“rovesciate” invece non capiscono niente, gli raccontano qualcosa “fuori di testa” e ci credono, però fanno finta di stare dentro; quelle “avvelenate” non aspettano altro che iniettare veleno ovunque, ottima e meravigliosa libertà. Se qualcuno fa la ciotola “oscillante” va bene. L’ho sempre detto, le ciotole “oscillanti” sono le benvenute, perché bene o male quando si muovono in un certo modo alcune cose le comprendono e hanno il tempo per stabilizzarsi. Chiaramente una ciotola “oscillante” non è inadeguata, è in preparazione, però in tempi brevi deve trovare la stabilità perché è nella stabilità la determinazione a perseguire uno scopo per sostenere e aiutare gli altri.
Il rapporto tra esseri non deve più nascere nell’aspetto esteriore delle parole utili, dove poi ognuno riconduce i valori a sé stesso – “questa cosa che mi hanno detto va bene, questa cosa che mi hanno detto va male” ecc. – perché ciò implica essere una ciotola “fratturata”, “avvelenata” oppure “rivoltata”.

La logica di come l’universo e gli esseri dovrebbero essere, è diversa da quella attuale. Oggi ci sono religioni in contrapposizione, morti per guerre, odi di vario tipo, superficialità e materialismo. Due milioni di bambini muoiono per la dissenteria perché mancano 30 centesimi di dollaro per un po’ di acqua, zucchero e sale. Questa è schiavitù. Come si libera l’umanità da una tale schiavitù? Dovete avere un vocabolario più vasto, più profondo, è necessario avere un obiettivo maggiormente umanitario e dedito alla generosità verso il resto del mondo. Purtroppo ormai il verso che si è stabilito è questo: i morti, le bombe, i suicidi… Chi sono queste persone orribili? La gente guarda, ormai si è abituata.
Potete sviluppare la capacità di relazione, di rapporto! Ma tale capacità nasce dalla consapevolezza di alcuni valori delle parole. Come ti rapporti con gli altri? A parole.
Se esiste una Legge Perfetta dell’Assoluto e, nella legge perfetta della libertà, si ammazzano gli uni con gli altri, cosa vuol dire? Deve esserci la possibilità di conoscere i fondamenti dell’amore verso tutti, i fondamenti della generosità. Se ci si occupa tutta la vita soltanto di se stessi, alla fine, come si muore? Col sapore amaro nella bocca. Chi ha fatto il suo massimo, muore sereno, sorride. È così che si riesce a essere sempre tranquilli e sereni senza aver paura né della morte né di altro.
Se acquisirete lo stesso vasto linguaggio e conoscerete le stesse libere regole, sorriderete dalla mattina alla sera (non “riderete”, come lo stolto, “sorridere” è diverso), perché farete quello che dentro riterrete giusto. “Dentro” a cosa è correlato? Alla Base.
Se avete trovato ciò che ritenevate giusto, come fate a star male? Cosa vuol dire star male? Se vi sentite separati come isolette che galleggiano nella melma, avete ragione! Non avete fede nella Legge dell’Assoluto!
Non ci si può relazionare con coloro che odiano, con coloro che sono subdoli e ingannevoli. Che gioco è? Questa è l’umanità? Questa è disumanità! Ritroviamo l’umanità tra di noi: mangiamo insieme, lavoriamo insieme cercando di portare avanti qualcosa da costruire. Almeno siamo felici. Fra amici… non fra ciotole “avvelenate”; ma tra persone che capiscono che le chiacchiere sono finite e si può vivere sereni perché c’è stato l’impegno, il massimo sforzo.
Pian piano io mi sveglierò… anche voi vi sveglierete e vi sentirete più sereni. Dovete imparare a stare fra di voi, cercando di avere un linguaggio comune che vi permetta un “dialogo”. Gli altri non lo hanno? Lasciamoli guardare i reality… che sono realmente per cretini! (Tutti pieni di parole UTILI questi reality!)