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Sulla Continuità dell’Esistere (Parte 1)

Qual è la ricompensa per l’essere nel suo “continuare a esistere”? (1)
Nella mente è l’errore e l’orrore del dolore. Questa è, la mia compresa, umanità.
Rimarco “la mia” per ricordarmi che partecipo, con una illusoria schizofrenia, a questo gioco dell’esistere, controllando apparentemente la mente e lasciandola alla sua libertà.
Due posizioni opposte che spesso mi lasciano vuoto lo spazio tra le due, ma di un vuoto che sembra lontano, infinito lontano, da questo mondo.
Vorrei che tutti gli esseri esistenti vivessero un giorno questa Via di mezzo.
Pur continuando a esistere, conoscessero il “Paradiso non definito” (né interiore, né esteriore, né superiore) che non può essere desiderato perché è, ed è già nella Talità-che-contiene-la-Vacuità, quindi, la Via di mezzo.
Esistere vuol dire essere immersi “nell’onde” della vita e della morte, dove non ci si astiene dalla sofferenza né dalla “continuità dell’esistere”, pur mantenendo la percezione del Paradiso non definito.
Questa percezione rende l’essere come una nuvola in continua evoluzione, che sfuma da una forma all’altra.
Non si illude di essere una delle tante figure che gli altri vedono, come spettatori che vogliono – nell’illusoria recita del vivere – il santo e l’assassino, il bello e il brutto, il nobile e l’ignobile. E che sia d’obbligo mantenere il personaggio.
Quanti attori si identificano nella parte e muoiono come fossero il proprio personaggio che “ha fatto fortuna”?
Quante volte il personaggio ha ucciso l’attore e il vero essere che era “dentro”?
Come esistere in questo teatro del vivere, se tutti quelli che vi conoscono vogliono da voi un personaggio che non siete o un altro che non volete interpretare, mentre dentro uno muore e un altro nasce, e gli eventi fanno cambiare teatro e recita?
La coscienza universale non contiene, forse, molteplici teatri e innumerevoli recite? Per questo non va cercata se prima non siamo attori esperti, con tanti personaggi alle spalle… ma così tanti che uno non sarà mai un obbligo sino a morire.

Come abbiamo visto ne “Il Percorso verso la Base (parte 3)”, la molteplice catena che ci lega nel mondo fenomenico va vissuta, anche se non vorremmo, perché è necessario conoscerla.
La Creazione (Atto o Verbo del Creatore) è la Sua Volontà e ci porta a “sentire” l’Infinità di tale meraviglia, che ci fa “sognare” di un Infinito ancora non creato, ma di prossima creazione (ci saremo anche lì?).
Viene voglia di Continuare a Esistere per far capire a tutti questa “continuità” dell’Armonica Interazione Inconcepibile eterna. Ma che appigli offre l’eternità?
Solo ciò che non è eterno mostra i ganci e le maniglie, per essere afferrato come fosse eterno. Figurine al vento, gli uomini si aggrappano al non eterno e perdono la percezione dell’Eterno.
Cercare, però, l’Eterno non vuol dire astenersi dal praticare la vita non eterna, con tutte le sue sfumature e le sue recite, realtà relative e io illusori. Conoscere l’illusorietà del fenomenico non vuol dire fuggire nella “Realtà dell’Oltre Talità”.
Gli esseri tutti, vivono il loro livello di coscienza e ci si identificano; non vanno forzati alla profondità, come fosse un obbligo. Rispettandone il livello, gli intenti, la necessità di essere vari io (buoni o cattivi, non sta a noi giudicare), si accettano e si vive nel caos dell’esistere, e si cerca di comprendere gli intenti, quali che siano.
Esiste negli esseri un progetto che, nella Base, è il “loro progetto evolutivo”. Va intuito, compreso e rispettato, quale che sia.
Mai seminare “COMPRENSIONE” per avere poi un raccolto, frutti, guadagno… Che raccolgano altri nel campo di nessun essere, perché il vivere e l’esistere (il verbo e il soggetto) sono già il raccolto che l’Assoluto ci Ha anticipato. Si è anche nel corpo fisico perché si è anche nei corpi sottili, e NON SI È oltre.

Ecco un po’ di niente di importante, perché continuerete a Esistere, con o senza queste inutili parole. Non “aggiungeranno” un attimo alla vostra eternità.

NOTE:

(1) ^ Non uso il termine “reincarnazione” perché i valori dati a questa parola sono talmente tanti e talmente vari che ormai è inflazionata, nell’errore e nel caos.