Ricerca

Multibase

Sulla Creazione (Parte 2)

Alessandra Costa – Fenditura Quantica (Courtesy Arte Quantica)

La creazione è infinitesimale, gli attimi di tempo hanno significato solo nella coscienza; se gli attimi di tempo hanno significato solo nella coscienza riparliamone prima di nascere… o dopo morti. Da cadaveri, che coscienza avremo?
Tutte le interazioni delle particelle consistono in attimi, il significato di ciò che accade è un evento senza tempo in un infinitesimo di tempo.
L’infinitesimo dell’universo è una sequenza di infinitesimi di tempo, ma se togli il tempo agli esseri senzienti comuni si disperano, perché il significato che danno alla vita è altro. Volete sapere qual è il significato dell’esistenza per un essere senziente comune? Questo gli manca! E quest’altro anche.
Quanto viviamo? Un attimo sulla terra.
Perché credete in Dio? Che cosa ne sapete? Voi conoscete solo questo illusorio tempo dell’esistenza perché lo studiate, perché lo vivete… ma come fate a cercare l’Assoluto con i problemi e le preoccupazioni di un esistere che a volte è, a dir poco, ottenebrante?
Siamo un infinitesimo della Coscienza.
Il discorso riguardante la consapevolezza dell’Assoluto è iniziato tanti millenni or sono, in un luogo dove c’era la cognizione di una Quiete durante, prima e dopo la creazione. Una Quiete che la creatura poteva possedere in quanto posta, attraverso l’illusorietà della sua libertà e del tempo, all’interno della “Quiete Dominante” e pervadente.
L’essere, divenendo un infinitesimo, Ne vive l’aspetto della “separazione”. Se così non fosse avremmo solo separazione, ma chi è IMMERSO come fa a essere separato? Riconoscerci come separati è giusto in un’esistenza infinitesimale, ma sentirci UNITI è frutto di una concezione diversa, direi Universale.

Osservate la figura nello scritto “Sulla Creazione”. Capire questo schema vuol dire “accompagnarsi” con facilità a tutto ciò che è stato spiegato nel passato. La linea al centro nella figura, che passa da dito a dito, è la gravità: una forza che pervade tutte le cose, perché l’Assoluto immette energia nel sistema prendendola da Sé… è Lui l’Attrattore Totale, non c’è nessun altro che possa essere l’Attrattore della Sua Stessa creazione.
Tutte le particelle, come dice lo scienziato Massimo Corbucci, portano al vuoto quantomeccanico; alla Base la vacuità e il vuoto quantomeccanico sono rappresentati come un puntino accanto alla linea dello Squarcio, ma non esattamente sopra. In basso, prima della formula matematica, ho scritto: “qualsiasi quantità di tempo rispetto all’infinito è infinitesimale” e ho messo t infinito da una parte e dall’altra: t è nell’Infinito dell’Assoluto, quindi è la Sua Eternità perché infinite eternità collimano solo nell’Assoluto. Dovete sostituire al tempo la ragione, la coscienza. Il tempo esiste solo per l’Assoluto perché non possiamo togliere all’Infinito nessuna cosa concepibile, non ce lo possiamo permettere.

Notate bene, nello schema le due frecce sono rivolte verso l’esterno, oltre la linea, e formano infinito-infinito.
Solo Lui ha:

  • lo spazio e il tempo sovrapposti;
  • lo spazio e il tempo separati;
  • solo lo spazio;
  • solo il tempo;

Tutte le logiche dell’essere non possono mai costituire una limitazione per Lui, perché solo così rimane tempo infinito uguale a eterno.
Sotto la parola “stringhe” c’è un simbolo che ho inventato per sintetizzare il concetto di “tempo infinito e zero”, la contemporaneità dei due opposti. Solo comprendendo infinito e infinitesimale, riusciremo a superare la dicotomia della separazione dell’essere infinitesimale dall’Assoluto Infinito. Ogni altra idea limita o noi o la concezione dell’Assoluto.
Non possiamo limitare la creatura. È come se dicessimo al Creatore: “cosa hai combinato? Hai fatto una creatura talmente piccola da non poter mai arrivare a Te?”. È un errore. Ricordate Sant’Agostino, la parabola del mare e della buca? Secondo la parabola era impossibile mettere l’intero mare in una buca scavata nella sabbia. Secondo me ciò che metti in una piccola buca di sabbia arriva sempre al mare. Va forse da qualche altra parte?
Se scavi una buca nella sabbia vedrai che può passarci tutto il mare. Con calma, non serve farlo in una sola volta. La buca non si riempie mai e tutto arriva al livello del mare. L’essere è così: è un foro all’Assoluto… Quanti universi ci vogliamo impiegare? Tanti quante sono le particelle dell’acqua del mare, anche di più, tanto… tutto passa attraverso l’asse che collega la creazione di un universo a un altro. L’asse è infinitesimale perché è la durata dello stesso universo.

La base 4 somma tutte le informazioni, le informazioni preparano l’apertura ai prossimi universi perché ci sono le diversità e tutto ciò che consegue nella diversità, che è la Libertà stessa dell’Assoluto. C’è chi deve ripassare la “lezione” a base 4 (possiamo chiamarli ironicamente i “ripetenti”); poi c’è chi, dovendo seguire altre vie in quanto ha rifiutato il non vissuto e la coscienza, dal 4 passa al 3… e altre sfaccettature di molteplici percorsi. Nella diversità del 4 nascono le diversità per il 5 e si accede con la coscienza al nuovo percorso. La diversità della coscienza implica un processo diverso nella scoperta di una sola realtà: la Libertà dell’Assoluto. Ma queste sono favole per coloro che vivono “attimi” sulla terra in attesa di morire…
Allora che cosa è la coscienza dell’essere? Pensateci bene, progettisti dell’universo a base 5. Cosa scopriamo con la coscienza? Le creature già possiedono i significati della creazione, soltanto che non li hanno tradotti in maniera chiara con l’intelletto. Il calcolo potenziale di ogni essere è la struttura della futura coscienza nel prossimo universo. Fra “compari” si accoppiano, poi vengono separati e indirizzati, in base alle capacità con cui devono procedere, nei settori a loro più consoni.
Cosa accade alla nostra coscienza? La nostra coscienza ha e mantiene, come tutti i sistemi, la libertà. Più la coscienza avanza, più evolve, più determina, più sceglie e più sa organizzare, nella diversità, un futuro diverso. Ma un conto è la coscienza che si preoccupa solamente di sé, un conto è la coscienza che si preoccupa degli altri. Questa diversità è fondamentale e sostanziale, lo si capisce dalle trenta regole che ribaltano il concetto di regola.
Che regole sono? Sono trenta regole per diventare ingegneri, architetti, avvocati… Non possiamo fare come ci pare, altrimenti i ponti che costruiamo crollano, i nostri clienti non ci capiscono, i nostri calcoli matematici sono sballati. Un contadino non deve provocare una frana disboscando. Esistono delle regole. Le regole non sono fatte per rendere il mondo peggiore, né gli esseri più limitati. Le regole ci sono per rendere il mondo migliore e gli esseri… non voglio usare l’espressione “più vasti”, perché più vasti di così non si può: tutte le particelle (i neutrini che ci attraversano, le stringhe, i quanti, i protoni e tutto ciò che ci conforma e ci organizza) sono già in interazione completa. Non è a “caso”.
È difficile l’interazione universale per chi si è sempre sentito fino alla pelle. Qualcuno ogni tanto guarda la luna o il cielo, si sente e si “perde”… In quel “perdersi” non fa altro che aumentare un po’ l’interazione.
L’interazione è stata studiata scientificamente, non è l’invenzione di un “folle”. La difficoltà è nel riuscire a fare una somma oggettiva e perfettamente indagata in tutte le sue possibili interazioni complesse.

Nella figura sono indicati il Sole, l’idrogeno, l’elio, i fotoni, i neutrini (che passano lo Squarcio), la stessa gravità, il buco nero che interagisce con la fine e l’inizio, con il Sole, con le sue particelle di ogni tipo. Ho cercato di dire che l’inizio della coscienza, nell’essere, è il segno evidente di un’indagine sull’infinitesimale. Infatti, essendo infinitesimali, non possiamo che fare un’indagine infinitesimale.
Uscire dal solco stabilito dalla scienza, può far sembrare strani, ma si sa (come dicono molti matematici e fisici subnucleari) che è necessario anche spaziare nella probabilità. Non possiamo essere ristretti nell’idea di quanto la scienza ha stabilito, che poi diventa quanto la nostra coscienza assimila, sopporta e rielabora. Nelle rielaborazioni, ognuno somma a modo proprio per ottenere qualcosa in più, un’idea migliore. Può essere qualsiasi cosa: come potare una vigna, ottenere più grappoli… In base alle varie diversità, a ognuno viene un’idea e la somma a ciò che già sa (quanto è stato fatto dagli antichi), cercando una soluzione che è la sua, la propria.
Chiaramente, meno studiamo e meno ci rendiamo conto sia del sapere e della logica scientifica, sia della somma di conoscenze che serve a individuare un aumento della nostra libertà. La libertà viene sempre dalla cultura, dalla scienza e dalla somma che si riesce a organizzare in sé. Altrimenti non si è liberi, perché si è limitati dall’ignoranza.
Vorrei fare un discorso che dia la possibilità di avvicinarsi alla propria stessa natura della Quiete Dominante. Ognuno ha una natura dentro, della Quiete Dominante, che perde continuamente perché è un valore che non ha e che non è. L’essere con uno spessore si allontana dall’Assoluto Infinito, la stessa distanza è infinita; considerando la distanza dall’Assoluto infinitesimale, la distanza è infinitesimale. La Natura delle Cose svanisce con la morte. È svanita con la nascita, a causa della quale siete passati da una condizione più sottile a una più grezza. Attraverso vostra madre siete passati un’altra volta per uno squarcio; è lo stesso… cosa è cambiato? Niente. Siete venuti alla luce squarciando le tenebre, ripetendo l’evento della vostra stessa condizione e natura.
Non potrò mai spiegare in modo più semplice di questo. Se non si capisce in questo modo, come si può intuire? Se non ci concentriamo sulla reale condizione in cui siamo posti con gli io, le aspettative, gli aggiustamenti, la natura del buono… come vogliamo arrivare al Percorso verso la Base?
Osservate ancora la figura nello scritto “Sulla creazione“: ho disegnato la Terra in piccolo da una parte e in grande dall’altra, dalla parte della coscienza, perché il “valore” di una massa è in base all’entanglement, non in base alla massa stessa. L’entanglent è in base alla coscienza, non al tempo. Se hai coscienza delle cose come un primitivo, esse esistono fin dove arrivano i tuoi occhi; se ne hai coscienza come qualcuno che non vede più solo con gli occhi, le dimensioni che apprezzi divengono sempre più grandi… È la coscienza che determina tutto, basta togliere il tempo da tutte le equazioni matematiche formulate finora, sostituirlo con la coscienza e osservare come cambiano le cose. Senza la coscienza quanto sarebbe stato vasto questo universo? Niente, perché non ci sarebbe stato nessuno a considerarlo. Quale dimensione avrebbe avuto l’universo senza la coscienza? Nessuna, perché non ci sarebbe stato alcun essere a osservarlo.
Ci avete mai pensato? Se non ci fossi stato tu, non ci sarei stato neanche io… è semplice… se un individuo non c’è, non esiste, non può considerare l’esistenza di un altro, che a sua volta non esiste. Se non esisti tu, non esisto neanche io. Ciò vale per tutti e per tutto. Comprendete quanto è semplice? Tutto è sempre molto semplice.

Per l’armonia delle cose, nei vari percorsi che si fanno sulla Terra, ci sono gli equilibri tra il bene e il male. Nel vostro concetto di equilibrio… chiaramente il male vince. E poi cosa succede? Tanti schiavi, tanti esseri sottoposti a regole stabilite da altri, e dopo? L’impossibilità di riuscire ad attuare o produrre qualcosa di vincente. Cosa vuol dire vincente? Vincente per chi? Per voi? Per l’umanità. Bisogna ottenere una vittoria che sia per tutta l’umanità, non per pochi.
Tutto è collegato, non esiste particella o molecola dell’esistenza di un essere slegata dal suo vivere, comportarsi e capire. Se si slega, diventa un tumore che lo porta alla morte. Questo concetto va realizzato con semplicità… la realizzazione è ottemperare all’obiettivo di occuparsi con serietà di tutti. Quando ci si rende conto dell’importante e vasto compito da portare a termine, ci si sente sempre più piccoli. Se ci si deve occupare di poche cose si diventa più “grandi”, più bravi, con più io. Se ci si deve occupare di tutti, quanto ci si può sentire “grandi”? Ci si rende conto di non arrivarci, di non farcela mai. Allora a quel punto bisogna trovare la strada più facile, più serena, più consona alla natura dell’essere. Qual è? Farsi piccoli, stare tranquilli, senza il problema di caricarsi sulle proprie “spalle larghe” pesi enormi per fare chissà cosa… non serve a niente, solo a “strapazzarsi” e crollare. Se invece si rimane sereni e si fa, nel proprio piccolo, quello che si può fare, si diventa molto modesti, umili e tranquilli, e si acquisisce la Calma Dimorante.
Per colui che è il non essere, non esiste la Via. Voi ancora avete la Via, al saggio non importa… le cose sono così come sono: la Talità, Tale Quale È. Volete che ci metta una parola sopra? Già non è più la Talità. Vogliamo farci un ragionamento? L’abbiamo persa! Ma sarà vacuità? Eccola lì, è persa, perché ci abbiamo messo la parola “vacuità”. Vacuità della Vacuità, senza nessun concetto di “Vacuità della Vacuità” va bene.
Tutte parole… sempre parole… Siete stanchi delle parole? Le pronunciate ma non valgono niente perché hanno il vostro valore, il valore del momento, della necessità, il valore di un’accusa o di una difesa, di un guadagno, di un ricavo o di una perdita. Le parole… quando imparerete a cancellarle tutte, vi ritroverete con la Calma Dimorante.
C’è un posto dentro di voi dove le parole sono troppi suoni, se messi insieme fanno un Unico Suono, ma se quel suono non è il Verbo di Dio allora è follia umana. O è il Verbo dell’Assoluto, oppure è follia. Perché? La vasta gamma dei suoni, delle vibrazioni delle stringhe, delle interazioni, di tutte le frequenze che ci circondano, cosa sono? Un suono solo, composto da innumerevoli armoniche, che ha un valore diverso per ognuno perché ognuno “se la canta e se la suona” nella sua giusta libertà.
A volte, quando la libertà di un essere arriva a sopraffare quella di un altro, c’è una reazione. La propria libertà non deve invadere l’area di libertà altrui. Non si può prevaricare eccessivamente nemmeno la libertà di chi affama, estinguendo il peso del dramma che crea. Perché Dio lo permette? Perché Dio lo permette! Già il solo fatto di dirlo dovrebbe farci rimanere immobili, senza compiere nessuna azione, come insegna il Tao, la Via, l’AMORE, ecc… ma se tutto è giusto così, come deve essere, perché il saggio interviene? (Io sono un pazzo, non un saggio, ma Facciamo finta che sia la stessa cosa, chi può dirlo?) Il saggio interviene per gli esseri che devono comprendere, non per quelli che “devono” morire di fame. Secondo le menti non c’è un equilibrio fra bene e male, c’è un continuo squilibrio. Il bene annaspa… quanto deve annaspare per l’equilibrio con il male? La battaglia non finirà mai, perché gli uomini restano nella loro libertà mentale.
Qualche volta c’è anche un’altra libertà, che si manifesta per far crescere alcune persone al fine di ottemperare… a cosa? Se dicessi “al volere di Dio” sarebbe una frase troppo usata; se dicessi “al bene degli esseri” sarebbe un obbligo, allora dico: alla natura dell’essere.
L’essere senza gli “altri” è l’unica creatura che è Realtà in un infinitesimo di tempo. Certo, la separazione è divertente… “io ho le mie stringhe, tu hai le tue… ” Questa bella separazione, apparente, spinge sempre di più gli uomini a uccidersi fra loro. E così vale per tutte le cose: la famiglia, le tribù, i clan, le squadre di calcio… perché? Perché è giusto che esistano gli opposti in contrapposizione nella libertà. Allora, per quale motivo agire se tutto è giusto? Perché gli interessi del male vincono sempre in questa umanità. Il male è arrivista, deve dominare, comandare, è estremamente divertente. Il bene sopporta in silenzio… attende con attenzione…
Io non rispetto né la Via, né il Tao, né le regole-obbligo, né le leggi mentali, niente! (Le leggi della società civile, certo, vanno rispettate, altrimenti si diventerebbe prevaricanti e perseguibili).
Arriverà un momento nella vita, accade in tutti i percorsi, in cui l’infinito e l’infinitesimale si incontreranno. A volte si incontrano, a volte si amalgamano e a volte no, a volte procedono in un verso, a volte in un altro… Ricordatevi queste cose, perché ciò che conta è la vostra coscienza dell’Oltre. Poi tutto verrà facile…! Se non ci si mette un po’ di difficoltà non è divertente. Le difficoltà sono la forza dell’apprendimento e quell’apprendimento non lo si perde mai, perché è il proprio e resta il proprio.
Con chi vogliamo lamentarci di un apprendimento in corso? Con la vita? Con la Via? Con il Tao? Con Dio? Con chi? Con l’universo? Con il mondo? Con le leggi? Con chi vogliamo prendercela? Con ciò che dobbiamo apprendere. Non createvi nessun problema. Il problema ce l’hanno gli esseri limitati nel credere che la loro infinitesimale vita sia tutto. “Se mi accade questa cosa, perdo tutto!”. Poverino… e cosa hai di così importante da perdere?. “A me puoi togliere tutto, ma non mi togliere… ” e ognuno fa l’elenco dei “beni” di cui dispone, la maggior parte dei quali sono un “guazzabuglio” di cose ridicole.
Volete sapere qual è il mio voto? Ho il coraggio di perdere ogni cosa, natura o essere, anche l’Assoluto. Non mi preoccupo perché tanto Lo rivivo nell’eternità. Siete pronti a perdere l’Assoluto? Non ce la fate? Avete perso.
Il mondo non è fatto solo di persone che rispettano le regole, ma anche di esseri abituati fin da bambini a non rispettarle, eppure sono nella Talità. Le vostre condizioni interiori vi dovranno condurre a consapevolezze più vaste e a operare in modo diverso, con un impegno più ampio che vi lega, vi rafforza e vi fa compiere azioni reali. Non dovete essere legati da un cumulo di parole che non valgono niente e sono inutili perché ognuno le vive diversamente (speriamo che prima o poi le viviate in comunione universale). Tutto è collegato. Se lo capite, comprenderete anche il motivo per cui siete capitati in questa lettura e perché vi riesce facile comprendere cose che ad altri sembrano solo parole… folli? UTILI? C’è sempre un abisso che separa un certo tipo di coscienza da un’altro.
Lo zen tende all’azzeramento della coscienza per poterla portare all’intuizione dell’infinito. Se la coscienza intuisce l’infinitesimale, automaticamente si avvicina a concepire, a intuire l’infinito. Solo t(0) porta a t(∞), perché passiamo per quanto abbiamo a disposizione. Il perderci nell’Infinito non è subito a nostra disposizione, c’è bisogno di un po’ di coscienza (ex tempo), quindi tanto vale passare per “t” infinitesimale, ossia l’attimo in cui si ha coscienza. Noi viviamo ogni… attimo! Attimo! Attimo! Togli la memoria, togli il futuro. Cosa rimane? L’Attimo! A quel punto t0 e t∞ ci corrispondono dentro, la coscienza si sostituisce al tempo e si ha Coscienza 0 = Coscienza infinita. Mi ricorda qualcosa… il colpo di zen, è l’attimo perso per l’essere, perché vuole pensare. Perdi il pensare, perdi la logica, perdi ogni tipo di collegamento e troverai esattamente coscienza zero e coscienza infinita.
Lo zen è il tentativo di un maestro maldestro di generare un’interazione paurosa in un soggetto a cui ha creato un’empasse mentale. Senza il blocco mentale, non si produce coscienza zero, tempo zero. Non si può sperimentare la coscienza che all’istante si annulla.
I maestri di zen vivevano così la loro continua azione di disturbo verso gli alunni, verso la situazione caotica in cui si adagiavano nella loro mente: questo ce l’ho, quello mi manca, questo va bene, questo va male, questo sì, questo no e così via, in un atteggiamento che non li portava ad avere consapevolezza di un’equazione semplicissima: io = caos di pensieri; nessun pensiero = Essenza della Calma Dimorante.
Lo yoga è l’annullamento delle modificazioni della mente, lo zen è l’annullamento delle modificazioni della mente all’istante. Il discorso è sempre lo stesso. Quale coscienza volete avere? Quella del foglio messo di piatto o quella del foglio messo di taglio?
“Maestro, dammi insegnamenti!”. “Guarda l’albero!” o anche “guarda il cielo”, “guarda una foglia”… guarda quello che vuoi, tanto è uguale. È un attimo. Non cambia niente. Hai mangiato il riso? Vai a lavare la tua ciotola! Qual è il suono di una sola mano? Per due mani ci vuole tempo, una sola già sta là.
Sapete perché nemmeno i Realizzati mi vorrebbero? Perché farei il maestro di zen anche con loro. Come mi vedrebbero se ne andrebbero, perché io non sono “buono”, sono un problema. Cosa mi importa, per me non lo sono. Per te sono un problema? Non leggere.
L’essere dichiara a se stesso la propria natura perché, di volta in volta, è lui che la considera. O no? Siete voi che considerate la vostra natura, ognuno a modo suo. Non lo chiedete a un altro. State attenti a come considerate la vostra natura, perché è quello che vale per voi. Consideratevi come vi pare! Come siete? Bravi, buoni? Cosa ci fate? Pian piano vedrete che si svilupperà in voi una natura diversa e la coscienza si amplierà a tal punto che vi vivrete, vi divertirete, vi sentirete, vi amplierete, interagirete con tutto e tutti. Quello che accade? Lasciatelo accadere. Adottate le vostre precauzioni per la sopravvivenza, per fare tutto nel miglior modo, tanto le cose vanno come devono andare.
Mi sono divertito a insegnare con parole che non hanno valore. Voi vi siete divertiti a leggere parole da gettare via. Tanto ciò che vi rimarrà è quello che avete deciso interiormente in base al vostro livello di accettazione. Quello che non vi sta bene viene automaticamente eliminato. Allora non vi rimane che eliminare tutto, così starete benissimo! In una maniera unica al mondo!
Non perdete le energie, non perdete le forze, diventate determinati, diventate così (vedi immagine dello scritto “Sulla Creazione”) e non ci sarà problema. Dato che “così” è per tutti, perché il Creatore pensa a tutti, spetta anche a voi pensare a tutti. Se l’Assoluto è quell’Infinito e voi siete quell’infinitesimale, la contemplazione senza seme è logica. Se l’infinitesimale si accosta all’infinito… nella sovrapposizione avete t0∞. È la contemplazione. La freccia sullo Squarcio! Non ci ho messo nemmeno il punto, altrimenti sarebbe stata contemplazione con seme. Tutto funziona in modo preciso. C’è una lineetta prima perché la base cinque si conforma all’interno. La base dopo, il supervuoto dove c’è il dito, è l’universo a base cinque. È un po’ più denso perché c’è un’acquisizione maggiore di punti di informazione. C’è l’esperienza della base quattro.
La gravità è sempre l’Assoluto che pervade tutte le cose. Se fate un foro a una diga tutto quello che c’è dall’altra parte dovrebbe arrivare da questa. Solo che c’è una legge dell’Assoluto: qui è stato fatto un buco a un’energia che è entrata creando un sistema illusorio che viviamo giustamente, essendo infinitesimali, come Reale… quindi per noi è Reale! Sì!… Come queste parole.