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Studio sulla Parola “Due”

Marialaura Neri – La danza del caos (Courtesy Arte Quantica)

DUE

Aggettivo numerale cardinale; numero formato da uno più uno, il doppio dell’unità. Il primo della serie dei numeri pari e il segno che lo rappresenta.

Etimologia

Dal latino duo (“due”), dal greco δύο [duo] (“due”) e dal sanscrito dva e dvi (“due”, “divisione”, “distinzione”, “opposizione”, “deliberazione”), che può esprimere anche i concetti di “differenza”, “cambiamento”, “attualità”.

DVI/DVIS
Le radici DVI e DVA indicano il movimento di “ciò che si separa/propaga dalla luce”, quindi l’espansione della creazione. Scomponendo la radice DVI, infatti, abbiamo: D (luce) + V (propagazione) + I (luce in movimento, attimo, infinitesimale).
Il “due” nasce dalla manifestazione di Eka (l’Uno) nelle sue parti maschile e femminile al momento della creazione dell’universo. A questo proposito possiamo notare che nella traduzione tedesca (wei-b) e inglese (wo-man) del termine “donna” è in parte contenuta la parola “due” (z-wei, t-wo).

Da DVIS (“due volte”, “doppiamente”, “composto di due parti della medesima specie”, “che può prendersi in due sensi”) deriva il greco δίς [dis] che, come avverbio, significa “due volte”, “doppiamente”, mentre nelle parole composte indica “movimento verso un luogo” e rafforza il significato della radice.
La particella latina dis ha a volte forza privativa, a volte negativa. Per comprendere le trasformazioni semantiche avvenute nel tempo a partire dalle radici DVI/DVIS si può osservare il “triangolo vocalico”(1).

DU/DUS
In sanscrito, le radici Du/Dus indicano difficoltà o giudizio negativo e le ritroviamo nei termini:
du, dunoti = “essere bruciato”, “essere consumato con calore interno”;
duṣ = “divenire corrotto”, “essere impuro”, “andare in rovina”, “commettere una colpa” (cfr. il prefisso greco δύς [dus]).

DVA
Da DVA deriva DVĀ (Dva + a) dove è presente il valore vṛddhi (cioè aumento di una a). DVĀ è l’antico nominativo(2) declinato al numero duale(3).
DVĀ viene usato per sostituire DVI in diversi termini come:
dvāstita = “essere in piedi di fronte alla porta o al cancello”, “guardiano della porta”;
dvār = “porta”, “cancello”, “entrata” o “uscita”, “risultato”, “numero”, “espediente”, “mezzi”, “opportunità”;
dvāra = “porta”, “passaggio”, “entrata”, “apertura”, “via”, “strada”, “medium”.
Secondo la scuola shivaita Māeśvara ci sono 6 dvāra (porte) da attraversare per raggiungere l’estasi religiosa.
Un sinonimo di dvāra, in quanto porta, è dur da cui deriva il termine dura = “Colui che apre o chiude la porta”.

NOTE:

(1) ^ Cfr. B. Malmberg, Manuale di fonetica generale. Bologna, Il Mulino, 1994.

(2) ^ Caso che indica il soggetto di una frase, il nome del predicato, l’apposizione, il complemento predicativo e l’attributo.

(3) ^ Numero che indica sempre una coppia, ‘due di ogni cosa che indica’.