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Sul Metodo Opportuno (Parte 2)

Marialaura Neri – Illusione (Courtesy Arte Quantica)

Spesso si sente che c’è un abisso a separare il pensiero dell’azione e la realtà nell’agire. Perché questa diversità? Perché il pensiero è una sequenza di interazioni di numero inferiore rispetto a quelle coinvolte nell’azione.

Nel sentire la legge della trasformazione a volte si resta completamente “sbaragliati”… l’istinto è quello di afferrare, ma è impossibile farlo, quindi ci si domanda: come procedere? Si può procedere divenendo consapevoli della saggezza di colui che è “dissimile”, che non è “simile” (al pensiero, all’io, al Sé).
Fino a quando non si giunge a questo livello di conoscenza ci sono centinaia di saggezze, obbligatorie per ottemperare alle poche FINALI che, a loro volta, sono obbligatorie per ottemperare all’unica: quella di colui che è dissimile. È la saggezza del possesso di un ricercatore, colui che dice tutta la verità senza mai pronunciarla.

Il fatto che ci sia una natura del pensiero e poi ci sia una natura della realtà e degli eventi del fenomenico, consente un “composto di pensieri” che riconduce gli esseri a una identità. Questo è possibile pur essendo il pensiero “composto” in ordine all’interno del fenomenico, cioè, con l’ordine che permette il mondo fenomenico della legge causa-effetto.
Il comportamento è sempre dissimile da tali io, dall’ordine dei pensieri, perché noi non possiamo e non potremmo mai essere il pensiero che esprimiamo – migliore, giusto, corretto o errato – o l’idea che abbiamo di noi.
Noi siamo “contemporaneamente” (1) immersi nel mondo fenomenico, il quale correla o rende correlato in modo più vasto attraverso un sistema che non è solo il correlato del pensiero (2). Esiste un intero universo che si interseca tra intelletto e mente, che manca di tutto il sistema materia, ma ne è influenzato, e diventa correlato nell’azione.
L’azione fa intervenire una serie di componenti, che vanno dalla meccanica quantistica in poi, dalle stringhe in poi. Ma dalle stringhe in poi è correlato anche il pensiero, il quale si ferma alle ricostruzioni della realtà.
Attraverso il pensiero si costruisce la realtà illusoria; si ha un comportamento conseguente al pensiero e alla mente, dettato dalla ricostruzione della realtà; poi se ne ha un altro nella vita, dettato dagli obblighi della realtà che non è il pensiero.
Il pensiero non è mai simile o coincidente all’azione, ma è sempre dissimile e proprio perché è dissimile è possibile studiarlo; proprio perché è possibile studiarlo fa parte del percorso del ricercatore. Se non fosse possibile studiarlo, non potrebbe farne parte.
Come il quesito sulla Realizzazione: come si possono aiutare gli altri se si è in Paradiso e non si è immersi nella creazione? Se si è in paradiso, come si fa ad aiutare chi sta all’inferno?

Mai e poi mai un certo pensiero coinciderà con una certa azione, a meno che non sia l’“azione-non azione” o l’azione spontanea. Si dice “conta fino a 10 prima di fare qualcosa…”. Conta fino a 1.000.000, poi ti stanchi e non conti più. Il saggio conta fino alla fine dell’universo prima di fare un’azione perché non la farà “mai”, quindi la fa subito senza contare fino alla fine dell’universo.
“Fai quello che devi fare e basta!” Per quale motivo? Perché se si interpone all’azione la sua ricostruzione o la potenzialità del pensiero su ciò che accadrà, il risultato non sarà ciò che si pensa di fare e nemmeno ciò che si farà. C’è sempre una separazione ben precisa e netta: quello è il pensiero, questo è ciò che si vorrebbe fare e, poi, quello che accadrà è un’altra cosa. Non sarà quasi mai possibile farli combaciare, a meno che non si elimini il pensiero. Solo così quello che si vuole fare diventa quello che si vuole essere, ed è quello che si fa! Allora l’azione diviene “Azione-Non Azione”, cioè diviene azione senza nessun pensiero e senza nessun desiderio di farlo.
Gli stolti vorrebbero che il pensiero coincidesse con ciò che accadrà, ma il pensiero è meno ricco della scelta della Base, perché deve dare una risposta libera. Il pensiero non sarà mai ricco come la Natura degli Eventi stabiliti dall’Assoluto.
A che scopo pensare invece di intuire? Quando si intuisce ciò che si incontra è più consono all’azione, perché è ciò che si incontra e non ciò che si pensa sia meglio incontrare, o forse no… (PEGGIO).
Pensiero e azione saranno sempre dissimili, perché il pensiero è tronco di conoscenza della Natura di Interazione Universale.

La capacità di essere buoni dipende dall’evento che ci colpisce. Se è molto dissimile dal nostro pensiero, reagiamo in malo modo e ci ritroviamo a dirci: “Non avrei mai creduto di arrivare a fare questo”. Cosa succede? Gli eventi che accadono fanno parte della legge causa-effetto, l’interazione è necessariamente universale. La reazione personale non è solo quella dettata dalla propria mente o dal proprio intelletto, consci e inconsci… ma è dettata dall’interazione più sottile – a vari livelli – che c’è tra l’essere (nel suo complesso) e l’evento (nel suo complesso), che è il dettato della Base: la Legge di Dio. Questo permette di pensare ciò che si vuole e poi agire in modo completamente diverso: è conoscere, è la saggezza di ciò che perdura nell’essere dissimile. Pensiero e azione non saranno mai simili, anche se la risposta all’evento sarà quella programmata, perché il pensiero manca di tutte le interazioni che invece ci sono nell’azione.

Non sarete mai soddisfatti in questo mondo. Le cose che leggete già in parte le fate, soltanto che la mente crea i suoi veli, le sue oscurità, le sue fandonie, le sue interpretazioni e proiezioni. La mente, nella sua libertà, è più che spietata, ma se l’Assoluto non ce l’Avesse data, un ricercatore a un certo livello (metti conto un po’ saggio) avrebbe potuto eccepire: “se non mi permetti libertà all’infinito, con la possibilità di fare scelte infinite per l’eternità, non mi rendi libero”. Ogni minima limitazione è una mancanza di libertà inaccettabile. Devo essere sincero, fino a ora (e per sempre) l’Assoluto ha dato ampia dimostrazione che la libertà a noi concessa è eterna e infinita.
Pur sapendo che tutto è logico, giusto e perfetto, le persone si comportano in un altro modo, non in linea con il proprio pensiero. Diciamo che, per le “ciotole oscillanti”, la libertà è apprendere quanto è necessario a seconda dell’oscillazione. Questa è un’altra Legge dell’Assoluto: la libertà di cambiare direzione nel percorso.

L’Obbligo della Staticità sarà trattato nel “Percorso Verso la Base 7”, dove troverete la Somma delle Saggezze per essere nel “Percorso”. Da cosa è data la staticità? È data dalle Fondamenta nella Base. Le Fondamenta sono nel vuoto dello scavo, il Vuoto dove poggia la crescita, e hanno bisogno di stabilità dal momento in cui determiniamo come costruire il palazzo: è il progetto della nostra evoluzione, siamo noi che la “inventiamo”.
Vi consiglio di progettare un bel palazzo, ma prima di farlo smettete di fare le ciotole oscillanti e stabilizzatevi (qui stiamo parlando di “Percorso Verso la Base 8”).
Ci sono stabilità che non dipendono da noi. Quando la stabilità non dipende dalle fondamenta, si è obbligati a conoscere: ci vuole una saggezza in più. Ad esempio il terreno ha una sua stabilità e per questo è necessario sondarlo per conoscerne la composizione. Se decidiamo di costruire un palazzo di undici piani, un bravo ingegnere dovrà fare dei sondaggi per capire dove il terreno è più adatto per poggiarvi le fondamenta. Nell’universo le fondamenta le ha costruite la Base. Con il pensiero nessuno può arrivare a dire cosa c’è sotto (3). Si deve fare un sondaggio. Cosa si trova?

Le belve non sono “altri”, sono gli esseri viventi dell’intero universo che, come tutti, hanno porri, verruche, escrescenze, tumori, ecc. A volte questi malanni vanno estirpati, ma vincerli non è eliminarli. Il male non è altro che parte del sistema bene, e serve per costruire la libertà dell’universo. Il male non è “male”, è solo un aspetto della natura illusoria del fenomenico. Va conosciuto e non eliminato perché disturba; va accompagnato nell’evoluzione verso il bene, perché è parte integrante del percorso “scolastico”. Se non ci fosse chi produce il male, che scuola sarebbe?
Perché irritarsi quando va male, perché alterarsi? Un uomo saggio non si arrabbia, perché provocherebbe un’alterazione del programma evolutivo. La rabbia è consona e proporzionale all’interazione con la Base, che determinerà i fatti successivi. Quanto interagite con la Base?
Chi vuole lavorare per risolvere gravi problemi dell’umanità dovrebbe rispondere sempre positivamente. Se c’è necessità di rispondere in maniera negativa, che qualcuno altro se ne occupi! I ricercatori devono sempre intraprendere il cammino del bello, del buono, del positivo, della risposta di interazione evolutiva. Mai reagire in malo modo.

Se l’interazione con la Base è ancora da ottimizzare, non si otterranno grandi risultati. Per quanto si interagisce con la base, per tanto si otterrà. Quelli che considerano gli altri “altri”, non interagendo, non esistono. La Base usa coloro che sono in un’interazione maggiore.
Al saggio viene detto: “se gli esseri nascono, nasci con loro, se gli esseri muoiono muori con loro, se gli esseri si ammalano, ammalati con loro e, quando vuoi guarire… guarisci se fai guarire loro! Il premio non è per te, il premio è per loro e, visto che loro sono loro e non sono ‘altri’, comportati in maniera adeguata”.
Il saggio rispetto agli esseri senzienti non ha problemi, per differenza di sopportazione e di spalle… il saggio non ha spalle, non deve sorreggere niente, non sorregge il male del mondo perché il male gli scivola addosso.

La Natura degli Eventi non è mai quella che desiderate, e questo vale per tutti. Quello che pensate? Non riuscirete mai a comportarvi secondo quello che pensate! Se avete un obiettivo dovete perseguirlo e basta! Uno alla volta… poi adoperatevi affinché tutti intorno a voi si adoperino.
Quando vivrete la responsabilità universale non sarete più “quella” persona (solo voi stessi). Se deciderete, ad esempio, di pensare alla fame del mondo sarete “quella” persona più tutti quelli che muoiono di fame. Non vi deve preoccupare se sono centinaia di milioni, perché voi siete quello che siete, e in più siete quei cento milioni di esseri. Se non sono capaci di difendersi, diventano anche problemi vostri. Difendete per cento milioni di esseri, mordete per cento milioni di esseri, urlate per cento milioni di esseri. Arrivate alla soluzione per loro! Dimostrate alla Base i vostri intenti… perché, d’altronde, tra voi e l’Assoluto c’è di mezzo la Base. Queste sono le Sue Leggi, o la Legge.
Non abbiamo a che fare solo con l’Assoluto, abbiamo a che fare con le Sue Leggi. Ne abbiamo dimostrazione tutti i giorni: mangiamo, digeriamo, respiriamo, c’è l’ossigeno, la legge di gravità, la circolazione sanguigna, ecc. queste sono le Sue Leggi. Lui ha creato l’universo in questo modo, queste sono le Leggi che vi spettano, rispettatele. Colui che non le rispetta, un giorno sarà l’altro che riconoscerai essere te stesso, allora dovrai occuparti anche di “noi” (tu e l’“altro”). Una cosa alla volta però, piano piano.

La saggezza – una delle parole inutili abbinata al metodo opportuno, ora finalmente altra parola inutile o quasi – porta a ciò che non può essere percepito. La Legge della Base la percepisci, ma non con una metodologia o un sistema che è parte del sistema di interazione della mente e delle particelle. La Base ha un riscontro nel percorso evolutivo… È la Base, quindi, è sempre una somma di Basi fino a te, perché hai interagito. Pensi forse, come tanti stolti, di essere apparso all’improvviso in un mondo, in un’epoca, a giocare a caso, in un universo a caso, in un mondo a caso, in una città a caso, in un quartiere a caso, in una famiglia a caso? Oppure fai parte di un processo in continua evoluzione della Libertà dell’Assoluto, dove l’evento precedente dà vita a questo presente? Ti trovi in questo universo? Da dove vieni? Da quello precedente… da quello ancora prima… da quello ancora prima… quindi sei in una concatenazione di universi. Perché vi trovate tutti insieme? Probabilmente nell’universo precedente eravate insieme, tutti o quasi. In quello precedente probabilmente no. In quello ancora prima probabilmente no. Non si sa. Ecco perché avete famiglie differenti, vivete in palazzi differenti, in regioni differenti, in nazioni differenti. Poi vi incontrate tutti in un posto dove siete stimolati a considerare questo Gioco Eterno dell’Assoluto. Se non vuoi giocare vai pure da un’altra parte! Come si fa ad “aderire” interiormente a ciò che non può essere percepito? Come si fa ad aderire, senza percepirla, alla legge molecolare che fa fluire in un certo modo il tuo sangue? Lo percepisci, perché funziona! Quasi tutte le cose funzionano senza la tua percezione. Hai percepito quando le stringhe fermioniche e bosoniche si sono riorganizzate per dare vita alle particelle? Il sangue proveniente da un’arteria, quando curva prima di giungere ai capillari, come sceglie in quale entrare? Chi sceglie? Quali molecole? Eppure funziona tutto, nonostante non venga percepito. Le leggi della Base sono perfette: ne vedi gli effetti e, a volte, ne individui le cause.
Un Realizzato inizia con l’idea di doversi spiegare tutto. Quando si è spiegato tutto si ritrova a non saperlo raccontare. Allora si prefigge di imparare a farlo. Quando inizia a raccontare, si accorge che intorno ha esseri con le orecchie coperte da un collare di legno. Come si fa a togliere il collare di legno agli esseri? A chi lo toglie? A quelli a cui può essere tolto, non agli altri. Allora, vediamo di riuscire a dire le cose in modo tale che tutti possano ascoltare.
Quando ci si rende conto della meraviglia della libertà degli esseri, il problema diventa ancora più grande: a chi raccontare, come raccontare, qual è il livello che ti ascolta, cosa dire? All’apice della contemplazione, il Realizzato si rivolge al fondo della caverna e finalmente capisce con chi deve parlare, con se stesso. Il Realizzato… il saggio, diventa un povero accattone. Va a chiedere l’elemosina e, a chi gliela fa, dice che è uno stolto, a chi non gliela fa dice che è un saggio. Colui che fa l’elemosina tacita se stesso con un gesto fisico; chi non la fa ha dei problemi da risolvere (la sua sopravvivenza, l’impossibilità di fare l’elemosina, oppure una ricchezza ottenuta per non aver fatto l’elemosina). Quindi va studiato il miglior sistema per parlare con colui che è “impossibilitato”. Colui che ha già risolto, perché tacita la sua coscienza con un’elemosina, è solamente uno stolto.
Si ribalta ogni cosa, perché il saggio non vede le cose come le vedono gli altri. Il saggio ribalta continuamente tutto: ti metti nella forma? Lui si pone nella non forma e ti ignora. Ti posizioni nella non forma? Ti colpisce, e quando gli chiedi: “perché l’hai fatto?” ti dice: “sei non forma… nessuno ha fatto niente”.
Il saggio ti fa capire che, qualunque sia la tua posizione, è sempre… da comprendere. Non assumere una posizione sembra il classico “lavarsene le mani”. Ti accade, per somma, quello che accade in un verso e quello che accade in un altro. Ti accade qualcosa che sembra “da Angelo” e ti premia, poi ti accade qualcosa che ti fa credere di essere un demone e ti colpisce, fino a che non arrivi a odiare il saggio. Quando lo odi hai tirato fuori uno dei tuoi sentimenti. Speriamo tu abbia cominciato a sentirti.
Non sei quello che decidi di essere, sei quello che viene fuori di volta in volta. Perché quello che viene fuori è ciò che agisce per l’evoluzione e per la tua comprensione, con la Base. Dovete imparare, piano piano, sereni e tranquilli. Volete diventare forti? Divenitelo! È tutto molto semplice ed è consono al momento. È sempre consono al momento. L’insegnamento non è predeterminato e preorganizzato dalla saggezza, che è il vissuto di un Realizzato. L’insegnamento deve essere sempre e comunque attimo per attimo. Deve avere lo stesso valore del petalo di un fiore: c’è un momento in cui risplende nel prato, poi passa il tempo, arriva il vento e il petalo se ne va. L’insegnamento NON DEVE rimanere, perché l’insegnamento che perdura e rimane nella mente è un’elemosina di cui hai fatto tesoro e che hai messo da parte. Però l’insegnamento non è né un tesoro né una cosa da mettere da parte. È un processo in continuo mutamento che, proprio perché è nel fenomenico, nasce e porta con sé la sua fine, muore e porta con sé la sua rinascita, anche se in modo diverso.

Imparerete un giorno che non siete voi ad avere a che fare con gli altri, sono gli “altri” ad avere a che fare con voi, è differente. Gli “altri” fanno un grande “sbaglio” “giusto”, per cercare meglio: non sanno di avere a che fare con loro stessi. Voi lo sapete! Trovandovi un giorno di fronte una grande armata di miliardi di esseri, sorriderete perché sarete senza armi e loro, pur avendo tutte le armi del mondo, saranno già in terra, morti e in putrefazione.
Combatti una guerra senza armi, e incontrerai una grande moltitudine di valli già piene dei cadaveri del tuo nemico. Tutti morti, tutti già in putrefazione: ossa, carni, corvi che vi volteggiano sopra. Che paura avrai di quell’armata? L’unica paura che dovrai avere è di non calpestare qualche teschio, per rispetto della morte. Una moltitudine sterminata di morti non fa più paura a nessuno.

Un giorno il Signore domandò a un vecchio saggio:
“Sei pronto a scontrarti con un’armata di miliardi di nemici?”.
Il saggio rispose: “Sì Signore, quale arma mi darai?”.
“Te ne darò una sola, ed è illusoria”.
“Ma i miei nemici sono reali”.
Fu così che come arma gli diede il tempo. Il vecchio andò un po’ avanti nel tempo, non di molto, e trovò l’intera armata morta, in putrefazione, le ossa divorate dalle belve e tutte le armi arrugginite. L’Assoluto gli aveva dato un’arma terribile e non aveva bisogno di nient’altro, bastava solo spostarsi un po’ più in là nel tempo.
Il tempo può essere un grande nemico o un grande alleato.
Che barzelletta le armate nel tempo! Quattro gatti che se si fossero dedicati ad altro avrebbero impiegato sicuramente meglio la loro vita. La guerra, che orrore! E che arma terribile il tempo, che passando lascia il nemico in putrefazione mentre tu rimani sempre esistente e cosciente, con il tuo percepire la natura sottile.
Lo Spirito… vi ho già accennato qualcosa in proposito quando ho detto che, andando una sera in macchina per strade di montagna, ho visto in lontananza il bagliore di uno specchio, o forse di una lampada. Ho pensato: guarda un po’, siamo un riflesso. Come frammento dell’Assoluto in un punto, dalla Sua parte e di qua, siamo un riflesso.
Dalla Sua parte, siamo il riflesso di uno Specchio a Profondità Infinita; da questa parte siamo il riflesso di uno specchio piatto e facciamo tanto rumore per nulla di importante. Cos’è lo Spirito se non quello stesso bagliore che non può che essere in Lui e partire da Lui? E noi qui a vederne il lampo… Quello è lo Spirito. A volte se ne percepisce un bagliore, ma non si riesce a considerare l’Assoluto nella Sua Creazione e perfezione.
Nello specchio c’è un insegnamento e ne siete attratti (Vedi disegno in “Sullo Specchio a Dimensioni Infinite”). Molti hanno fatto la “meditazione dello specchio” e hanno visto volti che cambiavano continuamente, ma i volti non sono nient’altro che gli occhi che hanno percepito il bagliore dello Spirito. I tuoi occhi, allo specchio, percepiscono il volto di quell’essere che è lì (su una superficie piatta) e sembra tanto te. Così vivi senza renderti conto delle dimensioni in cui sei immerso perché guardi “solo” nello specchio. Dietro di te metri di spazio, e nemmeno un infinitesimo di profondità nello specchio. Questa percezione ha un suo percorso in uno Specchio Infinito ed Eterno: lo Specchio dell’Assoluto.

“La Stanza degli Specchi di Fa-Tsang” (4) è un espediente utilizzato dall’omonimo maestro di Zen per spiegare all’imperatrice Wu alcuni concetti complessi del buddismo. Colpisce molto perché dà la sensazione di una continuità infinita della luce di una sola candela. Come gli esseri, che vivono l’unica fiammella e organizzano la continuità nel “loro” spirito. Si può provare un senso di inafferrabilità dato dal contrasto tra il buio e la candela.
Le stelle in cielo (trilioni di candele accese in un solo attimo) sono talmente lontane da non fare neanche la luce di una fiammella.
Non cercate di vedere dove non funziona, cercate solo di capire come funziona. Si perde tanto tempo a cercare qualche parte (della Perfezione) dove c’è qualcosa da ridire. Perdete solo tempo. Io ne ho perso tanto, ma dovendo rispondere a tutte le domande sono sempre andato a cercare ciò che non si spiega. È normale, poi diventa una “forma mentis” e si commette l’errore di perdere tempo (in senso ironico “perdere tempo”). Sono sicuro che, nella Perfezione dell’Assoluto, da qualche parte ci sia anche qualcosa che non ci quadra. Ad esempio gli universi illusori, in cui esseri illusori conquistano una realizzazione illusoria. La Realizzazione non è illusoria, allora perché lì lo è? Non c’è scampo. Nell’infinito anelito di libertà di ogni individuo ci deve essere un posto dove il fondamento è l’errore. Chissà quanto ci vuole per “guadagnare” un posto del genere. È come voler fare il medico al manicomio, nella città dei matti, nel paese dei matti, nel mondo dei matti. Come si diventa medici?
Nelle Infinite strade dell’Assoluto ci si deve preparare per il prossimo mondo, poi si va lì e si cerca di aiutare anche quando sembra impossibile! Come? Per la teoria delle molteplici dimensioni. Anche la scienza teorizza la possibilità di infiniti universi e di infinite “dimensioni”.

Anche in questo mondo l’errore è necessario. Assolutamente! E io, che dico che le parole sono inutili e poi ne scrivo tante, non faccio forse la cosa sbagliata!?

NOTE:

(1) ^ “Contemporaneamente” perché siamo allo stesso tempo noumeno e fenomeno, essere e non essere, onda e particella. Inoltre, nella realtà più sottile il concetto di tempo perde di significato. Siamo immersi in un fotogramma in cui tutto è contemporaneo e in continuo mutamento, istante per istante. Anche in fisica quantistica l’esistenza del tempo è messa in discussione (vedi ad es. le ultime ricerche di Carlo Rovelli).
(2) ^ Dai processi neurali alla realtà che ci circonda.
(3) ^ Poi vi spiegherò come si fa a conoscere le fondamenta della Base.

(4) ^ Il maestro di zen Fa-Tsang costruì una stanza rivestita di specchi su tutti i lati, compresi soffitto e pavimento, al cui centro mise una candela. La candela veniva riflessa in ciascuno degli specchi, in più ogni singolo specchio si rifletteva negli altri e li rifletteva a sua volta tutti. L’effetto era quello di vedere un’infinita regressione di immagini, ognuna contenuta all’interno delle altre.