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Sulla Giusta Compassione

Quando si agitano i venti e soffiano sulle acque, apparentemente si creano le onde. Sapete come funzionano? Si alzano e si abbassano, ma non spostano il mare. Un turacciolo va su e giù, ma rimane nello stesso punto perché l’onda non è una corrente… solo a volte lo è.
Il percorso che stiamo tentando di portare avanti (non è detto che saremo così bravi da riuscirci), non è solo teorico, ha una mira molto pratica e fino alla fine ha trovato impedimenti.
L’agitazione nei dintorni può aver disturbato, in apparenza, il cammino che stavamo facendo, ma adesso il nostro progetto sta andando in porto velocemente, perciò sono costretto a darvi informazioni un po’ più velocemente. Tali informazioni sono chiamate “inutili”, perché così potete accettarle o non accettarle, a vostra discrezione, scegliendo di volta in volta; sempre più liberi, perché gli esseri non sono tutti uguali, anzi, sono estremamente differenti nei comportamenti e nelle azioni.
Tutte le tipologie di persona e i modi di essere sono giusti, nessuno va condannato. Ognuno ha il suo giusto e vanno bene tutti, a parte chi si comporta in modo troppo “disdicevole”. Ma d’altronde gli sciocchi hanno sempre comportamenti disdicevoli.

Lo scritto “Sulle Regole” introduce un discorso dove “regola” vuol dire aprire prospettive più vaste a chi fa ricerca. Cercherò di scriverne altre, ricordando che sono il sistema migliore per essere più liberi.
Il valore del termine “regola” come lo conoscevate non è niente. Non parliamo di un dettato morale o religioso, che è distruttivo perché si limita a dire: “ti devi comportare così”. Parliamo di una regola propositiva, come quella del cowboy, secondo cui la mandria va dove vuole e, se non hai un comportamento abbastanza flessibile sul cavallo, non riesci a guidarla. Non c’è una regola a dirci che la mandria andrà a sinistra, poi a destra e poi all’improvviso si sposterà di nuovo perché si è spaventata. Non c’è una regola che stabilisca dove andrà la mandria. Dove andrà l’umanità libera dalla schiavitù? E quella che vuole gli schiavi? Ce l’avete una regola? Per cosa? Sembra che tutto sia senza regola.
Accadono eventi terribili in un’umanità dove ci sono dislivelli e squilibri. Tutto ciò è dettato dal diverso valore che viene dato alla vita: per qualcuno non vale niente, per altri vale non solo la propria ma anche quella di coloro che salvano. Questo squilibrio è dovuto a intendimenti diversi, regole diverse, diverso valore delle parole e via di seguito.
Chi percepisce le parole come valore utile le riconduce a sé stesso; chi invece ne comprende il valore inutile ne intuisce un significato più vasto, che non è quello delle parole, ma quello di quanto ad esse sottintende: la Base, qualcosa di sconosciuto finora. La Base è subito dopo lo Squarcio, e allora imparerete a fare i conti… ma non con Dio!

“Se Dio potesse!”, “Se Dio volesse!”, sono tutte teorie senza Dio. Dio nella Sua Perfezione ha fatto la Legge. La Legge è Una Sola, ma per il giusto rispetto dei vari intendimenti e dei vari livelli, ne facciamo tante della Stessa. Così gli esseri senzienti sono contenti, rintracciano il loro livello, determinano il proprio comportamento, verificano se sono consoni o meno a un certo percorso verso l’Assoluto e poi… facciano come vogliono!
Ogni tipo di credo mi interessa come mi interessa un effetto e non una causa (quindi in modo relativo, nel mondo fenomenico, nella causa-effetto): è l’effetto della libertà degli esseri nell’interpretare il capostipite di una religione e farne “statuette” e “santini”.
Ognuno si diverte come vuole, mi sembra giusto, che cerchino potere! Ma poi la ricerca del potere porta a separarsi dagli “altri” e a dover usare la parola “noi”. Ho scritto “Su l’Altro” per poter dire un “noi” diverso, ma sarà possibile farlo solo quando ci metteremo d’accordo su come operare per il bene di tutti. Questo, per quanto mi riguarda, vorrà dire che abbiamo ottemperato al nostro progetto, precisamente.
Il progetto è stato deciso in maniera più o meno superficiale a seconda dell’intenzione interiore che si ha. C’è bisogno di una preparazione adeguata, che comporta uno sforzo nel cercare di andare oltre il normale modo di vivere l’esistenza. Nel percorso si può optare per tante cose ma l’obiettivo è uno, se lo si vuole rispettare. Io lo rispetto e se qualcuno non vuole farlo sono problemi suoi. La bellezza del discorso è che nessuno deve accorgersi dell’intento. Anzi, si spera che non ci creda proprio.
Cosa importa a un essere senziente comune di quelli che muoiono di fame? Lui mangia, ha la pancia piena. A un ricercatore cosa importa? È la regola dell’Assoluto: a chi spetta è giusto, perché ha affamato!? Non siamo capaci di alterare il percorso della Legge Divina, non possiamo cambiare il percorso degli eventi. Se non ci fossimo stati “noi”, qualsiasi cosa, comunque, l’avrebbe fatta qualcun altro.

È opportuno ottemperare alle regole che sono nella Base (un giorno capirete) alla conquista della giusta compassione. Cos’è la giusta compassione? Non è quella del volto che incontri o vedi allo specchio. È “disdicevole” credersi “qualcuno”.
Le persone che perseguono il loro obiettivo, anche contrario al vostro, non vanno odiate o disturbate, vanno rispettate qualunque atto compiano. Mai attaccare qualcuno. Chi attacca è debole, malato, ha dei problemi da risolvere. Chi attacca non è mai un ricercatore o un maestro.
La prima cosa che bisogna imparare è non attaccare mai e, quando l’aggressione diventa violenta, comportarsi secondo la legge, senza eccesso di difesa. Le regole da seguire, fondamentalmente, rispettano una parola che ancora non tutti conoscono bene: gli “altri”.
Gli “altri” li visitiamo, li vediamo e li osserviamo con quell’insieme di particelle ed energie che noi stessi siamo. Per esprimere un’opinione su di loro dobbiamo ricondurre a noi tutto quello che ne percepiamo, ogni indagine sull’altro è filtrata da ciò che siamo. Se siamo marci, vedremo marcia qualunque azione.
Se mi accorgessi che un amico ha una moneta falsa, la prenderei. Un ladro direbbe: “ha rubato una moneta”; qualcuno che mi stima direbbe: “Che bravo! Si è accorto che quella moneta era falsa e gliel’ha tolta” (normalmente le monete false sono più leggere di quelle vere). In realtà io starei solo pensando: “Il mio amico ha una moneta falsa, che peccato! Ora gliela sostituisco con una vera senza che se ne accorga. Così non dovrà nemmeno dire ‘non dovevi disturbarti…'”.
La moneta vera, la moneta falsa… Nella vita chi ti vede, giudica secondo se stesso. Se ha un filtro che “puzza” di ladro, allo specchio vedrà un ladro. Questo vale per ogni nostro intento e intendimento. Quando giudichiamo qualcuno costruiamo una parte di noi nell’altro. Il valore di “noi”, esiste solo per il rispetto della libertà degli “altri”.
Mettiamo in chiaro chi è “noi”. “Noi” è una sfumatura degli “altri”, che va dalle buone intenzioni alle buone azioni. Il pensiero può essere nettamente separato dall’azione o in interazione parziale. In ogni caso, l’azione coinvolge un gran numero di elementi, di particelle, mentre il pensiero ne coinvolge un numero inferiore. Per questo la teoria del pensiero non è mai ciò che accade. Costruiamo una natura delle cose nella mente, ma c’è un’altra Natura delle Cose, nella Realtà, che è più complessa, più articolata e più correlata alla Base.
Ogni cosa era stata stabilita 13.700.000.000 anni fa (circa l’età dell’Universo, tanto per chiarire). Noi non stabiliamo niente. La Base stabilisce, di volta in volta, a seconda della libertà degli esseri e delle variazioni che ci sono nella loro coscienza. Ma la Base sta un po’ dopo lo Squarcio e la Soglia sta sullo Squarcio. Noi stiamo anche allo Squarcio (tutti nel senza Tempo), un po’ prima, anche se non si può dire, sul confine. Fate “noi”, ma se volete fare “voi”… è ottimo fare cose sbagliate. Dubitate e oscillate, come tutte le ciotole. È giusto. Oscillare va bene, ma se sei una ciotola rivoltata o rotta stiamo perdendo tempo. Se sei una ciotola avvelenata cerca di andare da un’altra parte. Le ciotole avvelenate, prima o poi traboccano e avvelenano gli altri. È successo spesso nel corso della storia, ma se ti sei fatto avvelenare eri predisposto all’avvelenamento. Questo non vuol dire non avere la giusta compassione, perché ognuno ha i suoi tempi.
Quando un gruppo di anelli di acciaio si compatta, gli anelli di carta si rompono ed è meglio evitare che si facciano male. Purtroppo, chi ha un impegno nella giusta compassione verso 900.000.000 di persone che muoiono di fame non può rivolgere la propria compassione a un po’ di ciotole intorno, avvelenate, rotte e fratturate, a un po’ di anelli di carta e impedimenti affini. La compassione va rivolta a chi ha bisogno di essere sostenuto per vivere, per sopravvivere. Le ciotole avvelenate vogliono dare da mangiare all’umanità? Vogliono dare da mangiare a sé stessi, pensare alla propria sopravvivenza! Non sono “noi”, il “noi” che dite “voi”. Il vostro è il “noi” di chi, senza saperlo bene, ha perseguito un discorso “dentro” (interiore) un sistema che non conosceva: la Base. Questo sistema l’ha organizzato per essere presente a un evento.

Come si fa a capire dove può arrivare una cosa, o una persona? Bisogna fare delle proiezioni. Molti fanno proiezioni con la mente, ma non servono a nulla. Tuttavia fra le tante proiezioni fatte con la mente, e grazie alle differenti preparazioni (evoluzioni), si può arrivare a una proiezione dell’intelletto, che è di due tipi. Primo: intelletto somma delle Conoscenze. Secondo: proiezione evolutiva. Gli intelletti capaci di fare proiezioni logiche con quanto hanno a disposizione, costruiscono la prospettiva di dove si debba arrivare, e la Base dà il “nulla osta” a procedere. Il saggio non impedisce a nessuno di fare qualcosa in modo concorde alla Base.
“Noi”, facenti parte del programma stabilito, andiamo avanti con la giusta compassione. Non con le elemosine a chi ci sta intorno ma con un progetto ben preciso, con una mira ben precisa, con dei risultati evidenti. Altrimenti potete fare seppuku, non in senso fisico ma in senso interiore, di io malsano.
Che cos’è la giusta compassione? È rivolta agli altri? Oppure è in noi, in tutto il nostro percorso degli “altri”? Proveniamo dalla Realtà, da un puntino infinitesimale dove apparentemente c’era una sola stringa bosonica: il foro, il foro fatto da Dio (1). Nella Realtà c’è un unico puntino infinitesimale dove tutti gli esseri, come particelle di energie, sono sovrapposti: gli “altri”, “noi”, “voi”… come facciamo a dire “noi”, gli “altri”?
Ci sono diverse “declinazioni” nel tipo di separazioni che gli esseri vivono. Alcuni procedono verso il concetto di amore universale, anche se non sanno che cosa voglia dire veramente, non sanno nemmeno cosa sia l’amore individuale, figuriamoci quello universale. Cos’è la responsabilità universale? Hai mangiato? Hai pensato solo per te! Dopo la responsabilità universale ci si dovrà dare da fare con il Metodo Opportuno. Il Metodo Opportuno è estremamente concorde alla Base, altrimenti si andrebbe a “sbattere la testa” a destra e a manca!
Ci vuole pazienza, serenità e chiarezza nel “noi” e gli”altri”… usate lo specchio. Se un altro si affaccia allo specchio cosa vede? Se stesso? È un altro? Qualcuno ancora fraintende la frase: “gli altri siamo noi”. Quando vedo tutti voi dico “voi”! Ma non posso vedere un altro separato da me più di tanto.
La regola più importante dell’intero universo è il rispetto della libertà! Se qualcuno si guarda allo specchio e vede un imbecille che fa l’”altro”, rispettalo: sei “tu”, che hai deciso di essere un “altro” e vivi da imbecille. Vedi un demone? Bravo! Sei allo specchio e vedi un altro con le corna. Sei un “altro” con le corna. Per il rispetto della libertà di tutte le creature, lascialo andare per la sua strada. Prima o poi vedrai qualcuno che dirà: “io e te, quando ci guardiamo allo specchio, siamo un’unica cosa”. Bravo! Siamo un’unica cosa.
La catena degli anelli d’acciaio è un’unica cosa che si compatta, prende la mira e dice: “facciamo qualcosa”. I “Noi” che decidono questo sono l’anello UNICO d’acciaio che non ha gli “altri”. Non ha solo la sua pancia da riempire, ma anche quella di coloro che non riescono nemmeno a pensare che ci sia qualcuno che si occupa di loro, perché la fame è così terribile da non fargli conoscere più niente e nessuno, nemmeno sé stessi. È così terribile da impedirgli di pensare.
Come possiamo non aiutare questi “Noi”? Noi che siamo in grado di pensare dobbiamo occuparci di coloro che non riescono a portare nemmeno una mano alla bocca, ma tanto… cosa ci metterebbero? Niente! Riguardo agli “altri” che si oppongono, va seguita una sola regola: il rispetto della loro libertà. Il comportamento giusto con coloro che allo specchio non possono che vedere “altri” e non conoscono neanche sé stessi è la giusta indifferenza. Chi è un “altro” va rispettato, è lui che ha deciso. Non si può prevaricare la libertà dell’Assoluto nella creazione. L’arroganza, l’odio, il rancore… le ciotole avvelenate lasciatele avvelenate. Quelle che fanno finta di ascoltare, le ciotole rotte? Lasciatele stare! Le ciotole rivoltate? Non perdete tempo. Pensate a diventare una ciotola sana, ferma, stabile, che si prepara al rapporto con la Base, che si riempie dovutamente come una tazza che accoglie la coscienza universale. Poi se la deve vedere con la Base, poi se la vede con lo Squarcio, poi vive lo Squarcio. Togli il fondo! Cosa ci fai con il tuo fondo? È così bello avere per fondo l’Assoluto. Prendi per fondo quello che sei: lo specchio a profondità infinita dell’Assoluto, e fai finalmente solo l’anello della ciotola. Il fondo è l’Assoluto, vivi sereno! Lavora nel mondo e imparerai.
Cosa vuol dire il rispetto? Vuol dire che più vai avanti e più non puoi usare quello che sei. In passato, se qualcuno sfidava un grande samurai lottava con se stesso, perché un vero samurai non usava la katana contro l’avversario: si scansava, parava, lo faceva stancare a forza di colpire e quando non ce la faceva più a tenere la spada, gli dava un colpetto con il fodero, lo faceva cadere a terra, si girava e se ne andava. I samurai non erano attaccabrighe, non usavano la forza, usavano l’astuzia.
Non ha senso che un anello di carta si scontri con un anello di acciaio. Più diventi forte, più devi avere rispetto. “Schiva” gli altri, lasciali vivere al loro livello, abbandona, vai via. Il coniglio corre, scappa, e i malvagi lo inseguono, ma ne vedono la coda e non la testa. Se il coniglio è in realtà una tigre, li porta nella tana e il pranzo è servito. È l’altro che ha scelto di essere una iena, uno sciacallo, arrabbiato e velenoso, non l’hai scelto tu. Hai scelto? Hai intrapreso questa strada? Hai visto il coniglio e hai pensato di mangiarlo? Imparate le antiche arti marziali e della guerra, peccato per chi capita nella tana… Ma d’altronde qualcuno perde o sembra vincere. A volte può darsi che la tigre abbia già mangiato, allora l’inseguitore si spaventa, scappa e finisce lì. Altre volte può darsi che abbia fame, e lo mangia. Dipende dalla BASE.
Il rispetto parte sempre dalla prima Legge dell’Assoluto: la Sua Libertà. Gli esseri vanno rispettati ai loro livelli. Se hanno scelto un livello, va rispettato quel livello. Se non lo vedi devi stare in silenzio a osservare, non puoi fare altro. Vedi il livello degli esseri? Rispettalo! Se sei adeguato a essere un insegnante, fai apprendere. A me non va, per esempio, di fare l’insegnante, non mi va di fare il ricercatore, il ladro o altro, non mi va di fare niente. Fino ad ora ho dormito. Mi sto svegliando lentamente, sto sonnecchiando, per tre anni ancora sonnecchierò. Poi credo che mi sveglierò del tutto, se non partirò per l’ultima – per ora – spiaggia.
Io vado per la mia strada, che non è la vostra. Voi continuate nella vostra, ma attenzione, se gli altri vogliono fare gli “altri” dovete permetterglielo, per la libertà dell’Assoluto. Se vogliono fare, al loro livello, gli stolti, fategli da specchio; agli arroganti, fate da specchio; a chi ha le corna, fate da specchio; a quelli che odiano? Non conviene, perché bisogna essere allenati all’illusione dell’odio e, dentro, a vivere l’amore. Se non conoscete bene la cattiveria umana, mirata e precisa in tutti i suoi aspetti, potreste caderne preda. Non conviene mai odiare, voler ferire, voler colpire, voler mordere… è un errore. L’unica cosa che si può imparare con estrema serenità è amare e non avere nessun avversario, perché l’avversario che costruisci fuori, in realtà, lo stai solo costruendo dentro. Imparate a non avere avversari e, comunque, a saperli combattere per apprendimento. Il peggiore dei demoni, per me, non è altro che un essere da amare e aiutare. Se gli spezzate le corna non riuscirà più a fare il cattivo, però non conviene. Lasciate stare questa operosità nel verso errato, siate operativi solo per coloro che dovete amare, e cercate di portargli un po’ di cibo. Non pensate a proteggervi e a difendervi, ci penserà qualcun altro più furbo di voi. Fate, con il massimo della purezza, quello che sentite essere giusto, ma se vi impediscono nel vostro agire puro, sapete come si dice? Attenti all’ira del buono!
È giusto essere sempre pieni d’amore, essere solidali con chi si arrabbia. È giusto anche arrabbiarsi, perché si conserva una certa dose di equilibrio e di umanità, ma senza esagerare, mantenendo il massimo rispetto per se stessi e quindi per gli “altri”. Chi non rispetta se stesso non è capace di rispettare gli altri. Intanto guarda te stesso, per rispettarti non ti arrabbiare, poi quando vedrai gli altri in te stesso diventerà facile: allenati con te stesso al rispetto, rispettati e se poi, a mano a mano, ti accorgerai che anche gli altri sono dentro di te allora complimenti, hai imparato la strada!

Quando si entra nel gioco dipende da ogni essere, con tutti i suoi dubbi, le debolezze, le oscillazioni. Non c’è da preoccuparsi. Qualcuno vuole un maestro? I demoni troveranno un demone! In quei casi si fa per gioco il maestro. Allora sì, è puro divertimento che a volte sembra un dramma. Un dramma nell’Eternità? Cosa bisogna insegnare ai buoni e agli angeli? Si deve fare in modo che se ne accorgano. Perché l’angelo umano non lo sa. Il puro, non lo sa. L’uomo buono non sa che le azioni gravi non sono quelle che pensa lui (mi sono arrabbiato, ho risposto male, etc.). Le azioni gravi sono quelle fatte da chi vuole il male degli altri. Chi vuole il male degli altri vuole un maestro, lo troverà. Ricordatevi, c’è sempre qualcuno disposto a insegnare ai demoni. Per voi che maestro ci può essere? Voi non avete le “corna” e le “ali nere”, ce le avete bianche. Cosa vi devo dire? Rendetevene conto.
Avete avuto da fare? Avete avuto altri problemi e non avete potuto pensare a quelli del mondo? Vi dispiace non averlo fatto? Va bene lo stesso, un periodo partecipi, uno ascolti, un periodo fai una cosa, un periodo ne fai un’altra. Purtroppo c’è sempre qualcuno che si agita e vorrebbe modificare ciò che c’è alla Base.

Ricordatevi, nell’attraversare la grande acqua verso la spiritualità, che cercate su una riva. Non dovete andarci né tornare indietro. Quando vi accorgerete che ciò che conta non è attraversare la grande acqua vorrete tornare sulla riva da cui eravate partiti, ma non va bene. Non va bene nemmeno rimanere sull’onda tra una sponda e l’altra, lasciandosi portare dal fiume. Se volete crescere, né una sponda né l’altra e neanche al centro del fiume. Allora com’è? Vi si confonde la mente e finalmente l’intelletto, l’intuizione, vi guida.
Se arriverà il giorno in cui potremo parlare con tutte le parole inutili, e sarà finito il glossario, vedrete quanto sembrerà facile il testo.
Vi piace leggere queste parole inutili? Cosa leggete? Solo voi stessi, e io ve lo rammento. Quando dite: “questo lo sapevo, l’avevo già sentito”, è normale. Vi ricordo cose che già sapete perché ciò che non sapete, non facendo parte di voi, non vi interesserebbe.

A volte alcuni eventi spiegano ciò che accade, sembrano reali ma sono interpretati a “modo vostro”. Cosa spiegate a modo vostro, con la mente? È libertà di “pensare soggettivo”.
Volete conoscere ciò che è oscuro. Dove volete arrivare? A essere degli illuminati? Gli illuminati lasciateli fare agli illuminati. Facciamo così: diventate subito Realizzati. I bambini non mangiano? Sono affari vostri, perché avete scelto il mestiere della responsabilità universale. Hai scelto questo mestiere? Prima ottempera al mestiere e poi lavorerai. Ma, se avrai ottemperato al mestiere lo potrai sapere solo quando la Base deciderà di darti ciò che ti spetta. Prima fai gli esami, dopo lavori. Dopo che avrai lavorato si vedrà, qualche cosa arriverà. Il resto di certo è Amore.

Mi sveglierò. Finora ho dormito perché non potevo fare altro, poi mi sveglierò. Non ho nemici perché gli altri sono me. Nel momento stesso in cui pensano qualcosa che non mi piace, già la conosco. Come fai a prendertela con qualcuno che è te, e ti ama?
Più percepirete gli altri, più vi renderete conto di cosa voglia dire amore universale e responsabilità universale. Più farete le cose per gli altri, più non vi capiranno e diranno: “guarda quello scemo che spende tutto quello che ha per l’umanità”.
Il saggio rispetta gli esseri allo specchio. Capite cos’è il rispetto? Se dentro lo specchio vedi un essere con le corna, con amore e col migliore insegnamento possibile, fagli capire che ha le corna, e basta. Imparate solo questo. Se vi volete abituare all’orrore di coloro che sfruttano l’umanità creando malattie e povertà accomodatevi, ma penso che non vi ci vogliate abituare. Questo è un Ricercatore: un essere che non si abitua alle favole che raccontano. Non vi ci abituate mai! E poi imparerete a lottare sempre.
Vediamo e vedremo quanto è stabilito dalla Base, punto! Non quanto è stabilito dagli esseri. Che strana questa terra fatta di parole utili che servono a fatti inutili.
Vi ho già raccontato quella vecchia storia in cui il Signore chiese a un tale: “avresti il coraggio di affrontare un esercito con miliardi di soldati, armato di tutto punto?”. Quello pensò che avrebbero fatto di lui carne tritata, ma rispose: “sì, quante armi avrò io?” “Una sola” disse il Signore. L’uomo pensò che lo avrebbero fatto a pezzi fino a sparpagliare ogni atomo e stringa di cui era composto, ma disse: “va bene”, e il Signore gli diede la sua arma: il tempo. Allora l’uomo sorrise e, quando ebbe l’esercito di fronte, usò la sua arma per spostarsi 500 anni più avanti nel tempo. Di colpo, si trovò davanti a un’incredibile quantità di corpi putrefatti, di cui rimanevano solo le ossa, e pensò: “che arma meravigliosa… li ho sconfitti senza dover uccidere nessuno”.
Quell’uomo si era spostato solo di 500 anni, se si fosse andato avanti di un milione di anni, non ci sarebbe stata più nessuna forma di vita su quel mondo. Se si fosse spostato di tre miliardi di anni, non ci sarebbe stato nemmeno il pianeta. Forse 500 miliardi di anni dopo, non ci sarebbe stato neanche l’universo, si sarebbe trovato davanti un puntino e si sarebbe chiesto dove fosse l’esercito. E il Signore gli avrebbe risposto: “è in quel puntino, non lo vedi? Lì erano miliardi di esseri. Era quello il tuo nemico”.
Qual è il tuo amico? Il tempo? Il tempo è illusorio, ma con un’arma illusoria si può vincere un esercito armato fino ai denti. Non dimenticate “I due Punti(2). Svegliatevi ragazzi! Perché se vi svegliate i nemici non esistono, se vi ri-svegliate. Quanti nemici ho… sono tutti morti. Loro non ricordano, io sì. Quindi, se non mi va di combattere attendo. Se mi va di combattere… attendo. Questo deve valere per ognuno di voi. Imparate, diventate più abili e astuti e vedrete che non c’è nessun nemico, perché il vero nemico è sempre e solamente dentro di voi. Volete diventare maestri? Non attaccherete più nessuno, non vi farete più prendere in giro da nessuno, non avrete più paura di nessuno e vivrete sereni, perderete tutte le parole utili per ottenere azioni inutili, e avrete parole inutili per azioni utili.

NOTE:

(1) ^ Per stringa bosonica si intende “in sovrapposizione incalcolabile”, per la teoria delle particelle di Bose tutte le stelle in cielo sono formate sia da ex stringhe bosoniche sia da particelle più “concrete”, quelle fermioniche.
(2) ^ Dal momento che ho già parlato dei “Due Punti”, presto potrò parlare dei “Due Infiniti”. La trattazione che hanno fatto sul tema alcuni studiosi del passato è difficile e poco alla portata di tutti, quindi vorrei formulare (con la pazzia che mi pervade) un nuovo modo di descriverli matematicamente. Starò attento a non uscire troppo dal percorso dello scibile umano, per non essere considerato un matto (doppio) che parla in termini folli perché nessuno lo comprenda. Non vorrei rischiare di fare come quegli specialisti che parlano in modo talmente specifico della propria materia da non farsi capire da nessuno. Non vorrei nemmeno trovarmi con una trattazione che, uscendo troppo dal seminato, si spinge con l’aratro in zone incolte, dove sassi e mattoni rendono difficile coltivare. Per questo farò molta attenzione ai termini, e mi servirò solo di quelli di uso quotidiano. Di alcuni faremo l’etimologia, così vedrete che le parole sono precise, non possono essere altre, da “Squarcio” a “Base”. Le creature non vanno mai disturbate in un percorso sano, sereno e tranquillo. Devono essere rispettate, quindi si deve procedere usando termini con cui “capiscono”. Chi capisce, bene. Chi non capisce, lo farà… poi o mai, cosa importa? Volete un consiglio? Usate sempre questo condimento: “cosa importa?”. Usatelo in tutto ciò che vi accade nella vita, perché è un condimento sano da adoperare quando si hanno dei problemi: dare il giusto valore alle cose.