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Sul Quattro

Il numero fondamento dell’universo – Uno dei numeri maggiormente ricorrenti nella vita di ogni essere umano è sicuramente il numero quattro. Daremo qui solo un accenno della sua moltitudine di applicazioni e riferimenti. Essendo aspetti di uno stesso schema generale dell’universo, tali applicazioni si presentano legate tra loro da corrispondenze analogiche. Da un punto di vista simbolico infatti, le diverse interpretazioni tendono a sovrapporsi in poche ripetute linee direttrici: proporremo qui una panoramica sull’uso del quaternario nelle diverse culture – come ricorrente schema organizzativo di molti aspetti della vita quotidiana, del tempo e dello spazio – nelle filosofie, nelle religioni e nella scienza.

Quotidiano – Tutto ciò che è stabile, organizzato, armonico, si basa sulla coordinazione di quattro punti o parti; nella vita di tutti i giorni il quattro si ripete tanto spesso da essere dato per scontato e passare quindi inosservato, (le quattro gambe di una sedia, di un tavolo, le quattro ruote di una automobile).
Ci siamo mai chiesti per quale motivo il 99 % dei nostri mobili abbia quattro lati? Forse per ottimizzare lo spazio, per esigenze di ordine, sistemazione, semplicità di incastro. Case, stanze, scatole, elettrodomestici, mensole, cassetti, librerie, tappeti, scaffali e la maggior parte dei nostri oggetti si basano sul quattro, sui suoi multipli ed i suoi sviluppi tridimensionali; obiettare che esistono angoliere a tre lati e tappeti rotondi è qui poco rilevante.
Il «rettangolo di gioco» organizza lo spazio della maggior parte degli sport, come del resto lo spazio di una pagina, e si potrebbe banalmente continuare con infiniti esempi. Anche il gioco è spesso organizzato sui quaternari, come nel caso dei semi delle carte. Ma, come nelle dinamiche dei giochi, forse è proprio il divenire, la possibilità di un movimento, di uno sviluppo contenuto nella relazione e quindi portatore di significato, a richiedere l’esistenza di uno schema quaternario. La dualità, la polarità degli opposti crea il variegato e pittoresco assortimento di vite, esseri, idee, oggetti ed ogni altra cosa esistente al mondo. Inoltre la tendenza separativa ed analitica della mente acuisce i dualismi e le polarità dei fenomeni osservati, cercando così di mettere ordine nell’apparente caos. Ma se ogni cosa, in quanto manifesta, è portatrice di una serie di dualismi che la caratterizzano, il concetto stesso di relazione e di rapporto tra le cose (o le entità) richiede un’alternanza delle due polarità nella quale le possibili combinazioni sono chiaramente quattro, come nel sistema binario in cui 0 e 1 possono essere combinati in quattro modi (00, 11, 01, 10).
Anche nel semplice paradigma della comunicazione, per verificarsi un dialogo tra due persone occorre che uno parli e l’altro ascolti, mentre potrebbero entrambi tacere o entrambi contemporaneamente parlare.
La «quadruplice relazione tra idee in rapporto» venne già evidenziata da Seneca nelle sue Epistole, quando scrisse che se «Mus (topo) è una sillaba, e se il topo rosicchia il formaggio, questo non vuol dire che le sillabe rosicchino il formaggio». Con questo Seneca indicò ai suoi lettori il quaternio terminorum, tipo più comune di fallacia delle parole e della logica, basato sulla duplicità di significato dei termini impiegati nel ragionamento.

Tempo – Dal punto di vista della scansione temporale, i cicli sono comunemente divisi in quattro fasi: mattino-pomeriggio-sera-notte, infanzia-adolescenza-maturità-vecchiaia, le fasi lunari nel ciclo mensile, le stagioni nel ciclo annuale, con un bisestile ogni quattro. Si usa anche suddividere il secolo in quattro quarti, indicando con il termine «una generazione» un periodo di venticinque anni.
Il «Quaternario» è infine il periodo attuale, da 2,5 milioni di anni fa a tutt’oggi, nella quadripartizione del tempo geologico.

Spazio – Anche lo spazio risente di una divisione in quattro: i punti cardinali, le direzioni della rosa dei venti.
È evidente come due linee rette perpendicolari bastino ad orientarsi su una superfice piana dividendola in quattro. L’incrocio di un meridiano e di un parallelo divide infatti la terra in quattro settori e, fin dall’antichità più remota, in tutti i continenti, re, capi e sovrani furono chiamati «Signori dei quattro mari», «dei quattro Soli», «dei quattro venti» o «delle quattro regioni del mondo».

Simbolo – Il significato simbolico del numero quattro, meglio sarebbe dire del «quaternario», nelle diverse culture si collega sovente all’idea di organizzazione e di essenziale funzionalità delle cose, spesso rifacendosi ai simboli del quadrato (e del cubo) e della croce greca.
Il suo collegamento al quadrato richiama infatti l’idea di stabilità e concretezza, dell’universo creato in opposizione al non creato o al Creatore, mentre il collegamento alla croce greca (+) ed ai suoi quattro bracci ne fa un simbolo di pienezza e totalizzazione, richiamando così l’idea di universale coerenza interna del creato, saggezza ordinatrice.
Alcune interpretazioni del numero quattro si rifanno infine all’idea di Madre Terra, alla materia, alla fisicità, sempre intese nel loro aspetto complessivo di «totalità» del creato e del rivelato.

Filosofie e religioni – Marsilio Ficino fece notare come il nome di ogni dio antropomorfico delle nazioni antiche fosse scritto con quattro lettere: Deus per i Latini e Teos per i Greci, Teut per gli Egiziani, Sire per i Persiani, Orsi per i Magi, Esar per i Turchi antichi, Ilah e Allh’ per gli Arabi già prima dell’Islam, Gott per i Germani etc.

Grecia antica – Esistono frequenti ricorrenze del numero quattro nella mitologia greca ed in alcuni attributi di molte divinità dell’Olimpo. Trattasi in ogni caso di più o meno velati riferimenti a quattro insondabili archetipi primordiali. Siamo del parere che la migliore esplicitazione di tali archetipi da parte dei filosofi greci sia rintracciabile nella teoria dei quattro elementi, fenomeni o riflessi terreni dei relativi «noumeni»; i quattro elementi furono ampiamente trattati da Empedocle, Pitagora, Platone, Aristotele, e da una folta schiera di filosofi greci ritenuti, spesso a torto, minori.
Un ancora più esplicito riferimento all’importanza del numero quattro lo troviamo nella famosa Tetraktys, la Tetractide pitagorica, numero perfetto e sacro sul quale i Pitagorici prestavano giuramento. Ritenuto da loro «il guardiano delle chiavi della natura», la Tetraktys si presentava nella formula 1+2+3+4=10, contenente quindi tutti i numeri successivi, espressi nella forma del ciclo numerico completo, la decade (dieci). Si spiega così anche la famosa espressione del Tao-Te-King: «Uno ha prodotto due, due ha prodotto tre, tre ha prodotto tutti i numeri». Notiamo qui di sfuggita che la Tetractide veniva raffigurata in un triangolo, secondo l’ordine:

      1      
    1   2    
  1   2   3  
1   2   3   4

che ci riporta, qui come altrove, al legame tra i numeri 3, 4, 7 e 10.
Nelle teorie platoniche infine, il numero tre si riferisce all’idea, che trova il suo compimento e la sua materializzazione nel numero quattro.

Induismo – Numero sacro negli antichi Veda, divisi in quattro parti (Inni, Carmi, Liturgia e Speculazioni). I Veda, come le successive Upanishad, insegnano che sia l’uomo che l’universo sono divisi in quattro domini, ognuno a sua volta diviso in altri quattro, sedici parti in totale. Ricordiamo inoltre i quattro tipi di prana dislocati in quattro aree del corpo (il quinto tipo circola diversamente dagli altri), le quattro facce di Brahma, le quattro braccia di Vishnu e Shiva, le quattro caste sociali istituite dal Manu, i quattro fiumi che scendono dal Monte Meru, i quattro yuga o periodi della storia terrestre. Anche i mandala indiani, raffiguranti cosmogonie complete, sono per lo più basati su cerchi e quadrati con quattro porte cardinali e quattro divinità ai lati. Ricordiamo infine i Lokapala, Guardiani del Mondo del Pantheon exoterico indù, raffigurati sugli otto punti della rosa dei venti in numero di quattro principali e quattro intermedi.

Buddhismo – Per quanto distorto e approssimato dalla tradizione orale, l’insegnamento del Buddha Sakyamuni ha attraversato i millenni frammentato e nascosto tra le righe di numerosi testi. Tutti gli studiosi sono concordi nell’attribuirgli l’enunciazione delle quattro nobili verità:

  1. Il dolore
  2. La causa del dolore
  3. La via che conduce all’estinzione del dolore
  4. La cessazione del dolore

Altro tema trattato dal Buddhismo riguarda I Quattro Dharmadathu:

  1. Il Dharmadathu di Shih (regno dei fenomeni o eventi)
  2. Il Dharmadathu di Li (regno del noumeno, o dei principi)
  3. Il Dharmadathu di non ostruzione di Li nei confronti di Shih (regno degli eventi in assoluta libertà e fusione)
  4. Il Dharmadathu della non ostruzione di Shih nei confronti di Shih (regno degli eventi di fronte agli eventi in assoluta libertà e fusione).

Ricordiamo poi il quadruplice stadio di presenza mentale per calmare la mente (Hinayana), i quattro retti sforzi, i quattro passi verso i poteri, i quattro demoni, le quattro azioni vittoriose e le quattro impavidità dei Bodhisattva, le quattro impavidità e le quattro menti infinite dei Buddha, le quattro illusioni fondamentali e le quattro opinioni distorte, le quattro meditazioni nei paradisi della forma, le quattro serenità nei paradisi della non-forma, i quattro Buddha trascendenti (Amitabha, Amoghasiddhi, Ratnasambhava, Akshobhya).
La coordinazione di ternari in un quarto punto che li comprende e li sintetizza, è esemplificato dal mantra dei tre tesori: 1. nel Buddha (il Realizzato) 2. nel Dharma (la Legge) 3. nel Sangha (la comunità) 4. (contemporaneamente) nei tre tesori dentro di noi, ci rifugiamo. Nei modelli basati sulla forma quadrata, l’elemento sintetizzante è invece il quinto o punto centrale.

Ebraismo – Il Tetragrammaton, nome divino racchiuso nelle quattro iniziali YHWH, trova in molti autori diversi tentativi di spiegazione che proveremo a correlare nel paragrafo dedicato all’esoterismo. In ogni caso secondo la tradizione giudaica è sempre a queste quattro lettere che fanno riferimento i quattro campi in cui sono divise le dodici tribù di Israele (Numeri, 2) e i quattro relativi emblemi, che sono il toro, il leone, l’aquila e l’uomo, gli stessi quattro animali della visione di Ezechiele e dell’Apocalisse di Giovanni.
Nell’Antico Testamento abbiamo anche una molteplicità di quaternari in numerose altre descrizioni, quali ad es. i quattro fiumi dell’Eden che delimitano l’universo abitabile (Genesi, 2), quattro estremità della terra e quattro venti (Geremia, Ezechiele, Daniele) o il Tabernacolo nel deserto caratterizzato da quattro lati, quattro colori e quattro cherubini dell’Arca (Esodo, 26).
Nella dottrina della Kabbalah la creazione è distinta in quattro livelli, i quattro mondi di Assiah, Yetzirah, Briah e Atziluth disposti sullo stesso Albero della Vita raggruppando i dieci Sephirot in quattro aree; altre volte i quattro livelli sono quattro alberi distinti, consecutivi o sovrapposti. In ogni caso rappresentano le diverse dimensioni, dall’alto in basso: delle emanazioni (animico-spirituali), della creazione (intellettivo e mentale), della formazione (astrale o emotivo), della azione o materiale (il mondo fisico).
Infine l’Albero della Vita secondo molti insigni studiosi è chiaramente costituito da tre Sephirot principali da cui emanano le successive sette, caratterizzate in due gruppi di tre e di quattro. Essendo l’Albero della Vita un modello di riferimento sul quale raffigurare tutte le leggi e le dinamiche di questo universo, non possiamo fare a meno di notare qui l’importanza degli schemi numerici 3+4=7 e 7+3=10, ricorrenti nella Tetraktys di Pitagora e nel Saptaparna, nome occulto orientale proprio dell’essere umano.

Cristianesimo – Come già ricordato per la croce greca, anche la croce cristiana è formata da quattro braccia. Oltre all’organizzazione del Nuovo Testamento nei quattro vangeli di Matteo, Luca, Marco e Giovanni, vogliamo ricordare come nella Apocalisse di S. Giovanni il numero quattro suggerisca l’idea di universalità: ricordiamo i quattro già citati animali conosciuti come i quattro viventi luminosi pieni di occhi, i quattro cavalieri ed i loro quattro colori, i quattro angeli distruttori ritti ai quattro angoli della terra da dove soffiano i quattro venti, le quattro muraglie della Gerusalemme Celeste, anch’essa basata sul quattro e sui suoi multipli.
Accenniamo infine alle quattro virtù cardinali, di cui ricorre il collegamento con il tre (virtù teologali) ed il sette (vizi capitali).

Celti – Anche presso gli antichi Celti il quaternario trovava frequente applicazione in numerosi campi: le quattro sacre festività annuali ripercorrevano il ciclo delle quattro stagioni, i quattro oggetti sacri (pietra del destino, calderone, lancia e spada) erano in chiara analogia con i quattro elementi ed i relativi alberi ed animali sacri. Maggiore importanza rivestiva la concezione quadripartita della pluralità dei mondi o cerchi della Manifestazione; secondo l’insegnamento druidico esistevano infatti quattro mondi:

  1. L’Abisso, o mondo della Materia Primordiale e della Notte della Coscienza
  2. Il mondo della Prova e della Necessità (il nostro)
  3. Il mondo Bianco (dello Spirito)
  4. Il mondo Vuoto (dell’Assoluto)

Un posto di primissimo piano nel pantheon celtico era occupato dalla Grande Madre Keridwen, aspetto femminile dell’Assoluto, caratterizzata da quattro volti: Vergine, Amante, Madre e Vecchia.
L’Irlanda era fin dai tempi più antichi idealmente raffigurata da quattro regioni e quattro città poste ai lati di un quadrato, con una quinta al centro, dominante, che riassumeva tutte le loro caratteristiche. Anche il tempio del Graal era quadrato…

Indiani d’America – Anche la cultura ed i sistemi di pensiero degli Indiani americani erano basati su una lunga lista di quaternari: quattro erano le parti delle piante e le specie animali, le fasi della vita, le virtù fondamentali, gli esseri celesti, i venti e i punti dello spazio, il tutto collegato in un unico sistema coerente.
Anche la divinità, personalizzata nelle diverse tribù nei vari Manitù, Wakantanka etc, era invariabilmente una Quaternità, cioè rappresentata con quattro facce o aspetti, quattro gradini, pilastri quadrati etc.
Anche per i Maya, per gli Indiani Pueblo, per gli indigeni del Perù ed in genere dell’America del Sud abbiamo diversi riferimenti al numero quattro spesso legati alla Terra Madre, quattro ventri e quattro caverne, quattro dèi della pioggia, quattro giaguari custodi dei villaggi, quattro ricorrenti ere mitiche, quattro creazioni successive e quattro età.

Antica Cina – Diamo solo un veloce cenno alla quadripartizione delle epoche mitiche della storia terrestre, alle quattro porte della residenza imperiale, ai quattro mari leggendari ed alle quattro montagne, ai quattro mitici grandi re protettori dell’imperatore di giada, alle quattro arti, ai quattro tesori dei saggi ed alle quattro qualità morali (dovere, pudore, incorruttibilità e correttezza cerimoniale).
Anche nel Tao-Te-King di Lao-Tzu possiamo ipotizzare una frequente ricorrenza dei quattro possibili abbinamenti del binario di base (yin e yang) combinati tra loro nel produrre quadruplici indicazioni nei diversi campi della vita: ad es. riducendo alcuni versi ai quattro termini essenziali, il «Principio dell’Impero deriva dall’Individuo Assoluto, che deriva dalla Forza, che deriva dalla Virtù» oppure «Nella gestione di un impero non si deve eccedere in divieti, regolamenti, mestieri e strumenti taglienti (di divisione?) pena l’aumento di tristezza, furto, frivolezza e disordine».

I quattro elementi – Abbiamo scelto la teoria dei quattro elementi come esempio di un quaternario che fosse chiaramente riconoscibile: superando il tempo e lo spazio, esso si colloca trasversalmente in tutte le culture, riproponendosi costantemente all’interno di quasi tutti i sistemi filosofici ed iniziatici dell’antichità. A parte l’antica Cina infatti, nel resto del mondo esistette una pressocché uniforme teoria dei quattro elementi, terra-acqua-aria-fuoco, considerati i costituenti della manifestazione, la base essenziale da cui si sarebbe prodotta la molteplicità delle forme. Le poche differenze riguardavano l’ordine in cui venivano presentati, a volte secondo l’importanza, la sequenza della loro produzione o il loro riassorbimento; in alcuni sistemi filosofici inoltre notiamo l’aggiunta di un quinto elemento, l’etere o quint’essenza, sintesi dei quattro precedenti. A parte queste differenze, i quattro elementi erano presenti nell’Induismo (per di più distinti e conosciuti sui piani fenomenico come Tattvas e noumenico come Tanmatras), nel Giainismo e nel Buddhismo (ad es. nell’arte dei mandala e nell’architettura degli stupa), nella Bibbia e nella Kabbalah, nell’antica Grecia, in Egitto e in Scandinavia, tra gli Indiani d’America e nel misticismo islamico dei Sufi, nell’alchimia spirituale, nella scienza ermetica, nei raggruppamenti dei segni zodiacali, tra i Massoni ed i Rosacroce…

Esoterismo – Tale termine è qui inteso nel suo significato di conoscenza «nascosta» dagli iniziati agli esseri umani comuni perché non la profanassero, cioè non nuocessero a se stessi e agli altri nell’uso e nell’applicazione di conoscenze, forze e leggi potenzialmente ardue da gestire e quindi pericolose. Il vero esoterismo si basa quindi sull’assunto di una tradizione primordiale da cui successivamente ebbero origine tutte le culture, le dottrine, le filosofie e le religioni (almeno nella loro fase embrionale, in presenza del loro illuminato fondatore). Tale tradizione di base attraversa quindi trasversalmente tutti i sistemi, e può essere esplicitata da chi ne è degno erede (Maestri, Adepti, Guru etc) nei termini più consoni alla cultura e alla forma mentis dell’epoca presente.
Ritroviamo frammenti dello schema universale riguardante il numero quattro pressoché in tutte le tradizioni iniziatiche. Oltre a quanto già riportato, velato dalle religioni exoteriche o divulgate, ricordiamo la rappresentazione a quattro sfere dell’Amor di Dio dell’eretico Giordano Bruno, i quattro corpi ermetici (saturniano, lunare, mercuriale e solare), i molteplici quaternari della scienza alchemica (Sale, Mercurio, Zolfo e Azoto, o anche caldo, freddo, umido, secco, già in Aristotele), il quadrato della scienza gnostica di Valentino (l’Anima, l’Abisso, la Verità e il Silenzio), le quattro iniziazioni di base della Massoneria e delle tante tradizioni che partono dal controllo e superamento dei quattro elementi, le quattro porte da oltrepassare nella via mistica del Sufismo islamico e degli antichi Dervisci turchi, i quattro tipi di spiriti elementari (gnomi, ondine, silfidi e salamandre), le quattro ingiunzioni occulte (sapere, osare, volere, tacere), le quattro forze, le quattro divisioni del mondo eterico dell’occultismo occidentale, col suo quadruplice uomo illusorio o quaternario inferiore (fisico, eterico, astrale e mentale), contrapposto ad un quaternario superiore. Accenniamo inoltre ai quattro umori ed ai quattro temperamenti o tipi d’uomo: secondo le visioni di Ippocrate, padre della medicina ed iniziato greco del sec. IV a.C., le cui idee dominarono per secoli, gli uomini invariabilmente rientrano in una delle quattro categorie «malinconico, sanguinico, flemmatico e collerico», o in una combinazione di questi quattro. Alla terminologia iniziatica dell’esoterismo orientale appartengono inoltre figure quali i quattro (a volte sette a seconda delle epoche e delle mansioni considerate) Kumara e signori Lipika, i quattro Maharaja, i quattro Grandi Re tra i Dhyan Choan ed i quattro Buddha trascendenti; ed è proprio in accordo alla descritta comune origine primordiale delle diverse culture che molti autori collegano tutti questi gruppi di quattro eccelse figure ai quattro animali già ricordati.
I quattro animali sacri ricorrono in molte religioni, tradizioni mistiche ed esoteriche, ed ipotizziamo che in realtà nascondano sorprendenti significati. Sono gli animali della visione di Ezechiele (1,5), ripresi dall’ Apocalisse di S. Giovanni, e anche i quattro evangelisti sono spesso ritratti così. Secondo alcuni autori si tratta di un chiaro riferimento ai quattro principi inferiori dell’uomo, oltreché alle quattro costellazioni che al solstizio d’inverno occupano i punti cardinali del circolo zodiacale: l’Acquario, il Leone, lo Scorpione (nell’astrologia antica abbiamo l’Aquila o la Fenice) ed il Toro.
I quattro lati delle piramidi, degli obelischi, del Tabernacolo ebraico e di altre costruzioni di qualsiasi paese, richiamano ugualmente alla coscienza i quattro archetipi. Essi avevano spesso ad ogni angolo l’effige, la statua di uno dei quattro protettori dell’umanità, angeli, dèi, custodi, signori dei quattro venti e dei quattro elementi…
Alice Bailey, sull’onda della teosofia e dell’antroposofia, li chiama i quattro Maharaja, protettori e distributori del karma sulla terra e custodi della scienza iniziatica.
Per gli Ofiti sono gli Arcangeli Michele (il Leone), Uriele (il Toro), Gabriele (l’Aquila) e Raffaele (il Drago), simbolo dell’Adepto, cui nel tempo si sostituì l’uomo non iniziato.
Anticamente li ritroviamo anche tra le popolazioni Celtiche e tra gli Assiri con il nome di Caribù (il loro nome corrisponde ai Cherubini dell’Arca, vedi Esodo 25 e 26), esseri a testa d’uomo, corpo di leone, zampe di toro e ali d’aquila, le cui statue sorvegliavano il palazzo di Babilonia, stranamente somiglianti a Sfingi greche, etrusche ed egizie. Secondo H.P. Blavatsky, i Serpenti dalle ali di fuoco, i «Globi alati» e le «Ruote ardenti» dell’Occultismo, i Serafini ed i Cherubini, gli ardenti messaggeri ignei, gli ‘dèi serpenti’ o Nagas indiani, anche i «melodiosi cantanti Gandharva», i Kumara ed i Nava, le quattro sentinelle ed i Grifoni alati persiani sono una stessa ed unica cosa, essenze o principi archetipali all’origine del quaternario.

Simbolismo geometrico – Lo schema del quaternario, come già accennato, geometricamente fu sempre espresso nelle figure del quadrato e della croce, essendone uno la sua espressione statica e l’altro quella dinamica. La croce infatti, ruotando intorno al suo centro genera la circonferenza, donde il simbolo pressoché universale del cerchio diviso in quattro quadranti, simbolo della perfezione della creazione (fig. 1).
Come già accennato per la Tetractide pitagorica, il quattro veniva considerato la base della manifestazione completa e la formula 1+2+3+4=10, espressa secondo il processo inverso, dava luogo alla famosa «quadratura del cerchio» della filosofia ermetica, perfetta armonizzazione di Spirito e materia (fig. 2). Vogliamo infine dare un veloce cenno al simbolismo del cubo, evidente sviluppo tridimensionale del quadrato: tale figura ricorre assai di frequente nelle icone, effigi e glifi di tutte le tradizioni. Ricordiamo qui la Pietra Massonica e la Pietra Filosofale (fig. 3), entrambe costituite da un cubo sormontato da una piramide, la pianta-uomo Saptaparna (fig. 4), la pietra della Mecca, il basamento cubico della maggior parte degli stupa orientali, di Totem indiani e di colonne ed obelischi di tutte le culture.

Scienza – Per quanto concerne i modelli quaternari pertinenti alla presente trattazione, notiamo come anche nella scienza il numero quattro si presenti sotto molteplici aspetti come il numero base, la radice archetipale, lo schema fondamentale dell’universo. Le operazioni di base sono quattro. Quattro sono le basi azotate del DNA (adenina, timina, citosina e guanina), che ripetute in lunghissime sequenze, sono responsabili dell’informazione genetica e caratterizzano l’infinita varietà dell’universo.
Quattro sono anche gli stati della materia, aggiungendo al solido, liquido e gassoso lo stato di plasma, il «condensato» raggiunto dai ricercatori di astrofisica del Colorado abbassando la temperatura di qualsiasi corpo materiale in prossimità di -273,15 gradi, considerati lo zero assoluto. Il fenomeno era già stato previsto da A. Einstein più di settanta anni fa, ed anche il suo universo quadrimensionale trova sempre maggiori sostenitori nella scienza.
La «base quattro» di uno schema fondamentale dell’universo viene rintracciata sempre più di frequente dagli scienziati moderni.
Si ipotizza ad es. un legame diretto, basato sulla radice quarta, tra il peso di un mammifero e la sua età massima o il suo metabolismo. Tale legge, già intuita da M. Kleiber nel 1938, è stata recentemente corroborata dalle scoperte di West, Brown ed Enquist, biologi dell’Università del New Mexico, che hanno postulato l’esistenza di una quarta dimensione frattale per spiegare molti fenomeni della nostra fisiologia ed anatomia. Sembra infatti abbiano scoperto che la quantità di volume di sangue circolante nella superfice vascolare sia proporzionale alla quarta potenza dell’altezza il che, secondo complessi calcoli, confermerebbe l’ipotesi di Kleiber.
Ritroviamo il quattro anche nell’investigazione di fasi e periodi dei ritmi metabolici e biologici della vita, e quadripartizioni nelle loro diverse intensità, come nel caso dello stato di sonno che è stato diviso in quattro periodi o fasi, a seconda della profondità dell’assopimento e dell’ampiezza delle onde cerebrali.
Esistono dunque esatti rapporti tra i sistemi biologici di questo universo: esso manifesta infatti una funzione in base ad alcune interazioni fondamentali che spiegano tutti i fenomeni naturali, da quelli che avvengono su scala microscopica (atomica e nucleare) a quelli che avvengono su scala macroscopica. Sono infatti quattro le forze fondamentali nell’universo, riconosciute dalla scienza: forza gravitazionale, forza elettromagnetica, forza nucleare forte, forza nucleare debole. Ancora, ricordiamo le quattro regole o principi del metodo scientifico secondo Newton nei suoi «Principia»; e il quaternario «carbonio, ossigeno, idrogeno e azoto» forse a qualcuno potrà suggerire qualcosa…

Psicologia – La psicologia moderna nelle sue diverse scuole e correnti usa spesso fare distinzioni e schematizzazioni basate sul numero quattro, che denotano una generale tendenza ad organizzare e sistematizzare le diverse teorie in quadripartizioni di base. Alcune di loro presentano solo vaghe analogie con i modelli fin qui esposti (come i quattro amori di C.S. Lewis); vogliamo invece sottolineare l’evidente riferimento di K.G. Jung ai quaternari dell’antichità; nella sua psicologia analitica infatti, Jung rintraccia il cammino dell’evoluzione dell’interiorità umana in quattro tappe successive, e fonda la sua teoria dei tipi psicologici sulle quattro distinzioni di:

  1. Pensiero
  2. Sensazione
  3. Intuizione
  4. Sentimento

Conclusioni – Quanto fin qui esposto può essere sintetizzato in una serie di schemi e modelli ricorrenti che, seppure non esaustivi, possono suggerire spunti di profonda riflessione. Le differenze tra i diversi modelli sono imputabili ai diversi piani di riferimento che, convenzionalmente, raffiguriamo con le coordinate cartesiane dello spazio tridimensionale: lunghezza, larghezza e profondità.
Questa premessa ci permette di collocare facilmente i diversi modelli riguardanti il quaternario in opportuni contesti.
Al piano orizzontale si riferiscono qualità ed attributi facenti parte dello stesso piano dimensionale. Qualità che possiamo considerare appaiate, intercambiabili, della stessa importanza, la cui schematizzazione si rifà alla sequenzialità lineare: quattro semi delle carte, quattro elementi terrestri (per quanto si trovino a volte interpretazioni di questi anche in senso verticale). È equivalente ai quattro quadranti del cerchio (mandala, fiumi dell’Eden o del Monte Meru) laddove la sequenza lineare è in realtà una curva (ciclo lunare, delle quattro stagioni, etc) ancora equivalente al doppio binario, 2×2 (geometricamente riferito alla superfice, il pavimento o la pagina del libro, la superfice terrestre su cui rintracciamo la rosa dei venti, ma anche le gambe del tavolo su cui sono poggiato, e il paradigma della comunicazione, citato all’inizio, e il quaternio terminorum di Seneca).
All’asse verticale invece si riferiscono elementi facenti parte di dimensioni diverse e successive, che a volte introducono giudizi di valore anche nei precedenti quaternari orizzontali. Geometricamente parlando, l’altezza non è migliore della larghezza, mentre nei campi umanistico-esistenziale, psicologico, letterario, filosofico etc, è d’uso comune assimilare «alto» e «sopra» ad elevato, nobile, superiore; e «basso» a inferiore, grezzo, sofferto… Trattasi in tal caso di idee molto più complesse, quali ad es. la scala evolutiva, semplicisticamente esposte nella terminologia corrente.
Ciononostante, rispettando l’uso convenzionale dei termini, rintracciamo nell’asse verticale i concetti filosofici attribuiti alla polarità alto-basso, di volta in volta riferiti ad elementi qualitativamente più elevati (quattro caste del Manu, quattro Verità del Buddha, quattro mondi della Kabbalah, quattro cerchi dell’esistenza celtici, etc) o alle progressive «discese» e «risalite» attraverso fasi successive (i periodici yuga indù, le qualità delle stagioni) o piani dimensionali differenti e successivi.
Nella discesa dello Spirito verso la materia, dell’Anima verso l’incarnazione fisica, possiamo segnalare la ricorrenza di uno schema di passaggi successivi nei quali il quarto coagula, cristallizza il precedente ternario ad un livello inferiore, dandogli una forma, un prodotto, un risultato (materializzazione dell’idea in Platone): è il quaternario emanato dalla Triade o dal terzo elemento della Triade. È il caso della trinità archetipale da cui emana la natura manifesta, delle tradizioni che includono il corpo eterico, vitale o pranico nel quaternario inferiore dei corpi mortali, dei sette raggi della teosofia presentati come 3+4, delle tre virtù teologali e quattro cardinali, dell’Albero Sephirotico della Kabbalah, del Saptaparna o delle già menzionate pietre filosofale e massonica.
La risalita invece, consistendo del percorso inverso, è una «elevazione» (i quattro corpi Ermetici, le quattro iniziazioni di molte tradizioni, le quattro porte…). Racconta del ritorno della coscienza alle sue fonti originarie, dalle quali in realtà si era distaccata solo illusoriamente. Notiamo qui lo schema del quattro che sintetizza, riassume e coordina i tre precedenti ad un livello superiore: la quarta santa verità del Buddha, il punto al centro del triangolo, l’uomo tra i quattro animali, la teoria delle quattro sfere del mentale, etc.
Infine la dimensione della profondità aggiunge l’idea di intensità, spessore, appunto «profondità» alle qualità finora collocate sui primi due assi. È una moltiplicazione esponenziale delle possibilità di interpretazione, rappresentata nella complessità ed universalità del simbolismo dei quattro Maharaja o quattro animali sacri, e soprattutto nei quattro Dharmadathu buddhisti dall’imperscrutabile numero di dimensioni concepibili nel regno dei noumeni o principi. La dimensione della profondità complica il computo delle qualità, degli attributi, delle forze e delle leggi presenti in questo universo, ma nel succedersi delle civiltà e delle epoche l’uomo finirà per utilizzare schemi via via più complessi, costituiti da settenari o decadi sviluppate su innumerevoli «assi cartesiani» e dimensioni contemporanee.
Lo schema frequentemente ripetuto consiste delle operazioni filosofiche di:

  1. Affermazione o tesi
  2. Negazione o antitesi
  3. Discussione
  4. Soluzione o sintesi

L’omissione da parte di alcuni della terza fase ci sembra operazione scorretta e poco aderente alla realtà dei fatti se è vero, come sembra, che il mondo intero ama ristagnare lungamente in essa. Ciò avviene perché la discussione tra gli esseri senzienti non è reale, in quanto ognuno virtualizza attraverso la mente la realtà, in base alla sua profondità. Così facendo le «apparenti» discussioni non sono che tentativi di affermare-confermare-obbligare gli altri al proprio concepibile, ma il proprio concepibile potrà quasi mai essere il concepibile virtualizzato dall’altro.
Così nella «discussione» il ternario filosofico, nato dal binario antagonistico, si completa nel quaternario o base quadrata di ogni verità filosofica.