Ricerca

Multibase

Sulla Libertà (Parte 2)

Paolo D’Ambrosio – Energia e Forme (Courtesy Arte Quantica)

Buio interiore, le tenebre… Prima delle tenebre…
Le tenebre e la luce sono due opposti che hanno poco significato nella Realtà Assoluta. Infatti un Punto, apparentemente inconcepibile, dell’Assoluto fa tanta luce quanto un universo.
Il nostro concetto di luce e di tenebra separa: quando la luce appare sembra scacciare le tenebre ma, essendo tutto pervaso dall’Assoluto, non si può dire che esista un luogo nelle tenebre (anche se, nella Sua Infinita Libertà, può acconsentire a che esista).
Le tenebre più oscure sono quelle del suicida, che arreca offesa all’Atto stesso della Creazione, poi ci sono le varie sfumature della coscienza ottenebrata. Al buio non conosci, questa è libertà! Non conoscere è libertà e, nella libertà, non si vede oscurità.
Il fatto che tutto sia pervaso da Lui toglie il senso oscuro al valore delle tenebre.

Nell’immaginario degli esseri il buio, le tenebre, fanno paura perché rappresentano il luogo dove una fine atroce li attende. Ma la fine, proprio perché è fine, non è mai atroce. Il concetto di “atrocità della fine” appartiene a chi vede la morte come un evento violento e pensa che la coscienza in quel momento perduri. Invece la coscienza viene ottenebrata per un cambiamento di interazioni.
L’oscurità è necessaria per avere l’idea o la percezione dell’esistenza di qualcosa di più profondo, che non può essere oscurato. La luce può essere oscurata a livello fisico e può essere oscurata nella mente, ma esiste una condizione che non può essere oscurata: nello Spirito (Oltre – Contemplazione).

A seconda delle varie sfumature dell’identità, La “luce” e le “tenebre” assumono diverse gradazioni di significato. La mente appanna, devia e ottenebra la lucidità di percezione che, a mano a mano, diventa più limpida nell’approssimarsi all’intelletto. Il buio di una posizione mentale può andare dalla follia demenziale dell’oscurità totale (con innumerevoli sfaccettature) sino alla lucentezza dell’intelletto. Senza la lucidità dell’intelletto si rischia, nel proprio percorso, di frequentare “se stessi” in un’oscillazione fra la mente e le oscurità che sceglie.

In genere si dà al buio, alle tenebre, il valore di “male” e alla luce quello di “bene”. Ma secondo me è tutta una “brodaglia” dove le sfumature di ciò che siamo come energie confonde le cose. Le tenebre indicano una marcata direzione verso il “cadavere”, cioè l’essere visto solo come fisico. Questa marcata direzione viene considerata “male”, perché si mira al potere, agli averi, alla sopraffazione, all’aspetto fisico-materialista.
A livello mentale, abbiamo innumerevoli sfaccettature della libertà del pensiero… Non possiamo considerare i momenti di ottenebramento come “mancanza di luce”, perché possono viverli tutti, e sono dovuti allo sperimentare. Sperimenti qualcosa che non conosci, di cui sei “all’oscuro”, e ci sbatti il muso finché non impari. Se non sperimenti e non provi, non vedi e non capisci.

La notte, il cielo buio, le piccole luci… danno l’idea della vastità dell’oscurità. Osserviamo con attenzione le stelle (ciò che chiamiamo “luce”), ma riusciamo a vederle solo perché c’è il buio.
Riusciamo a vedere in modo limpido una cosa, un evento, solo perché abbiamo sbagliato e ne abbiamo fatto esperienza; questa capacità di distinguere la portiamo con noi fino al profondo, fino all’Anima. Esiste anche l’oscuramento dell’Anima. La mancanza di amore in ciò che facciamo, questo è l’oscuramento dell’Anima. Ma seppure quest’amore ci fosse, nell’Anima, farebbe sempre parte della terza condizione dell’essere, ce n’è una Quarta. La Quarta condizione dell’essere va oltre il raziocinio, oltre il pensiero logico, addirittura oltre il percepire. La Quarta condizione non è “percepiente”, perché non c’è qualcosa da percepire, è immanente.
Non è dinamica, è statica, ma non “statica” come concetto opposto a “dinamica”. La “quiete” non è l’opposto del “caos”, è una condizione di pace interiore… la serenità dominante… la Calma Dominante.
La Calma Dominante è una situazione di Quiete Assoluta, dove qualsiasi opposto non ha valore. Non ha senso parlare di “luce” e “tenebre”, perché così è la Natura della Provenienza: la quarta e ultima condizione che un essere può… Essere e non Essere.

Nello scritto “Sul motivo della creazione” ho provato a spiegare i valori delle parole “luce” e “tenebre”, sintetizzando al massimo e cercando di chiarire che sono sfumati fino all’Assoluto. La Creazione è Pura Luce! Da dove? Da un punto.
Quanta luce c’era in un punto nelle tenebre? Tanta quanta un universo, con miliardi e miliardi di soli, anche duecento volte più grandi del nostro. Tutta questa luce sparsa in un immenso vasto spazio, si perde. Cosa sarà giusto? la luce o il buio? Tutti e due, se non conosci uno non puoi conoscere l’altro. Entrambi fanno parte della Meta dell’Assoluto: produrre Se Stesso, la Libertà di Se Stesso. Ecco quanto è semplice. Ma quale buio! Ma quale luce! Ma quali tenebre! Sono termini a cui gli esseri possono dare innumerevoli valori.

Tutte le parole che si dicono hanno valori molteplici, dipende da chi le ascolta. Parlo con lingua biforcuta o con una spada dalla lama a doppio taglio? Dipende da ciò che senti.
Quando racconto, racconto a me stesso. Quando pensiamo e parliamo raccontiamo solo a noi stessi, ma crediamo che gli altri comprendano la stessa cosa. Se non si crede in niente è facile ironizzare su tutto, sulla illusorietà di valori, termini, parole, eventi, accadimenti… sono tutti attimi, attimi collegati, però ogni volta, con una deviazione minima, cambia tutto il gioco, tutta la strategia, tutta la matematica. Attimi… e ogni attimo la mente muta, per la libertà; l’entanglement modifica l’interazione dell’universo, quindi cambia il sistema delle Leggi.

La Creazione ha implicato l’istante di separazione Creatore-Creazione. In quell’istante si è conformato il futuro della dualità, l’insieme del duale. Nel momento in cui Lui ha fatto di Sé il Creatore Infinito di una creazione infinitesimale (universo), ha Creato un sistema duale. In quel sistema duale le “figurine” che hanno acquisito coscienza sentono di avere “spessore” perché sono nelle quattro dimensioni. Delle quattro dimensioni, tre sono spaziali e una è temporale (illusoria). Sono le quattro dimensioni di un punto espanso, le dimensioni di un puntino infinitesimale… giochiamo il Gioco.
Nell’antichità si parlava del “Gioco Divino”, del “non-senso della Creazione”. Da lì sono nate tutta una serie di diatribe: l’impossibilità di spiegare perché ci siamo, perché viviamo, le tematiche di infinito e infinitesimale… chi era pro, chi contro, chi diceva il vero, chi il falso.

Quando si dice “e fu la luce”… dove era il buio? Non c’era lo spazio, quindi non si può dire “dove era”. Era pervadente, ma non da un punto, in una posizione. L’Onnipervadente pervade ogni cosa… ma ogni cosa non c’è. Ci sono gli altri universi, uno si accende e uno si spegne, tradotto meglio: un infinito di universi si accende, un infinito di universi si spegne, per i percorsi della infinita libertà della coscienza. È come l’Infinito e l’infinitesimale. Il concetto di luce nasce dentro il sistema creato, dove l’espansione di un punto dell’Assoluto sembra che faccia luce. Ma la luce cos’è? La natura più grezza della creazione. La parte più sottile è la coscienza che diventa luce perché apprende, conosce; la parte ancora più sottile è la sensazione profonda di possedere un’energia che irradia tutto all’interno della Creazione: l’Amore. Amare tutti vuol dire irradiare di luce l’intero universo.

Fin qui abbiamo parlato di tre stati facenti parte di quanto è dentro l’universo, il “Non Stato” è ciò che non è dovuto alla Creazione, è la Natura del perché della Creazione.
Il motivo della Creazione… Chi vuoi che sia stato? Dio, l’Assoluto. Ma Quella Natura, questi innumerevoli punti dentro l’universo, La contengono? Se sì, abbiamo scoperto che abbiamo un Dio; se no, non l’abbiamo. O vivi col Dio che hai, o vivi lo stesso, anche senza, anche nelle tenebre, vivi lo stesso ovunque. Tanto, non è perché determini con violenza dentro te stesso di credere che credi; non è perché ti sembra il gioco migliore o più opportuno che risolvi; non puoi ottenere un premio migliore di quello che già sei, non ottieni di più di quanto sei. Già sei, cosa vuoi aggiungere?
Le “aggiunte” che alcuni vorrebbero sono: miglior corpo, miglior sentire, ampliare le sensazioni, alcool, droga e pensieri folli della follia umana, di chissà quale percorso di ottenimento di coscienza; poi fai un piccolo passo verso l’intelletto, e diventi folle nel perseguire la scienza. Questa è già una grande gratificazione perché ogni tanto sperimenti ciò che dici essere “la luce”: ti si accende una “lampadina” in testa. È luce solo perché si accosta alla Legge della Creazione.
Più è intelletto, più è legge della Creazione, più è giusta, più è luce. Dov’è la vera luce? Ancora oltre, nella terza condizione… la luce dell’Amore.

Abbiamo giocato fra buio e luce, con le tenebre da una parte e la luce dall’altra, che ci ha fatto sentire di essere più vicini a Dio. Ma per quanto vicini siamo, è sempre “lontano” fino a che non ci si identifica.
È sempre “lontano”. Il cammino è arduo e periglioso. È più facile riuscire ad attraversare la foresta amazzonica scalzo, nudo e soltanto con una clava in mano che realizzarsi. In realtà sarebbe semplice, il problema è che per sperimentare ci si creano molti problemi. Altrimenti che libertà sarebbe? Vorremmo che andasse sempre tutto bene, ma se fosse così vivremmo un sistema imprigionato nel bene, quindi non libero. Dato che questo sistema dimostra la libertà dell’Assoluto sono necessarie l’oscurità e le tenebre, così da poter dare loro il valore “peggiore”. Le “creature delle tenebre”, sono invenzioni di menti malate. Tutti gli esseri portano un po’ di tenebra in sé, altrimenti cosa sperimenterebbero? Niente.

Imparate a collegare tutto, a cercare di capire le interazioni. Questo è il sistema. E fu il buio, poi vedi uno squarcio, esci… e sei nato; poi muori, poi di nuovo uno squarcio. Ti accorgi se lo squarcio è quello di tua madre o quello dell’intero universo? È sempre lo stesso squarcio… la Genitrice Cosmica di cui parlava Helena Petrovna Blavatsky, nei cui scritti ci sono alcune componenti interessanti del passaggio dal brahmanesimo al buddhismo.
Alcuni dei concetti spiegati dalla Blavatsky “suonano” bene, ma sarebbero comunque da “ripulire”. Ci sono termini propri del periodo e della teosofia, il linguaggio è diverso da quello usato oggi. Bisognerebbe tradurre tutto… tanto vale leggere prima qualcosa di scritto con un linguaggio che conoscete, poi, dopo, potrete rintracciare le parti che collimano.
I calcoli riguardanti periodi passati, fatti successivamente, soffrono della deviazione che già c’è stata. È come cercare di vedere quanto fumo c’è in una stanza il giorno dopo averci fumato. Bisogna misurarlo al momento il fumo, le parole-fumo. Il giorno dopo, mentre sei lì a respirare, come fai a sapere quante particelle sono passate nei polmoni delle persone presenti il giorno precedente? Chi aveva la bronchite? Chi la polmonite? Non si può “afferrare” niente! Apri le finestre ed è finito tutto (o quasi). Non è facile. Basta che abbiate a disposizione il necessario per una comprensione che abbracci un po’ tutto il passato. Così, quando sentirete parlare o leggerete qualsiasi testo di ricerca interiore, vi renderete conto di capirlo facilmente, e avrete finito la ricapitolazione! Quando comincerete a trovare qualcosa da aggiungere, avrete iniziato il percorso!
Se cammini e tutto ciò che leggi lo sai, quella è ricapitolazione; quando riesci ad aggiungere qualcosa di tuo stai facendo un altro, nuovo percorso. Certo, poi ci devi “sbattere il grugno”: è vero o non è vero, ti serve o non ti serve, è giusto o sbagliato, è buio o luce. Chi ti racconta le cose non può farlo per te.
Afferra ciò che vuoi e poi usalo come meglio credi, i tuoi dubbi sono forza, a volte, per continuare a cercare.

Quando ti rendi conto che è diventato facile leggere i testi antichi e pensi: “questo lo so!”; sappi che è sempre una visione da un punto di vista, ed è solo la tua, perché il tuo “lo so” contiene le stesse deviazioni inserite nell’intendere quelle parole. Non si perde la libertà perché si sanno le cose, non ci credete. Se sai qualcosa, la sai tu. Non perdi la libertà dell’interpretazione e della profondità, gliela dai tu. Io gli do la mia.

Tutte le parole che si dicono possono essere interpretate in molti modi, pro e contro. Parlare è diverso da scrivere: in una pagina si scrive quanto detto in quattro parole. Quando si parla è diverso, perché si percepisce se qualcuno ha necessità di capire meglio e viene voglia di spiegare da più punti di vista.
Quando si scrive si sta da soli e si finisce come in un buco nero. Cosa succede nel buco nero? Che fine fanno gli atomi, i protoni, i neutroni? Scompaiono e rimangono un po’ di stringhe in fila (accettando la teoria delle stringhe) verso l’ignoto (noto ad alcuni). La stringa è frequenza. Un suono è una cosa, la somma di due suoni un’altra, ogni frequenza organizza le particelle in maniera diversa. Un Unico Suono è l’Assoluto. Poi i suoni si differenziano e fanno più suoni. A volte si capisce meglio…
Voi le chiamate “stringhe”, gli antichi le chiamavano “due acca” (HH).
Mi sembra che Gurdjieff parlasse del passaggio di frequenze, delle 7 note. Per lui, la scala musicale era, nel macroscopico, ciò che accade alle particelle. Certo è che: da Un Suono, se ne ottengono due, da due il molteplice (causa-effetto). Ma quando arriva l’eco? E a chi arriva? Eh sì! Lui Emette il Suono e voi fate l’eco. Se non lo fate, attendiamo…