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Studio sulla Parola “Semantica”

Socrate: In parecchie maniere, a mio parere. E, se poi si cambia un po’, in molte. Alcuni infatti dicono che esso [il corpo] è il sema (la tomba) dell’anima, in quanto l’anima vi sta riposta in questa vita presente. E siccome l’anima segnala attraverso il corpo quel che vuole significare, anche per questa ragione è giusto chiamarlo sema [segno]. E mi pare che questo nome gliel’abbiano posto quelli del seguito di Orfeo, poiché l’anima paga lo scotto di quelle colpe che deve pagare e che abbia questo involucro, ad immagine d’un carcere, per essere salvata. Questo dunque sia per l’anima, fino a che non abbia pagato quel che deve, come appunto esso viene denominato, un soma, cioè un mezzo di salvezza e non occorre cambiarvi nulla, neppure una lettera (dal Cratilo, Platone).

Semantica

Ramo della linguistica che studia il significato degli enunciati di una lingua o di un dialetto; in filosofia, il complesso delle teorie del significato elaborate nell’ambito della ricerca; uno dei tre settori (insieme alla pragmatica e la sintattica) in cui si suddivide la semiotica(1); in logica matematica, l’elaborazione con la quale si attribuisce una interpretazione, e quindi un significato, alle formule stesse.

Percorso etimologico di Semantica

Il termine è entrato nella lingua italiana tramite il francese sémantique e questo dal latino tardo semantĭcus. Quest’ultimo è il calco del greco σημαντικός [semantikos] (indice, significativo) che deriva da σήμα [sema] (distintivo, segno) e dal verbo σημαίνω [semaino] (dare il segnale, fare congetture, segnare, significare, indicare).
Σήμα [sema] deriva dai due termini equivalenti sanscriti dhyāma (colorato di nero, scuro) e shyama(2) che significa: nero, blu scuro, grigio, verde, una montagna, appellativo di Kṛṣṇa(3).

Dalla radice kṛ (fare, compiere, preparare, causare, costruire, dare forma, coltivare) – da cui deriva il nome di Kṛṣṇa – ha origine la radice kāra (lavorando, facendo, colui che fa, autore, atto o azione, termine usato per designare una lettera o suono o una parola indeclinabile, sforzo, penitenza religiosa, tassa, lettera o un suono, canto o inno, inno di guerra) da cui il termine kāraka che significa “semantica”.

Kāraka: regole semantiche, che fa, che produce, ciò o cosa produce, ciò o cosa crea, voler agire o fare, relazione tra un’azione e chi agisce, nozione di un caso (nelle declinazioni).

Questo termine fu utilizzato da Pāṇini(4) sia per indicare l’insieme delle regole semantiche, sia i casi del sistema di declinazione. I sei kāraka (relazioni) sono:

  1. Apādāna (“prendere il via”) indica un oggetto stazionario dal quale il movimento prende il via; risponde alla domanda implicita “da chi?”, “da cosa?”, “da dove proviene l’azione espressa dal verbo?” (equivalente al caso ablativo);
  2. Sampradāna (donazione o cessione) indica il destinatario o il ricevente in un’azione; risponde alla domanda implicita “a chi?”, a cosa?”, “verso chi o cosa?” (equivalente del caso dativo);
  3. Karaṇa (“strumento”) indica il mezzo con cui si compie un’azione (equivale al caso strumentale);
  4. Adhikaraṇa (“ubicazione”) risponde alla domanda “dove?” (caso locativo);
  5. Karman (“il fatto/”l’oggetto”) rispondente alla domanda implicita “chi è oggetto dell’azione?”, “che cosa è oggetto nell’azione?” (caso accusativo);
  6. Kartā (colui che agisce) risponde alla domanda implicita “chi compie l’azione?”, “cosa compie l’azione?” (caso nominativo).

Il caso genitivo (Sambandha), invece, non è considerato un kāraka in quanto esprime la relazione tra due nomi e non la relazione tra un nome ed un verbo.

Scomposizione di kāraka: ka + araka = ka + ara + ka

ka(5) = felicità, gioia, nome di Prajāpati, cosa è?, a cosa serve?, chi?, principio dell’assoluto, potere universale, acqua;

araka = raggio di una ruota, la divisione del tempo Jaina(6) (chiamata ara o kāla), nome della gardenia Enneandra, la pianta Blyxa Octandra;

ara = veloce, raggio di una ruota del carro, raggio della ruota del tempo (divisione Jaina del tempo), nome di un Oceano nel mondo di Brahma (OM), raggio di una ruota.

Dalla radice Ka derivano anche:

kal = suonare, proseguire, spingere avanti, portare via, incitare, portare, compiere;
kāla = tempo, momento fissato, morte;
kalā = una piccola parte di qualcosa, una parte dell’intero, un sedicesimo (pertanto una parte di spazio).

“Il tempo non è un’entità indipendente ma una infinita sequenza di attimi vicino allo Zero”. Quindi il passato non è reale ma solo MEMORIA. Il futuro non è Reale ma solo FANTASIA. Il Presente? Prossimo allo ZERO. Nella Prajñā Pāramitā (Perfezione di Saggezza) si dice: “non vi è partenza, non vi è arrivo, non vi è tempo (nulla parte, nulla arriva)”. Nello spazio vi è movimento, nel tempo no. La loro interdipendenza “apparente” è costruita dalla coscienza(7).

Dalla scomposizione del termine sanscrito kāraka si evidenziano i due significati della scienza della semantica.

Uno verso l’esterno per mostrare la relazione tra l’azione (l’evento) e chi agisce (essere nell’atto di…). In questo senso il termine kāraka è tradizionalmente inteso sia come sistema di regole in generale, sia per indicare il sistema di declinazione (i sei casi) dei termini alla base della costruzione della frase sanscrita, sia ogni singolo caso della declinazione stessa. Pāṇini, infatti, denominando ogni caso e contemporaneamente il sistema semantico con lo stesso termine (kāraka), suggerisce come le singole regole (espresse da specifici segni) si riflettano reciprocamente (microcosmo-macrocosmo) come in un unico frattale.

L’altro significato (come evidenziato dal valore semantico delle radici e dei termini risultanti dalla scomposizione ka + ara + ka) conduce verso l’interno quindi alla coscienza del sistema di regole che sono alla base della manifestazione.
“Ka”, quale principio dell’Assoluto (l’acqua), attraverso “ara” (la divisione del tempo e dello spazio) diviene un nuovo universo (un Oceano nel mondo di Brahma espresso dal “seme antico” AUM), ritornando ad essere “ka” (come gioia della creazione, felicità della coincidenza con l’inizio, con il principio).

NOTE:

(1) Semiotica è la “scienza o teoria dei segni” (o “disciplina che si occupa dei segni”) ma, poiché qualsiasi cosa o evento può essere considerato un segno, il campo di studio della semiotica potrebbe essere la “semiosi” stessa, cioé il processo per cui qualcosa funziona come segno (ha un “comportamento segnico”) e non solo particolari “segni”. La parola viene dal greco semeiotikos [σημειωτικός] da “segno”, σήμα [sema] che compare in Omero indicando sia il segnale naturale (le nuvole che indicano la pioggia), sia il segnale divino (un prodigio, segno della volontà divina), sia il segnale umano e convenzionale (il segno di riconoscimento delle truppe).

(2) Dalla radice verbale shyai (congelare, andare, muovere).

(3) Dal colore blu scuro che caratterizza la sua iconografia.

(4) Pāṇini fu un famoso grammatico indiano vissuto nel Gandhara. Autore della grammatica sanscrita, conosciuta sopratutto per le 3.959 regole morfologiche, esposte nel testo Aṣṭādhyāyī “Gli otto capitoli”. La grammatica di Pāṇini segna convenzionalmente la fine del sanscrito vedico e l’inizio del sanscrito classico.
Le grammatiche B.N.F. (Backus-Naur Form, nome derivato dai due studiosi John Backus e Peter Naur) usate per i contemporanei linguaggi di programmazione hanno importanti somiglianze con le regole di grammatica di Pāṇini. Questa meta-sintassi esprime grammatiche libere da contesti e viene anche chiamata Pāṇini–Backus Form. Anche le lingue derivanti dall’antica famiglia indo-americana sono utilizzate come base per sistemi di programmazione; Ivan Guzman de Rojas ha creato infatti un sistema informatico (l’Atamiri) utilizzando la lingua Aymara come ponte per tradurre altre lingue. (per approfondimenti vedi lo scritto n.76 Sul Passato ed il futuro. Adesso!).

(5) È anche un suffisso taddhita, ossia un suffisso formante i nomi a partire da altri nomi, quindi nomi “derivativi”.

(6) Non ammettendo la nozione di dissoluzione totale del mondo, il Jainismo considera il tempo come una ruota in cui la metà discendente e quella ascendente si susseguono ininterrottamente. Il tempo (kāla) è uno dei cinque tipi di cause che determinano ogni azione.

(7) Cfr. l’opera dell’astronomo Āryabhaṭa (476–550 d.C.), autore dell’Aryabhatiya e dell’Arya-siddhanta. Egli portò al culmine la ricerca scientifica già presente nei Veda dal 300 a.C. In particolare, nel trattato astronomico dei Veda Jyotisavedānga venne espresso il valore dello “Zero”.