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Sui Passi Disordinati nel Fenomenico Verso L’equità (Domande)

Nel corso della storia, le varie scuole filosofiche hanno espresso, per utilità, le stesse concezioni in maniera diversa. Ogni essere agisce per utilità e per utilità interpreta la realtà, qualcuno ha creduto di poter interpretare per utilità anche gli insegnamenti.
In passato i filosofi più “utilitaristici” erano quelli più vicini alla ricchezza, ai monasteri, ai principi… non tentavano di avvicinarsi all’eternità, ma solo all’utilità. Da qui hanno avuto origine tante diatribe che non hanno portato a niente: sterili discussioni su posizioni mentali che non permettono di cogliere l’eternità, ma solo aspetti non eterni di continui mutamenti, i quali causano a loro volta la morte dell’aspetto precedente e la vita del successivo. Come il seme, che quando muore diviene un germoglio, che quando muore diviene una piantina, che quando muore diviene un albero. La continua decadenza e fine di un aspetto, comporta il susseguirsi di un altro. È la vita.
Nei processi mentali, la vita implica il concetto della morte e, incastrato in questo meccanismo, l’essere perde l’aspetto dell’eternità. L’Assoluto fa ciò appositamente, per impedire di arrivare a Lui attraverso la matematica. Per questo è necessario vivere sottoposti alla legge causa-effetto, con annessi e connessi irrisolvibili (con la mente) dubbi.

Mi è stato chiesto secondo quale criterio usassi maiuscole e minuscole nei miei scritti. Rispondo: l’Azione e la Non Azione dell’Assoluto, tutti i verbi riferiti a Lui sono sempre maiuscoli.
Parlando di Ciò che è in prossimità della Base si usano le maiuscole poi, a mano a mano che ci si allontana, le minuscole. La Base è la Legge di Dio, la Legge della Formazione dell’Universo, e va scritta obbligatoriamente in maiuscolo (Punto).
Anche lo Squarcio lo fa Lui e per questo è maiuscolo.
I termini che non si possono associare all’Assoluto, perché riferiti a qualcosa che è dopo lo Squarcio e la Base, li metto minuscoli (tranne “Creazione”, che va in maiuscolo perché è la volontà diretta dell’Assoluto, la Sua Prima Volontà).
In sostanza, maiuscolo significa: ogni sostantivo, verbo, aggettivo ecc. che abbia un Diretto Collegamento con Dio. È Lui, non si può scrivere minuscolo. Tutto il resto va bene minuscolo.
L’Assoluto Attua la Separazione attraverso la Sua Legge per Organizzare il sistema pensiero libero, ovvero gli esseri. Da lì in poi, è tutto minuscolo.
La Base è complessa e articolata perché è l’organizzazione degli eventi della libertà dell’essere, ma la Legge che ha organizzato tutto – questo e quello, EVENTI (1) e Legge – è la Sua Volontà, quindi è maiuscola. La Base, lo Squarcio, la Volontà Divina, sono tutti maiuscoli. Ciò che viene dopo, gli eventi concatenati nella legge causa-effetto e nella dualità, sono scritti in minuscolo.
Maiuscolo è l’Infinito perché è solo Lui, minuscolo è l’infinitesimale perché siamo noi. Ma se colleghiamo il concetto di infinito al pensiero dell’essere è minuscolo. L’infinito di Cantor, ad esempio, è minuscolo (2) perché concepito da un uomo. L’Infinito è scritto maiuscolo quando è Accomunato a Dio in Qualsivoglia Meccanismo. Ogni Cosa Accomunata a Dio è maiuscola, che sia un’Azione, una Volontà o altro, tutto ciò che è teoria o concezione dell’essere è minuscolo.
L’Assoluto, è a Distanza Infinita dall’essere anche alla Soglia, dove sono contemporaneamente l’infinitesimo e l’Infinito… Non è facile, è un tema complesso. Forse con questi scritti un po’ l’ho spiegato.

“Parole Inutili” è un tentativo di creare delle ciotole sempre vuote. Le ciotole piene si consumano, si preoccupano, stanno male, vivono di mente. Se invece di vivere “di mente” vivessero “senza mente” sarebbe meglio!
Però è anche giusto stimolare gli esseri a fare ipotesi con la mente invece di abbandonarsi all’intuizione… se non si sostengono gli esseri nel proprio percorso verso l’io, l’illusorio e il non eterno, non si permette loro di fare cattive azioni, cattivi pensieri e così via. Se l’essere non erra in quel verso, dopo è difficile che trovi (per forza e “solo”) l’altro verso per fare il santo.
Se non si aiutano gli esseri all’errore del pensiero, poi, come faranno a giungere al non pensiero?
Prima dovete pensare, poi esaurirete il pensiero… avrete giocato tutte le carte, vi sarete rivoltati tutte le frittate che volevate e avrete bruciato la padella. Dopo aver bruciato la padella, non farete più nessuna frittata.
Perché non permettere agli esseri, attraverso la libertà, il giusto errare? Perché non sostenerli nell’errore? Chi conosce queste cose non sostiene solo gli angeli.
È questa la differenza con un maestro? Le differenze le fanno gli uomini, in un percorso che inizia con la vita e finisce con la morte, se sono identificati con la superficie. Se non sono identificati con la superficie inizia con la vita… il vero percorso.
La coscienza è continua, soltanto che c’è un ottenebramento altalenante dato dal fatto che un essere si identifica una volta con la carne, una volta con il pensiero, una volta con i bisogni, una volta con i desideri… c’è un altalenare continuo di identità. Lo “sfarfallamento” fa parte della libertà, però alla fine ci si rende conto che ci si autodanneggia.
Troverete aiuto e conforto oppure, se sarete veramente aiutati, troverete “sconforto”. Una persona che si sente sconfortata e non accettata, non sa di cercare la soluzione nel posto sbagliato. Vuole trovare all’esterno una soluzione per la propria vita e problematica interiore. All’esterno è necessario essere sconfortati, è normale e logico, così si cerca meglio!

Molti, quando si parla di “Infinito”, ne rimangono colpiti e pensano a qualcosa di immensamente grande, tendono a “riempirlo” con qualcosa. La “coscienza continua” è un infinito che lascia interdetti. È una realtà con un periodico sopra (1 periodico), a differenza dell’invenzione della reincarnazione che, così come è stata raccontata, è una favola carina e piena di fronzoli. L’hanno fatta diventare una baggianata perché conveniva ad alcuni sistemi di potere.
La coscienza ha infiniti aspetti, a volte ne assume uno e a volte un altro. Cosa importa quale vivi in quel momento? Tientelo. Poi stai male, o bene, e lo cambi. Il problema è che l’essere senziente si adagia su una coscienza e vuole perdurare con quella perché, bene o male, ci si “barcamena” e ci sopravvive dentro. Ma sopravvivere non è vivere.

I diversi aspetti delle percezioni sottili creano, dalla psiche al fisico, sensazioni conseguenti, identificate in vario modo dai soggetti che meditano.
Nelle vostre nature interiori c’è un’oscillazione che si manifesta anche a livello fisico: all’indietro è un conto, in avanti un altro, lateralmente un altro ancora. È come cercare di connettere con dei fili un contatore a una lampadina, è la frequenza che andate cercando per centrarvi con l’intelletto.
Collegare l’essere alla “Sua Base” è fargli capire che non è un altro a mettere il filo per lui e che lui è già quel collegamento, dal Contatore alla lampadina che consuma. Il corpo è la lampadina, ma a cosa è collegata? Come fa ad accendersi? Da dove prende le sue energie? Come esiste? Da dove l’ha conformata l’universo? Di cosa sono fatte le sue particelle? (Di rame? Dovrei dire “di coccio”! Il coccio è un isolante). Il modo di dire “sei di coccio” significa “sei isolato” con la tua testardaggine.
Quindi, l’essere ha un collegamento e lo va a cercare dentro. Ma in realtà non esiste il collegamento “dentro”. È stupido dire ad un essere “scava nel tuo profondo e troverai te stesso”. L’essere non trova se stesso dentro, perché non sta “solo” dentro, sta anche intorno, fino alla Base. È dappertutto… con tutte le interazioni, e gli apparenti aspetti della ricerca non sono altro che una realtà che già è.
Siete necessariamente collegati con la Base. Perché? Da dove pensate di venire, andando a ritroso nella legge causa-effetto? Dovete venire da un Inizio che ha organizzato l’Assoluto.
Esiste una concatenazione degli effetti di cui non vi rendete conto, e state lì a sbraitare e a preoccuparvi dell’effetto del momento.
E quello successivo? E quello prima? E quello ancora prima? Da quando? Dalla vita alla morte. Di cosa dovete star male? Di qualcosa che inventate lì per lì rendendolo una condizione, una situazione, il vostro io, il vostro essere, il vostro esistere… Tutto ciò non ha alcun senso. In una continuità, voi siete la continuità della coscienza.

Il corpo invecchia e si ammala, ma è normale. Prendete un mondo e lo consumate; prendete una vita e la consumate; prendete un corpo e lo consumate. Poi? Finisce! Poi? O trovate ciò a cui siete collegati oppure state lì, come eventi sospesi nel niente prima e nel niente dopo, nel nichilismo senza Dio, senza avere quello che purtroppo hanno perso le religioni: la libertà dell’essere nel cercare con comodo, senza pressioni né obblighi. Tanto se dovrete soffrire soffrirete, se dovrete essere felici sarete felici, di certo non dipenderà dagli altri ma soltanto da voi.
Quando sparano a un soldato, in guerra, è stato un altro col fucile puntato a farlo. Certo! Se non ci fosse la Base potrebbe sparargli chiunque, ma dal momento che la Base c’è lo farà la persona giusta.
Molti soldati vanno in guerra e si salvano, molti altri ci vanno e muoiono, e allora? Pensate che l’Assoluto sia un Creatore Casuale, e l’Universo un gioco a dadi? Fate degli errori di valutazione, dovete mettere i piedi in terra. I piedi sono per terra e la testa fra le nuvole, e in mezzo ci siete voi.
Il vostro raccordo è con la Base, la Base è la Legge dell’Assoluto, il Fondamento di questo Universo, se non ci fosse quel Fondamento l’Assoluto ci avrebbe preso in giro!
Nascete perché dovete nascere, morite perché dovete morire, vivete così, come capita, nel dolore. O uscite da questa condizione o non avete soluzione. Se credete di trovare la soluzione dentro, fate un errore; fuori? Fate un errore; né dentro né fuori…. Il Paradiso non è in un posto. La Pace interiore non è in un posto, la soluzione alle cose non è in un posto. È nel rapporto che avete con l’Universo, che non è determinato! Chi può determinare una cosa del genere? Perché San Francesco è diventato San Francesco e non Gengis Khan, e Gengis Khan è diventato Gengis Khan e non San Francesco? Chiedetelo alla Base il perché! Credete che dipenda da un ordine dell’Assoluto se un essere diventa San Francesco e un altro Gengis Khan? Non è così, l’Assoluto non Ordina La Sua Libertà per poi Condizionarla. Una volta che Ha Ordinato la Sua Libertà questa non viene più condizionata da niente. Vi preoccupate? Preoccupatevi fino alla vostra morte, poi ne riparleremo. Non vi preoccupate? Rimanete ignoranti, poi ne riparleremo.
Non si può parlare per “certezze” da una parte: anche dall’altra parte ci sono certezze. Qualcuno si chiede: “Come si mettono insieme le due?” .
Lascia perdere, la ricerca non è per te: devi diventare schizofrenico, modulare la schizofrenia e mantenerti libero. Cosa vuol dire libero? Lo spazio che c’è fra un opposto e l’altro, quant’è? Infinito. Allora sei libero.
Qualcun altro dice: “Io sto solo da una parte”. E allora vai da quella parte e non scocciare. “Io sto dall’altra parte”. Vai dall’altra parte anche tu, così sarete in due. E lo spazio in mezzo? Lo spazio in mezzo è occupato dagli esseri liberi, che non hanno limiti, né si fanno limitare, o condizionare, o obbligare a una scelta. Qual è la scelta? Avete tre scritti da leggere de “Il Percorso verso la Base“, ne arriveranno altri otto (8+3=11).

Vivere in Paradiso è comodo, scendere all’Inferno è un problema ed è disdicevole. Il Paradiso è per gli stolti che, senza amore, vogliono un premio per se stessi e lo organizzano come futuro da ottenere. Le religioni hanno trovato questi creduloni a cui far pensare che il paradiso non sia qui ma da un’altra parte. Così speculano su una “qualche parte” che nessuno realizzerà mai.
Io non posso dirti queste “parole utili”, ti devo dire che il Paradiso ce l’hai dentro, intorno, trovalo! L’Inferno? Ce l’hai dentro, intorno… scappa!
Cosa bisogna dire a un essere? Bisogna fargli capire che è collegato alla Base, allo Squarcio (squarciare vuol dire “dividere in quattro”, questo è un universo a quattro sfere). Perché ascolti queste cose? Non ti faranno passare né la fame né la sete.
Il Paradiso non viene organizzato mai dalle parole di qualcun altro. Lasciate stare, non vi serve. Non parlate mai con qualcuno che aiuta demoni e angeli, che fa da specchio, perché non vi serve. Cercate di studiare le sfaccettature della vostra mente, che è l’unica costruttrice di prigionie e gabbie. Se vi imprigionate da soli, vi siete messi in una cella fatta con voi stessi.
L’obiettivo dell’essere è la propria realizzazione, poi aiutare gli altri a realizzarsi. Ma se non vi realizzate e non trovate i valori interiori, oppure le mancanze interiori… se siete anelli forati cosa volete trovare? Trovate quello che volete.
Questi sono esempi senza senso per farvi mangiare del riso finto che non vi sazierà mai. Dovete svegliarvi! Dovete diventare quella Natura che avete, ma come fate a diventarlo se già lo siete? Dovete essere quello che siete. Come si fa? Levate tutte le “infrastrutture” create ad hoc, che non servono a niente. Ognuno sta male per i suoi motivi, perché stare male costruendo con la mente? Non c’è altra soluzione. “La vita è una cassapanca di sorprese”.
Passano i tempi, ogni volta si nasce e si muore. Chissà se, leggendo le varie Parole Inutili, si chiarirà a “parole” un po’ della vostra fame illusoria. Poi, comunque, la fame e la sete ritornano, e voi rimarrete affamati.
Questo è il gioco: farvi sapere che ci sono tante leccornie preparate per voi. Già avete i “dolci sapori”, solo che siete organizzati in modo da non gustarli. Vi siete organizzati per essere quello che non siete. Fate gli attori nel “teatrino” della vita, poi vi identificate con la parte e ci credete. A me hanno detto: tu facevi il santo, tu facevi l’assassino, tu facevi il poeta, tu facevi il ladro, ma a me cosa importa di quello che dicono gli esseri! Io facevo quello che “Era”!
In tanti volevano sapere ciò che non si può sapere. Lo sai tu e la Base, tu e l’Assoluto. E tutta la Talità ha solo a che “Vedere” con Lui, non ha a che vedere con gli altri. Se vi rendete conto di questa natura, già vi siete preparati.
Ricordate che più passa il tempo e più i pendii del sapere diventano verticali, le risposte vengono posizionate sempre più nelle nuvole e chi le ascolta non si rende conto di sentire qualcuno che se ne sta per i fatti suoi in un nido d’aquila. Imparerà anche lui a salire, a mettersi in un nido d’aquila, a guardare in basso e dire: “caspita, quanto sono in alto!”.
Poi gli arriverà in testa un escremento e comprenderà che c’era un altro nido, ancora più in alto. E allora cosa farà, pensando di fare il furbo? Vorrà fare il Realizzato in un nido d’aquila ancora più in alto! Salirà, farà uno sforzo enorme e rischierà di cadere (mentre si sale, si può perdere la presa e cadere, a volte si può finire a fare il demone senza accorgersene). Allora risalirà un’altra volta, per andare in un nido d’aquila più in alto, così potrà restituire a chi sta in basso l’escremento in testa che ha ricevuto.
Dopo un po’ di tempo, però, gli arriverà in testa un nuovo escremento, guardando in su, vedrà un’altra aquila e si chiederà: “ma quando finiscono queste aquile?” (Quando finisce Manitù, che aveva sulla testa piume d’aquila?) e salirà ancora. Finché, stanco dell’aquila che si trova sempre più in alto, deciderà di cambiare nome a Dio. A chi metterà il nome? A un nido più in alto?
Sapete cosa farei io? Scenderei dalla montagna e mi metterei a valle, così le aquile potrebbero lasciare i loro escrementi dove vogliono!

La condizione apparente di schizofrenia viene sanata solo quando si conoscono tutti gli aspetti della mente; altrimenti rimane sempre una parte che ne sa più di un’altra, e sei di nuovo alla ricerca. Perché? È così? Bene mettiti lì, e vedi come è “così”. Poi arriva l’opposto… Ah! Allora se non è così è in un altro modo… Ti metti dall’altra parte e procedi; però, per il superamento delle dicotomie, accade qualcosa che ti spinge dall’altra parte e pensi: “Ma come, ero posizionato così bene e adesso mi trovo completamente dall’altra parte?”.
Poi cambi ancora, vai da una parte all’altra e ti rendi conto che… la via di mezzo era la migliore. La via di mezzo contiene entrambe le parti.
Come far di una sola faccia un’unica medaglia? Una faccia non piace mai a nessuno, è l’aspetto negativo di quello che consideri positivo. Fai una medaglia con una faccia sola e hai risolto il problema!
Qual è il suono di una sola mano? Ma guarda un po’…
Quand’è la fine del dolore? Ma guarda un po’…
Cosa vuol dire “la fine del dolore”?
La fine del dolore è una condizione ben precisa, che non vuol dire astenersi dall’INCARNARSI come “carne”; che non consiste nell’allontanarsi dal prosieguo della propria coscienza.

Procedete tranquilli, una volta una cosa e una volta un’altra; andate sereni, c’è sempre da imparare; apprendere.
MAI E POI MAI POSIZIONARE LA MENTE DAL LATO CHE RITENIAMO GIUSTO, la mente vi “frega” e posiziona il lato che ritenete sbagliato come la cosa migliore. Poi ve ne andate da quel lato, e la mente vi posiziona di nuovo dall’altra parte, la cosa migliore!
È la vita con gli aspetti della libertà nella mente.
Comunque vada c’è sempre da imparare, apprendere, conoscere, per stabilire che nessun posto è il migliore; su nessun nido d’aquila; non c’è nessuna posizione certa che sia “la migliore” e la soluzione all’enigma “vita” è sparsa, dallo Squarcio alla vostra natura. Diversamente non può essere.

La purezza non è, e non va considerata, come l’opposto dell’impurità. La purezza è determinata nella Base. È come affronti l’evento. Non è nell’evento, sporco o pulito.
La purezza dell’essere deve trascendere bene e male.
La purezza più semplice sarebbe fuggire nel Nirvana o nel Paradiso e crogiolarsi in un qualche posto dove l’incoscienza e la gioia di essere sono perenni. Pensate che “capolavoro”: un povero Realizzato, illuminato, in perenne Paradiso. Lì io mi oscurerei! Per diventare cosa? Mai e poi mai andare dall’altra parte! Sapete qual è l’equilibrio? Il Paradiso che portate nel mondo del fenomenico, con tutti i suoi apparenti danni e illusori dolori.
Prendete il paradiso, mettetelo in maniera indecifrabile dentro di voi, intorno a voi, collegato a voi, e poi vivete dove siete, nel mondo fenomenico. Vi ha mai raccontato qualcuno cosa c’è dopo la morte? Eccoci qua, tutti noi dopo la morte. Questo è dopo la morte, adesso, ora!
È sempre così, ogni volta. E quando morirete? Ne riparleremo.

Nel quarto sistema, che sembra raccontare con parole inutili, non c’è speranza di salvezza, non c’è la cosa giusta, perché la cosa giusta è quello che siete, è quello che fate. Se l’Assoluto vi mette davanti degli eventi voi li vivete e basta… Lo scalatore ha un solo sistema di salvarsi quando quello dietro a lui si sgancia e penzola nel vuoto: o taglia la corda, o cade giù anche lui. C’è chi vuole essere bravo fino all’ultimo, non taglia la corda, e muore insieme all’altro. C’è chi pensa: “morire in due è uno spreco, fammi tagliare questa corda”; poi c’è chi istintivamente taglia la corda e basta, senza nessun pensiero. Quello non ha commesso nessun peccato. Non è nemmeno condannabile dalla legge. Ci sono delle regole precise, a cui o ottemperate oppure… a voi sempre la scelta.

Conquistate lentamente la calma dimorante, fate i vostri graduali passi, considerate le cose per quello che sono. La scuola dell’Assoluto è quella che È. Quello che accade è la vita. Si può discutere, con le parole possiamo inventare ciò che vogliamo. Pensate al bell’impasto dell’umanità, pensate a che impasto siete. Nella vita accade quello che deve accadere. Quando va bene, gioite. Quando va male, andate a casa e leccatevi le ferite. Così diventerete ricercatori. E quando sarete ricercatori, dopo qualche anno, avremo un vocabolario che ci consentirà di dialogare sereni e tranquilli, anche con quelli che verranno, le solite ciotole di vario tipo.

Abbiate una vera, totale mancanza di fede. Non esiste “abbi fede!” . Che cos’è la fede? Serve a prendere in giro gli esseri. Non dovete avere fede mai! La fede è per gli stolti. Non abbiate fede, trovate le cose. La fede possiamo solo organizzarla con l’Assoluto.
Perché le varie strade? Le varie Vie implicano sempre che qualcuno venga disturbato nella propria via, per fortificarsi.
Devono esserci un po’ di spine in questa montagna che va in salita, qualcuno deve pur fare il rovo o la spina! Qualcuno si graffia, qualcuno ti dà fuoco e qualcuno ti vuole tagliare alla radice. È normale.
Immaginate un essere che sa e deve stare zitto, che conosce e non può parlare, che vede come vanno le cose e deve tacere. Cosa fa il Signore per metterlo alla prova? Lo mette in un posto dove il dolore è quotidiano, costante, perenne. Il sapere e il conoscere, passano sempre per il dolore. Quanto dolore avete vissuto, tanto dolore avete percorso e tanto dovete camminare. Dovete trovare un equilibrio che non è mai nelle cose del mondo ma è solamente nel Paradiso che portate dentro (l’unico posto con un equilibrio), nella Base che conoscete, e non conoscete; nella Vacuità della Vacuità e del Fenomenico che lo racconta e non lo vive; nella Vacuità del Fenomenico che vanta la conoscenza e non la vive, e nelle ripercussioni di una coscienza che è costretta a sapere e a tacere, e basta.
Dovete apprendere e imparare sempre di più ad avere quell’abbandono all’Assoluto perché lo avete conquistato e non perché qualcuno ve l’ha raccontato.
Non fatevi più ingannare da nessun racconto a parole. Io spero di aiutarvi con parole inutili, l’antitesi della filosofia e la distruzione sistematica di tutto quello che vi dico.
Tutto quello che vi dico deve essere continuamente distrutto perché solo così vi troverete.
Avete capito il quarto insegnamento? Adeguatevi. Non lo avete capito? Lasciate perdere, tanto è inutile!

NOTE:

(1) ^ La parola “eventi” è scritta tutta in maiuscolo per evidenziarla a chi legge.
(2) ^ Vedi capitolo “Sul Confine Sul Centro”.