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Studio sulla Parola “Accorto”

Accorto

Participio passato di accorgersi:
avveduto, sagace, destro, cauto, astuto, saggio; che è a conoscenza di qualcosa; rapido, spedito.

Dal lat. cătus (accorto, prudente, abile, esperto; furbo, astuto, sagace, detto di suono acuto, derivato dal lat. co (essere acuto, tagliente).

La parola latina cătus, a sua volta, deriva dal sanscrito cātura (da catur, quattro): accorto, saggio, acuto, intelligente, visibile, colui che governa, piccolo cuscino rotondo(1), trasportato dal 4 (da un carro).
Inoltre il termine “accorto” viene espresso in sanscrito in numerosi termini, che evidenziano sfumature semantiche diverse, derivati da varie radici indoeuropee.

KA (principio dell’assoluto potere universale, nome di Prajāpati, felicità, gioia, acqua):

  • kavi: accorto, dotato di intelligenza, saggio, pensatore, cantore, poeta, nome di diversi dei;
  • kushāgra: accorto, punta aguzza di un filo d’erba(2);
  • kaṭu: aspro, valente (acer), acuto, affilato, tagliente (acutus );
  • kūṭa vertice, vetta, cima, vortice (vertex); vertice, vetta, cima, sommità (căcūmĕn)

DHA (che possiede, che pone, che concede, che causa, nome di Brahmā o di Kubera):

  • dhanvin: accorto, armato di arco, astuto, un nome di Arjuna, un nome di Shiva, un nome di Vishṇu, segno zodiacale del sagittario (governato da Giove).

VID (conoscere, capire, percepire, imparare, essere cosciente, ricordare, trovare, scoprire; incontrare, ottenere, acquisire, condividere, cadere in, nome del pianeta Mercurio):

  • vidura: accorto, saggio, intelligente(3), da cui deriva anche il greco εἶδον [eidon] (da ὁράω [orao] guardare, osservare, scorgere, vedere) e oἶδα [oida] (sapere, conoscere) e il latino vidēre.
Cote

Interessante è il confronto con il termine italiano cóte, o còte, dal lat. cōs cōtis, che indica un arnese per affilare formato da un pezzo di pietra abrasiva naturale molto dura, a grana più o meno fine, tagliato in forma di prisma, cilindro, cono. Per usi letterali, poetici o figurati, cóte acquista il significato di condizione, o situazione, che rende più acuto un sentimento, o è di stimolo alla volontà, all’operare.

Accorgersi

Scorgere con la mente, acquistare coscienza attraverso indizi o per riflessione. Nella forma accorgere, indica il fatto o la capacità di intendere qualche cosa o di acquistarne coscienza, anche attraverso i sensi.

Dal lat accorrĭgĕre, composto della partic. ad e corrigere(4) inteso come:

  • dirizzare (sottintendendo la mente, l’attenzione);
  • correggersi, atto di avvedersi.

Per altri esperti, il termine ha origine da a corgere dal lat. cerno: accorgersi, discernere, distinguere, capire, riconoscere chiaramente; separare, dividere, vagliare, vedere, scorgere; decidere, deliberare, giudicare.

Secondo un’ulteriore interpretazione deriverebbe dal lat. cŏr(5), cuore, mente (gr. κῆρ [ker], καρδία [kardia]), da cui il significato di “indirizzare la mente verso qualcosa”, ossia “conoscere o far conoscere una cosa per congettura di un’altra”.

In italiano si trova anche il termine cauto: chi procede con senno investigando con accortezza ogni minima cosa, perché male non ne avvenga e si conduca a buon fine; guardingo, accorto.
Dal lat. cautus (cauto, accorto, prudente, circospetto, guardingo; astuto, furbo; sicuro, protetto, difeso, garantito; disposizione preventiva), derivato da căvēre: guardarsi, stare in guardia(6), derivante dal greco koέω [koéo] (accorgersi, sentire, comprendere) che ha origine dal sanscrito kavi.

Inoltre si può ricordare l’italiano callido (astuto, furbo, avveduto, accorto) che deriva dal lat. callĭdus: accorto, abile, pratico, avveduto, esperto; astuto, furbo, ingegnoso, che ha origine da calleo (essere versato, intendersi di qualcosa, conoscere, sapere, essere in grado di fare) + -idus.

In sanscrito, partendo dalla radice KU, KAU, si trovano termini che esprimono un affine valore semantico:

  • kūṭ: consultarsi, riflettere, deliberare, avere cura di (consŭlo), liberare (dēlībĕro);
  • kauṭa: colui che vive nella propria casa, indipendente, libero;
  • kūṭata: uniformità, immutabilità, invariabilità;
  • kūṭatam: anima;
  • kūṭastha: colui che si trova sulla vetta ed assume la più alta posizione pur nel mezzo della moltitudine. Inamovibile, inalterabile, uniforme, anima, spirito, spazio, etere, suono.
NOTE:

(1) ^ Utilizzato per la meditazione, in particolare nella pratica dello zazen.

(2) ^ Cfr. kusha: corda per unire il giogo di un aratro con il proprio asse.

(3) ^ Anche uno dei personaggi più saggi del Mahābhārata.

(4) ^ Corrĭgo: riformare, correggere, riparare, rimediare a qualche errore, raddrizzare, rendere diritto, migliorare, correggere, emendare, modificare, riformare; (pass. e rifl.) emendarsi, correggersi; (medic.) curare, guarire. Composto da: con- + rego (reggere, governare, guidare).

(5) ^ Cŏr, cordis: cuore, animo, sentimento, mente, senno, buon senso, perspicacia, intelligenza, accortezza, stomaco.

(6) ^ Căvĕo: badare, provvedere, guardarsi, schivare, garantire, evitare, essere cauto, stare in guardia, prendere precauzioni, stabilire, fissare, disporre, ordinare.