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Sul Confine Sul Centro

Nel capitolo “Sulla Coscienza del Fenomenico” ho affrontato il tema del “Quadrilemma”, ossia la visione dualistica, il codice binario nei suoi quattro possibili sviluppi: 00, 01, 10, 11. Il confine quattro.
L’importante problema, a cui abbiamo accennato, del rapporto tra infinito e infinitesimale è nascosto all’interno della tematica “il cerchio e la circonferenza”.
È lì la soluzione, anche al dilemma della vicinanza con Dio.
Il cerchio, nella circonferenza e al suo interno, è composto da infiniti punti. Nella circonferenza, però, esistono infiniti punti ugualmente distanti, in quanto si possono tracciare infiniti diametri che passano per un unico punto, il centro, e per i due punti più distanti. Quindi abbiamo che gli infiniti diametri passano per un unico centro e collegano i due punti più distanti nella circonferenza (il diametro è proprio quello). I due punti più distanti sono infiniti, perché sono infiniti i punti nella circonferenza alla massima distanza, e sono tutti passanti per un unico punto centrale.
Per quale motivo il numero pi greco (π) – il rapporto tra la circonferenza e il suo diametro – è decimale all’infinito, cioè ha infinite cifre decimali? Per il semplice fatto che non si può “teorizzare”, a livello matematico, l’incontro dell’infinitesimale con l’infinito. I punti alla massima distanza in una circonferenza sono sempre e solo due, tre con quello centrale, ma il punto centrale vale per tutti gli infiniti diametri passanti. Ecco svelato il mistero dell’essere e dell’Assoluto con il pi greco, uno dei punti cruciali e fondamentali del dilemma.

Radice di 2! Due cosa? Anche questo è un enorme dilemma. La matematica è intenzionata a usare l’infinito? O tende a nascondere il tema – perché non è stato chiarito – del motivo per cui esistano infiniti decimali nella radice di due?
C’è mancanza di chiarezza, la matematica non rappresenta nulla di per sé, a meno che non si diano valori alle cose. E i valori li dà la mente umana. Quale valore dà la mente all’infinito? Quale valore dà all’infinitesimo? Nessuno, perché sono inarrivabili e non sono attuali(1). Affinché qualcosa sia considerata concreta a livello scientifico deve essere attuale (o attuabile), altrimenti non è scientifica.
Bisogna allora chiarire il rapporto che c’è, sempre e comunque, tra tutte le cose esistenti, qualunque siano le teorie. È un rapporto che risiede e non risiede in un’area o zona di una retta infinita, dove da una parte è l’infinitesimale e il punto, e dall’altra è quel Centro che origina anche infiniti raggi.
Se abbiamo un unico centro, qualunque siano le distanze in quella circonferenza e quindi in quel cerchio, allora esiste un solo punto dove collassano tutti i rapporti. Quel punto dovrebbe essere una concezione che termina in un buco nero (o in un punto?). Il buco nero, avendo l’orizzonte degli eventi, ci induce a ipotizzare che sia dotato di una dimensione. Però, la dimensione è illusoria quando si ha come orizzonte una sfera, composta di infiniti cerchi.
Il collasso in un qualsiasi punto del buco nero è sempre nel punto centrale (quasi). È uniforme o difforme la materia senza spazio-tempo nel buco nero? Qualunque sia il collasso, anche se di un intero universo, è in un infinitesimale. È obbligatorio dare una dimensione infinitesimale a tutte le cose nel momento stesso in cui le rapportiamo con l‘infinito. Ecco la necessaria e obbligatoria visione di Dio, dell’Assoluto in matematica! Non è vero che non si può spiegare il rapporto essere-infinito, lo si farà con la radice di due e con il pi greco, dove sembriamo obbligati a due termini: infinitesimale e Infinito. Ora, se abbiamo nella matematica l’obbligo dell’infinitesimale e dell’Infinito, lo avremo di certo anche nella filosofia e nell’essere. Non possiamo distaccarci dall’uso della matematica perché non abbiamo, o non arriviamo, a termini come infinitesimale e infinito.
Perché la matematica viene usata, in maniera organizzata, solamente per non arrivare a comprendere? Come in tutte le forme di potere quando una cosa non si può o non si vuole spiegare è un enigma, un dogma, un mistero. Ma quale mistero! Un per uno fa uno, da uno in poi, già al due non ci si arriva mai. Come si fa per giungere a due? È come se arrivassimo a due Dio o due Assoluto, a due non ci si arriva: 1,ō1; 1,ō2; ecc.
Quando c’è una soluzione che non consente la comprensione, lì è dogma, lì c’è la costruzione artata della confusione e del caos.

Spero di potervi “aiutare” (con parole inutili) nella comprensione di temi filosofici e matematici ancora irrisolti. È importante che cominciate a intuire.
Nell’area di un cerchio ci sono infiniti punti. Il diametro cos’è? I due punti più distanti nella circonferenza. Perché sono i più distanti? Perché passano per il centro? Ed è lì che forse, addirittura senza le parole, si intuisce che ogni essere è quel centro. Per forza di cose ognuno è il centro della sua circonferenza: da dove vede l’universo? Da dove guarda intorno a sé? Dove passano i suoi “raggi” che osservano il cielo? Dov’è? È per forza lì! Guarda che meraviglia: ogni essere sta lì come un buco nero! Perché è il centro e da quel centro deve passare tutto, tutto ciò che vede. Con quali dimensioni? Con quali percezioni? Il suo orizzonte degli eventi è lui e basta! Nessuno guarda il cielo passando per un altro centro. Nemmeno due amanti, guardando il cielo, possono vederlo dallo stesso centro, a meno che (come bosoni) non si sovrappongano, perdendo l’identità, il centro. Allora da lì parte un unico raggio che percepisce il mondo fenomenico.

Qual è la distanza massima della vostra capacità di percezione? Quella distanza fa di voi il vostro centro e il vostro cerchio. Ognuno ha i suoi punti di massima distanza: il suo diametro. Questo vuol dire che ognuno ha un’area di percezione. In base a quell’area ha potenzialità espresse e non espresse e, per la meraviglia dell’invenzione del pi greco, non conoscerà mai realmente le sue dimensioni. Questa è la Perfezione della Costruzione dell’Assoluto, del Grande Architetto! Perché? Perché se riuscissi a calcolare le mie dimensioni, avrei perso la mia Libertà.
Ed ecco che tutte le parole d’oriente diventano limpide: Dharma, Karma, Samsara e altre meno usate perché appartengono alla “mappatura” del cervello orientale. Anche studiando lingue straniere, la nostra “mappatura” è occidentale. E allora usiamola! Basta con l’Oriente che ci sta saziando di inquinamento, deviazioni, monaci morti ed errori.
È chiaro che chi si separa è una ciotola “rovesciata” che non ha mai ascoltato, oppure è una ciotola “avvelenata” che ha avvelenato l’insegnamento, oppure è una ciotola “rotta”, “fratturata”, che lo ha perso.
Invece le ciotole “oscillanti” e traballanti, cercano di arrivare a una stabilità nella misura in cui sono piene, perché solo quando una ciotola è piena diventa pesante e stabile. Poi la ciotola piena si deve svuotare del valore delle parole utili e rimanere così perfettamente vuota, mettendo in atto la sua funzione di essere sempre pronta a conoscere e a sapere. Allora, satura delle parole utili, finalmente userà quelle inutili; si riempirà sempre, pur mantenendo se stessa sempre vuota; supererà la dicotomia tra il pieno e il vuoto e riuscirà a comprendere finalmente il cerchio, la circonferenza e il punto. Comprenderà anche perché il pi greco ha infiniti decimali, perché lì combaciano Infinito e infinitesimale, e la √2 (radice di due) dove non si torna a Uno.

Quanto vi ho detto è per aiutarvi a intuire, se avete capito avete sbagliato; se avete intuito vi siete resi conto del Gioco Perfetto preparato per voi dall’Assoluto.
Per un saggio a volte è difficile inserirsi nel gioco. Un demone gioca meglio (in quanto assaggia il potere immenso della Libertà dell’Assoluto) rispetto a chi conosce e ha approfondito alcuni temi. Non dico tutti, perché i temi che si approfondiscono nel percorso saranno innumerevoli, ma mai infiniti in quanto la stessa distanza in decimali nel pi greco è nel diametro. Quindi nessuno ha vissuto esperienze infinite, le innumerevoli esperienze piano piano si acquisiscono e le hanno tutti. Come si fa a dire quant’è la vastità delle esperienze in un cerchio? Un cerchio, se ci pensate un attimo, solo quando è Punto è Angelo, solo quando è Punto è all’Inizio.
Il primo essere è un punto con quattro punti intorno, ancora non c’è il corpo: quello è l’Angelo, ma prima è un Punto. Da lì cresce la vastità della circonferenza; dopo un po’ i punti aumentano e diventano, all’improvviso, infiniti perché gli infiniti risvolti della potenzialità acquisita danno le infinite direzioni, ma prima ce ne è una.
Un Angelo, qualsiasi punto e qualsiasi direzione decida, già ne ha infinite nei dintorni, però non viene spaventato dall’immensità dell’Assoluto, ha quattro direzioni. Dopo quattro, improvvisamente diventano già infinite.
La quantità di punti all’interno del cerchio diventa, quindi, quasi infinita… quasi. A un certo punto diventano talmente innumerevoli da non poterli contare, ma ricordate che l’essere continua a vedere un punto, non può pensare di aver fatto quasi una circonferenza.
La circonferenza, potremmo dire, è già a quattro punti intorno, però i punti della circonferenza non sono infiniti. Il processo evolutivo porta poi a creare l’area o zona del proprio cerchio, con innumerevoli direzioni, e ci si ritrova di colpo a cercare i raggi che partono da sé, senza poter più nemmeno calcolare il diametro della circonferenza, che è parte degli aspetti della tua natura. Da lì vorresti calcolare, realmente, i punti nella circonferenza; vorresti ugualmente calcolare i punti dentro il cerchio, nell’area, ma non si può più. Proprio la Libertà dell’Assoluto non ti permette di realizzarLo, né conoscerLo, né approfondire tutti i temi della Perfezione della Sua Creazione, perché altrimenti d’incanto perderesti la libertà. Gli esseri senzienti hanno una libertà che un ricercatore non ha più: la libertà del dubbio, la libertà del forse, la libertà di dire “c’è o non c’è”, la libertà presente nel sistema binario del Quadrilemma.

Un ricercatore difficilmente commette errori. È normale, non esiste l’errore nella Perfezione dell’Assoluto. Questo però non vuol dire fare il furbo con l’Assoluto (con la scusa che non si commettono errori), vuol dire solamente rispettare tutti gli eventi e tutti gli esseri. È giusto che ogni essere viva, a volte, unicamente con una piccola porzione di cerchio, da dove vede quello spicchio che lui crede essere il suo cielo. Quello spicchio può essere di 0.1°, 2°, 5°, 80° o 90°, che è un quarto della circonferenza. Gli asini e i somari hanno questo tipo di campo visivo. Gli stolti sanno vedere solo un ristretto angolo, minore di 90°, come i somari, quello vedono e con quello procedono. Per quale motivo, però, condannarli o biasimarli, se a volte anche noi viviamo in ristretti spicchi o angoli? Questo vi aiuterà a comprendere meglio uno dei prossimi capitoli, perché è la base di quello che potrà essere domani un discorso di amore e compassione.

Sull’amore ho già accennato qualcosa e anche sulla equanimità nelle forme, poi ci sarà la giusta equanimità e poi ci sarà quella sublime, perché ogni parola assume vari aspetti a seconda del tipo di insegnamento a cui si è sottoposti. Non possiamo dire che una parola abbia un solo valore, unico e assoluto; una parola ha un valore relativo al livello e alle capacità di percezione dell’essere. Imparerete che le parole utili hanno solo un livello, quello per lo stolto. Le parole inutili in realtà, proprio perché vengono cancellate, abbracciano tutti i livelli. Solo allora… quando vengono cancellate, abbracciano i 360° del punto di coscienza all’interno del cerchio e, quindi, della sua circonferenza.

Nelle dimensioni umane c’è un “davanti” e un “dietro”, ma nelle dimensioni spaziali non è così. La Terra non ha davanti, dietro, sopra, sotto, etc. Qualsiasi sistema immerso nel mondo fenomenico non ha, in realtà, né davanti né dietro, né passato né futuro, né alto né basso… gli abitanti del Polo Sud non stanno a testa in giù! Di conseguenza non abbiamo mai una dimensione, nemmeno piatta, del raggio e della circonferenza, è una semplificazione che si fa per non confondere.
Per adesso fermiamoci alla circonferenza e al cerchio, alle dimensionalità più vaste e varie ci si arriverà per gradi, come in tutte le cose. Per gradi ci si renderà conto che, una volta stabilita l’intera comprensione di una circonferenza e di un cerchio, sarà facile passare alle infinite circonferenze e cerchi che sono le fette infinite di una sfera.
L’essere, nella sua identità illusoria e apparente, gira ma non gira perché, vivendo nelle dimensioni del movimento, del fenomenico, crede di essere un fenomeno con un “prima” e un “dopo”. In realtà non è un’entità “galleggiante” in un mondo fenomenico separato, ma è un proseguimento di continuità.
Noi siamo solo un sistema di continuità all’interno di un immenso apparato causa- effetto: il mondo fenomenico. Non utilizzeremo più la parola “reincarnazione” perché è stato fatto un uso erroneo di parole del passato, inquinate dalla stupidità di un’umanità che deve essere gestita per ignoranza. Chi si fa gestire per ignoranza merita di essere gestito per ignoranza.

Noi siamo il punto al centro, il diametro e la circonferenza, quindi, per forza di cose siamo tutto il cerchio. Questa è la volontà dell’Assoluto. Ciò non cambia il rapporto infinitesimale-Infinito, ma fa nascere un’idea strana e, a volte, l’uno con la “u” minuscola si vorrebbe confondere con l’Uno con la “U” maiuscola. L’Uno è fatto di infiniti uno, cambia solo questo!
L’ignoranza dell’uno è la sua grande libertà… dolore e gioia, perché è all’interno del mondo e dell’universo del duale. Se non si è immersi nel duale non si può comprendere l’Uno, se si è immersi nell’Uno non si può vivere il duale, altrimenti nessun essere avrebbe scelto da Angelo. È molto comodo fare l’Angelo, allora perché si sceglie di immergersi nel tormentone della lavatrice degli infiniti universi? Perché si vuole essere liberi, ci si diverte di più anche se non lo possiamo dire a chi vive immerso nel dolore, sempre nel dolore.

I sistemi in cui si incontrano le maggiori possibilità di comprendere sono quelli in cui c’è la sfera della comprensione. Solo con la quarta sfera si nasce già con una prospettiva di comprensione. Quando un bambino nasce, le sue sfere potenzialmente sono quattro da subito, anche se il vissuto viene “spalmato” in maniera graduale. Inizialmente il neonato ha solo le funzioni biologiche primarie, esiste ma non comprende. Poi, quando comincia a usare il cervello e a capire qualcosa, l’apprendimento segue una specie di iter obbligatorio che prosegue fino a quando il bimbo non inizia a girare per il mondo sulle proprie gambe. A quel punto l’iter obbligatorio finisce e ormai il bambino sa che, per camminare, deve mettere un piede dietro l’altro. Dopo aver imparato a camminare in genere inciampa e dà una craniata. Cioè, cosa fa? Apprende.
L’obiettivo è quello della quarta sfera per poter decidere la direzione. Già da lì nascono quelli che, dopo tanto tempo, diventeranno illuminati, gradatamente realizzati.

Il pi greco c’è dagli universi a quattro sfere in su. A tre sfere è difficile ipotizzare la quadratura del cerchio. Il quadrato costruito a partire da una circonferenza non è un quadrato, perché due lati risultano più grandi di un punto. La quadratura del cerchio non si può fare. Non possiamo teorizzare l’esistenza di 2 diametri che si incrociano passando per il centro e formando un angolo di 90°. A causa degli infinitesimali non otterremo 90°, perché lo spazio è curvo. Di conseguenza due dei punti messi “a croce” non coincideranno con la distanza degli altri due che stanno sull’ipotenusa. Si finisce per fare un quadrato con due lati che hanno due punti in più. Come si fa a calcolare i due punti in più? Non ci si riesce, ecco perché il cerchio “non quadra”. Nel cerchio, i due punti in più, che sfasano la divisione in 4, non si vedono ma impediscono di costruire il quadrato, perché l’universo non permette una definizione precisa. Nessun sistema lo permette. In caso contrario si potrebbe trovare una definizione precisa della creazione e questo non può avvenire, altrimenti l’Assoluto l’avrebbe già concesso da tempo. Evidentemente, il motivo della Sua Perfezione sta nel fatto che l’essere non deve e non può arrivare a Lui attraverso i calcoli. In caso contrario si renderebbe tutto arido, sterile e dimostrabile.

Pensieri, problemi mentali… lasciate stare l’uso della mente. Non cercate spiegazioni che acquisiscono l’aspetto di una soluzione. La soluzione è una “pappa pronta”, già mangiata e digerita. Volete sapere che sapore aveva? Se ve lo raccontano, dopo, saziati dal racconto, non andrete a cercare la “pappa” in voi.
Non mi sono mai saziato delle consapevolezze degli altri e sono rimasto sempre scontento. Mi hanno parlato di riso, ma perché ho sempre fame? Vorrei che voi non foste così. Dovreste essere contenti di sentirvi dilaniati interiormente, della mancanza di soluzione, del non avere nessuna possibilità. O trovate interiormente o niente; poi quello che trovate non è possibile raccontarlo a un altro pur volendo, perché voi avete trovato il vostro cibo, l’avete ingurgitato, e siete sazi. Quello che per uno è intuizione per l’altro è cibo avariato. Vi vengono delle intuizioni? Non pensate come usarle, le rovinereste. Chi dice “non ho capito niente” sta meglio degli altri. È meglio così! Quando leggete, state attenti a non capire troppo!

NOTE:

(1) Nella definizione Aristotelica l’infinito “attuale” è “l’infinito totalmente dato e attuato nella sua infinità”, mentre l’infinito potenziale è continuamente e infinitamente variabile. Secondo Cantor “solo l’infinito attuale, totalmente dato, è ben definito e quindi reale, e può essere pensato come determinato, completo e perfetto; mentre l’infinito potenziale è indefinito, indeterminato e quindi irreale” (G. Cantor, Grundlangen Einer Allgemeinen Mannigfaltigkeitslehre. 1883).